Stellantis torna a crescere ma la geografia della sua ripresa racconta una storia diversa da quella che il gruppo automobilistico vorrebbe probabilmente raccontare. Il terzo trimestre del 2026 si è chiuso con ricavi netti pari a 37,6 miliardi di euro, in aumento dell'1% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, e con una perdita netta ridotta del 90%, da 4,5 miliardi a 453 milioni. Attenzione però perché a trainare le vendite è stato soprattutto il Nord America, con il Messico protagonista di una crescita a doppia cifra e alcuni modelli statunitensi capaci di ottenere risultati particolarmente positivi. L'Europa, al contrario, continua a rappresentare un problema sul fronte della redditività. E meno male che, dopo le promesse e le ambizioni ribadite in occasione del Salone dell'Auto di Parigi, il mercato europeo avrebbe dovuto essere uno dei principali motori del rilancio. I risultati diffusi il 28 ottobre raccontano invece un quadro un po' diverso.
Secondo il comunicato finanziario di Stellantis, il margine operativo rettificato del gruppo si è attestato allo 0,7%, in aumento di 50 punti base su base annua, mentre il flusso di cassa industriale è rimasto negativo per 4 miliardi di euro. La liquidità disponibile industriale ammonta invece a 42,7 miliardi, pari al 26% dei ricavi netti degli ultimi dodici mesi. In Nord America, sempre nel periodo preso in esame, le vendite sono aumentate dell'1% rispetto al 2025, nonostante una flessione dello 0,3% negli Stati Uniti e in Canada. Il vero exploit è arrivato dal Messico, dove Stellantis ha registrato un incremento del 24%, che sale al 28% includendo i volumi di Leapmotor. Negli Stati Uniti, invece, il gruppo è riuscito a fare meglio dell'andamento generale del mercato, sceso dello 0,8%. A sostenere i risultati sono stati soprattutto alcuni modelli: il Ram 1500 ha registrato un balzo del 73%, la Dodge Durango è cresciuta del 14% e la Chrysler Pacifica del 6%. Anche il marchio Ram ha mostrato un andamento particolarmente positivo, con vendite nordamericane in aumento del 30% e il maggiore incremento di quota di mercato tra i brand della regione. La quota complessiva di Stellantis nell'area è salita così al 7,5%. Non tutto, tuttavia, procede senza ostacoli: i ricavi nordamericani sono diminuiti del 3%, principalmente a causa dei minori volumi legati a fermi produttivi programmati. È un elemento che aiuta a spiegare perché la crescita commerciale non si sia ancora tradotta in una piena ripresa finanziaria.
Il quadro europeo è differente. Le vendite nell'area EU30 sono aumentate dell'1%, oppure del 6% considerando Leapmotor, mentre le immatricolazioni di auto elettriche a batteria sono cresciute del 65%, arrivando al 93% includendo il marchio cinese. Bene anche i veicoli commerciali leggeri elettrici, in aumento del 46%. Attenzione però, perché la quota di mercato nell'EU30 è scesa al 14,8%, perdendo 0,6 punti percentuali rispetto al 2025. È soprattutto sul fronte dei margini che emergono le difficoltà. Come sottolineato dall'Agence France-Presse, Stellantis ha proseguito il proprio lento risanamento ma deve ancora convincere gli investitori sulla capacità di generare liquidità, soprattutto in Europa appunto. La regione allargata ha infatti registrato un margine operativo negativo del 2,2%, segnale che il gruppo continua a perdere denaro nonostante il recupero dei volumi. Gli analisti di Oddo BHF hanno addirittura definito l'Europa l'anello debole del gruppo. Una prospettiva non così rosea per chi vorrebbe rilanciarsi proprio nel continente europeo.