Ora Beatrice riposa nella sua piccola bara bianca dopo che la scorsa settimana si sono celebrati i suoi funerali come chiedeva il papà biologico, Maurizio Rao, presente alla cerimonia. L’uomo è entrato in Chiesa da un ingresso secondario scortato dalla polizia penitenziaria perché è attualmente recluso nel carcere di Sanremo dove sta scontando una pena per alcuni reati che nulla hanno a che vedere con i maltrattamenti subiti dalla piccola Bea e dalle sue sorelline.
La madre della bimba, Manuela Aiello, invece non era presente in seguito alla decisione del giudice di revocarle il permesso di partecipare alle esequie per motivi di ordine pubblico. Evidentemente si temeva che la folla numerosa delle persone che gremivano la piazza e le vie di Bordighera per dare l’ultimo saluto a Beatrice non avrebbero certo accolto benevolmente colei che, insieme al suo compagno Manuel Iannuzzi, è attualmente indagata e detenuta per le percosse e le violenze che hanno causato la morte della piccola. Perché la storia di Beatrice ha commosso tutta l’Italia ma ha creato anche tanto sgomento e tanta rabbia nell’opinione pubblica che non riesce a darsi una spiegazione di come una madre, nella migliore delle ipotesi, non muova un dito di fronte agli abusi e ai maltrattamenti che il proprio compagno riserva a sua figlia o, nella peggiore delle ipotesi, si macchi a sua volta del più orrendo dei crimini, la violenza cieca contro la propria creatura di soli due anni.
Ora Beatrice riposa in pace ed è l’unica consolazione che lenisce anche solo in minima parte il dolore immenso di chi le voleva bene ma le indagini sulla sua morte continuano e, oltre a soddisfare l’esigenza di renderle giustizia individuando tutte le responsabilità di chi le ha fatto del male fino a causarne il decesso, provocheranno necessariamente altro dolore soprattutto nelle due sorelline che hanno solo sette e nove anni e che a quelle violenze e maltrattamenti hanno dovuto assistere impotenti. Violenze e maltrattamenti che le bambine hanno già raccontato nei minimi particolari al pubblico ministero nella prima fase delle indagini e che ora dovranno ripercorrere perché il giudice per le indagini preliminari, Massimiliano Botti, ha accolto la richiesta dei legali della Aiello di fissare per il prossimo 16 ottobre un incidente probatorio per riascoltare le due sorelline e cristallizzare le loro dichiarazioni che potranno essere utilizzate come prova nel processo. Sebbene si tratterà di un’audizione protetta senza la presenza dei due indagati o dei loro avvocati che assisteranno all’interrogatorio collegati da un’altra stanza della Questura di Genova senza essere visti dalle piccole, è lecito farsi delle domande sulle ferite interiori che inevitabilmente si riapriranno per queste due povere bimbe costrette a rivivere il trauma di ciò che nessun bambino della loro età dovrebbe essere obbligato a subire. Perché l’incidente probatorio provocherà inevitabilmente altra sofferenza alle due sorelline di Beatrice e anche una forma di vittimizzazione secondaria causata dalla rievocazione di episodi traumatici e dolorosi.
Se è vero che l’incidente probatorio è previsto anche nel caso di persone minorenni coinvolte in procedimenti per maltrattamenti, è opportuno che le norme previste dal codice debbano essere così rigide anche in un caso come questo? Era davvero necessario sottoporre queste bambine ad una ulteriore audizione dopo quella già affrontata davanti al pm? Non si dovrebbe sempre prediligere la scelta che comporta il minor sacrificio per i minori? Sono tutte domande che sorgono spontanee se pensiamo a quello che le bimbe hanno già raccontato ai magistrati parlando di calci, pugni, schiaffi e ogni sorta di violenza nei confronti della loro sorellina che veniva percossa anche con cavi elettrici e calzature e sbattuta contro muri, porte e finestre. Sono domande che si fa il loro curatore speciale che si era opposto all’incidente probatorio attraverso una memoria depositata al giudice. E sono domande che si pone anche il loro papà biologico che chiede a gran voce che le bimbe possano essere affidate alla zia paterna pronta a prendersene cura per restituire loro un po' di quella serenità e spensieratezza che forse riusciranno a riconquistare solo dopo un lungo e accurato percorso terapeutico che le induca a fidarsi ancora del mondo degli adulti.