Qui casca giù tutto. Il colpo di grazia. Riassumo velocemente la storia: qualche giorno fa Il Fatto tira fuori la notizia che la Minetti avrebbe gestito il giro di squillo nella tenuta chiamata Gin Tonic (la realtà supera sempre la fantasia, sempre) a La Barra, Punta del Este, Uruguay, ranch di Giuseppe Cipriani che ospitava prostituite forse anche minorenni, forse anche senza regolare permesso di soggiorno, per i suoi amici (e tra i suoi amici più intimi figurava ovviamente Epstein). Piccolo particolare, però: alla Minetti lo Stato italiano ha appena riconosciuto la grazia. Perché sì, la signora Minetti era stata condannata per peculato e guarda un po' sempre per favoreggiamento della prostituzione per le cene di Arcore con zio Silvio e doveva farsi il suo periodo di servizi sociali. Invece sono intervenuti quei mattacchioni della procura di Milano e di Nordio, ministro della Giustizia, chiedendo a Mattarella, presidente della Repubblica, di graziarla per permetterle di accudire un bambino malato. Peccato anche qui che: il bambino non è suo, non è mai stato abbandonato alla nascita come appariva da una prima ricostruzione, ha una storia di interventi chirurgici misteriosi (rifiutati a Milano e fatti a Boston), la madre vera non è più reperibile da quando è uscito l'articolo del Fatto e l'avvocata della madre è morta in circostanze sospette. Insomma c'erano molti elementi in questa vicenda che non tornavano: com'è possibile che nessuno, nei vari passaggi necessari per ottenere una grazia dal Presidente della Repubblica, abbia alzato una mano e detto: scusate, ma non è il caso di verificare un po' meglio i vari dettagli? L'ultimo che poteva farlo è Mattarella.
Mattarella non è uno che concede tante grazie. Solo 71 su 4.230 istanze esaminate. Nemmeno il due per cento. È vero, nella procedura per ottenere la grazia la presidenza della Repubblica riceve relazioni dalla Procura (in questo caso quella di Milano) e dal ministro della Giustizia Nordio, ma non è un semplice passacarte, come testimoniano i numeri tra l'altro. La presidente può richiedere integrazioni, avviare consultazioni proprie e ha potere discrezionale: al di là del parere positivo del ministero può decidere se accettare o no la domanda.
Insomma, qui devono spiegazioni: non solo la procura di Milano, non solo Nordio, che in modo quasi comico ha scaricato tutto sulla Bartolozzi, la capa gabinetto fatta fuori dopo la figura di merda al referendum e le cene con Delmastro dal prestanome dei Senese, ma anche Giorgia Meloni che, se è riuscita a scongiurare le dimissioni di Piantedosi dopo il coming out dell'amante piazzata qui e là, su questo non può sperare di cavarsela senza metterci la faccia. Ma non solo loro, dicevo, qui qualcosa deve dire pure il nostro Presidente della Repubblica: Sergio, amico Sergio, nostro esimio presidente, quando abbiamo richiesto il tuo intervento non ci hai mai delusi, sei sempre stato tempestivo, ma qui qualcosa la devi dire. Qui l'intervento deve essere molto duro. Perché la responsabilità sulle cose è di chi ci mette la firma. E la firma sulla grazia a Nicolle Minetti, con tutto il rispetto e la stima che ti dobbiamo, è pure la tua. Solo la tua e quella di Nordio. E se tu caro Presidente non hai come da costituzione responsabilità politica, articolo 90, hai però una responsabilità morale nei confronti nostri, del tuo popolo. E qualcosa, al di là degli atti e delle procedure da attivare per verificare ora, soltanto ora, se quella grazia andava concessa, la devi dire.