Ricominciare dal via. In Italia funziona così, ormai, anche nei grandi casi irrisolti di cronaca nera. Ecco perché a quarantatré anni dalla scomparsa di Mirella Gregori, la quindicenne romana svanita il 7 maggio 1983, si è tornati all’ex bar Italia di via Nomentana 81, gestito dai genitori della sua migliore amica, Sonia De Vito. A riaprire il caso sul palazzetto a due passi da casa Gregori è un sopralluogo del Corriere della Sera, che ha scovato ambienti mai finiti nei verbali. Sotto il pavimento dell'ex bar, oggi trasformato in una tavola calda bio, c'è un seminterrato grande quanto il locale sopra: un corridoio cieco lungo una ventina di metri, senza bocche d'aria né finestre. L'unico accesso, una botola, è stato chiuso con una colata di cemento in tempi recenti. Per vedere cosa c'è sotto occorrerebbe picconare la pavimentazione.
L'altro dettaglio finora mai emerso riguarda la porta sul retro. Le vecchie carte d'indagine hanno sempre raccontato di Mirella che sale dal bagno dopo un quarto d'ora con Sonia ed esce sulla strada per andare a Porta Pia, all'appuntamento con il sedicente Alessandro. Il locale, però, ha tuttora un'uscita secondaria che sblocca su una chiostrina interna, un cortiletto cieco collegato alle rampe del civico 77, del tutto invisibile da chi passa sul marciapiede di via Nomentana. Elementi che rimettono in piedi l'ipotesi del sequestro o dell'aggressione: la ragazza potrebbe non aver mai varcato la soglia di quel bar.
La faccenda è finita dritta sul tavolo della Commissione parlamentare d’inchiesta sulle scomparse di Emanuela Orlandi e della Gregori. Nei mesi scorsi i commissari, allora guidati dal senatore Andrea De Priamo, avevano interrogato Moreno Balestro, capo dei Servizi catastali. Alla domanda se al civico 81 risultassero cantine o uscite secondarie, i tecnici del Catasto avevano risposto no, escludendo l'esistenza di piani interrati.
A smentire le carte ufficiali, però, sono stati i documenti dell'Archivio di Stato ripescati dal videomaker Gianluca Lulli e dalla ricercatrice Rossella Pera. Le mappe d'epoca dicono che lo stabile del 1889 nacque proprio su sette livelli, sotterranei compresi. Con le piantine smentite dai fatti, la commissione sta per decidere la data del sopralluogo con i propri periti per entrare nei locali e capire se far saltare il cemento che sigilla la botola.
Poche parole, intrise di rabbia, intanto, le ha affidato proprio al Corriere della Sera la sorella di Mirella, Antonietta Gregori: "Sembra un film, davvero pensano che non sia mai uscita da lì dentro? Perché questa storia della botola salta fuori solo adesso dopo quarant'anni? Spero solo che stavolta vadano fino in fondo, è assurdo pensare che la verità sia sempre stata a dieci metri da casa nostra".