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6 gennaio 2026

Ma dov’erano i “democratici” che criticano l’operazione di Trump contro Maduro quando era Obama a volere il petrolio di Gheddafi in Libia?

  • di Francesco Mazza Francesco Mazza

6 gennaio 2026

Bella l’indignazione per l’operazione militare di Trump in Venezuela, la stessa che in poche ore ha portato all’arresto del presidente Nicolás Maduro, ora processato a New York. Ma dov’erano i democratici, oggi in piazza, quando era Obama a fare la stessa cosa con Gheddafi in Libia. E sempre per il petrolio

Foto: Ansa

Ma dov’erano i “democratici” che criticano l’operazione di Trump contro Maduro quando era Obama a volere il petrolio di Gheddafi in Libia?

E insomma, i media Occidentali, capitanati da un Roberto Saviano in versione geopolitologo al cotechino e lenticchie, gliele hanno cantate per benino a Donald Trump. La deposizione di Maduro per prendersi il petrolio del Venezuela è stata stigmatizzata duramente, con il Presidente americano definito, a seconda delle fonti, un bullo, un bandito, un folle, addirittura un criminale. Tutto giusto. Peccato che 15 anni fa, nell’ottobre del 2011, ci fu un altro dittatore che venne deposto e poi ammazzato come un cane, un dittatore che guidava uno Stato altrettanto ricco di petrolio. Quel dittatore si chiamava Gheddafi, e il Presidente americano che, dopo averlo bombardato, ne decretò – sia pure indirettamente – la morte era Barack Obama, icona dei sinceri democratici di tutto il mondo e fresco vincitore, nel 2009, del Nobel per la Pace.

Come mai all’epoca contro Obama non si levò una voce che fosse una? Come mai, anzi, veniva considerato un custode della democrazia e della libertà dei popoli? Lui, a cadavere caldo, esultava, dichiarando che per i libici era “un momento storico”, e dietro di lui venivano i leader di tutto il mondo, a cominciare da Nicholas Sarkozy (“si apre una pagina di libertà”). Non un solo giornale mainstream, non un solo sincero democratico riservava a Obama le critiche che oggi riserva a Trump: come mai? Per tacere, già che ci siamo, delle Primavere arabe, dell’appoggio che lo stesso Barack Obama assicurò a chiunque, in nord Africa, volesse buttar giù il dittatore di turno: un appoggio il cui conto lo paghiamo oggi, in termini di morti nel Mediterraneo, di immigrazione incontrollata, di boia alla Almasri.

Nicolàs Maduro in volo verso gli Stati Uniti dopo l'operazione speciale Usa in Venezuela
Nicolàs Maduro in volo verso gli Stati Uniti dopo l'operazione speciale Usa in Venezuela

Ci fu, in effetti, un leader politico occidentale, uno solo, che a quella operazione era contrario dall’inizio, e che alla notizia della morte di Gheddafi si rifugiò nel latinorum (“sic transit gloria mundi” commentò) per evitare di accodarsi al coro di peana. Quel leader era Berlusconi, che venne spernacchiato a giornaloni unificati, trattato come un pagliaccio, un buffone di cui vergognarsi, un nemico della libertà del popolo libico.

E invece oggi che a guidare gli USA non è più un santino della sinistra mondiale, ma quel brutto e cattivo di Trump, altro che Berlusconi: del popolo venezuelano non importa niente a nessuno, sono tutti professori di diritto internazionale, tutti fini strateghi con lo sguardo pensoso e concentrato “a quello che accadrà domani”. Ma si sa: è il mondo di oggi, dove non ci sono più valori stabili, le facce sono come il culo e la legge morale è una puttana sottomessa al tornaconto politico del momento. E dunque se il Presidente americano che bombarda è amico, morte al dittatore, ma se è nemico, daje allo sporco yankee a caccia di petrolio. In termini aulici, si chiama relativismo. Ma si legge: voi fate ridere, e noi siamo fottuti.

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