È tutto bellissimo perché il caso dell’autorizzazione della Giunta sulle chat di Andrea Delmastro con il prestanome dei Senese Mauro Caroccia è la questione burocratica più assurda e intricata che si sia mai vista, ma il cui risultato, alla fine sarà sempre lo stesso. Le chat di un parlamentare con un prestanome della criminalità organizzata, non vanno trasmesse ai Pm. Fine. Però per arrivare al risultato finale, scontatissimo – c’è chi si indigna, pensate come stiamo messi – c’è tutto un disastro procedurale di cui a quanto pare è necessario tirare le fila, perché altrimenti un ci si capisce una s**a. Partiamo dall’inizio. Allora, bambini, c’era una volta una Procura – quella di Roma - che voleva utilizzare delle conversazioni per capirne qualcosa di più di quel pasticciaccio della Bisteccheria d’Italia, una Camera che doveva autorizzarne l'impiego e un presidente – sempre della Camera – che diceva NO, una Giunta che giustamente protestava, un solo voto di scarto e oltre al danno pure la beffa perché la Giunta per le autorizzazioni sarebbe poi dovuta ricomporsi, formalmente ricalcando gli attuali equilibri della maggioranza, de facto a favore di un ulteriore diniego ai pm sulle chat dell’ex sottosegretario. E così vissero tutti felici e contenti? E chi lo sa. Quel che è certo è che per i pro-governo e la maggioranza stessa si parla di tutela delle prerogative parlamentari. Dai banchi dell’opposizione e della stampa, quella vera, si accusa una partita giocata spudoratamente in difesa al sottosegretario alla Giustizia.
In principio era la Procura di Roma a trasmettere alla Camera dei deputati un dischetto contenente le chat tra Andrea Delmastro e Mauro Caroccia, acquisite nel corso di un'indagine. Essendo però corrispondenza di un parlamentare, i magistrati non possono semplicemente utilizzarla, perché l'articolo 68 della Costituzione attribuisce alla Camera il compito di autorizzarne o meno l'utilizzo. Si passa dunque alla Giunta per le autorizzazioni, l'organo competente a tale decisione. Cosa vi aspettavate? La maggioranza nega il via libera alla Procura che però insiste. Il procuratore di Roma Francesco Lo Voi scrive al presidente della Camera Lorenzo Fontana e sottolinea quanto i nuovi elementi acquisiti meritino di essere valutati. Fontana decide allora di interrompere il percorso già avviato. Ma perché? Facciamo un passo indietro. Torniamo a quando Devis Dori, presidente della Giunta per le autorizzazioni ed esponente di Alleanza Verdi e Sinistra, sostiene che i membri della Giunta abbiano il diritto di leggere integralmente le chat custodite dalla Camera prima di esprimersi. È forse impazzito costui? La Presidenza di Montecitorio blocca l'accesso al Cd. Facile facile. Per la maggioranza, d’altronde è l’unica via per evitare violazioni procedurali e garantire la tutela della corrispondenza di un deputato. Il Regolamento della Camera, però, dunque Fontana rimette tutto alla Giunta per il Regolamento, che è volta a decidere quale sia la procedura corretta da seguire. Fin qui ci siamo?
Bene, ecco che la Giunta per il Regolamento approva la propria interpretazione con un voto di 7 a 6 grazie all’uscita dall'aula del deputato di Azione, Antonio D'Alessio – ma azione non era campo largo? Vabbé, stendiamo un velo pietoso – che sceglie di non partecipare al voto finale. Se fosse rimasto e avesse votato con le opposizioni, il risultato sarebbe stato di 7 a 7, impedendo alla maggioranza di far passare la propria linea. E invece, bye bye chat di Delmastro. Quella roba non s’ha da utilizzar. Anche perché la Giunta per il Regolamento ha poi disposto che il fascicolo torni alla Giunta per le autorizzazioni, convocata in seduta plenaria, affinché riesamini la pratica alla luce del nuovo quadro procedurale. E udite udite? Proprio in questi giorni, è prevista una ricostituzione della composizione della Giunta per adeguarla agli attuali equilibri della Camera. Formalmente si tratta di un normale avvicendamento previsto dai regolamenti. Politicamente, però, la coincidenza temporale è roba da manuale Cencelli. Natürlich per 5 Stelle, Pd e Avs, modificare la composizione della Giunta proprio prima del nuovo esame sarà uno smacco sicuro. La maggioranza intanto fa orecchie da mercante, è tutto regolare, alla Cocciante, era già tutto previsto perché il nuovo assetto non farà altro che rispecchiare gli attuali rapporti di forza dell'Aula. Cambierà davvero qualcosa? Bah, finché la maggioranza conserverà i numeri a Montecitorio, difficilmente cambierà l'esito politico della vicenda. L'ultima parola, comunque, spetterà ancora una volta all'Aula della Camera.