C'è la vera Emanuela Orlandi nella parole di Alessandra Cappai. Ma non la ragazza scomparsa, la Vatican Girl, quella della banda della Magliana, di Ali Agca, degli intrighi e le teorie. Ma una ragazza come tante, “molto tranquilla, che non si truccava, che era gentile e non particolarmente appariscente”. Alessandra Cappai era un'allieva alla scuola di musica “T. L. Da Victoria” di Roma. Con Emanuela frequentava il corso di canto corale, era una sua amica, di quelle con cui leghi durante gli hobby pomeridiani, lo sport, l'oratorio. O la scuola di musica, appunto. È stata ascoltata anche lei dalla Commissione parlamentare di inchiesta sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori, per scoprire dettagli in più su quel 22 giugno 1983.
Alessandra era con Emanuela quel giorno. E con la commissione ha ricostruito proprio quelle ultime ore insieme. “In quel periodo stavamo preparando il concerto di fine anno” dice. Appariva tranquilla la quindicenne vaticana in quei giorni, come al solito, “se avessi saputo di una situazione di disagio di Emanuela non l’avrei rimossa, ne avrei sicuramente parlato“ continua Cappai. Solitamente prendevano l'autobus alla stessa fermata, quella di qualche centinaio di metri più in là in corso Rinascimento, ma “siccome c'era mia cugina che abitava verso Colli Albani, noi abbiamo preferito andare verso il Pantheon. Ci siamo salutate all'uscita della scuola, siamo rimaste d'accordo che le avrei fatto una telefonata la sera successiva perché, il giorno dopo ancora, avevamo l'ultima prova”. Quella stessa fermata dove Raffaella Monzi è salita sull'autobus numero 70, vedendo Emanuela essere avvicinata da una ragazza dai capelli ricci, a lei sconosciuta. Lo stesso numero 70 che non ha preso la cittadina vaticana perché “ho un appuntamento per lavoro, devo incontrare una persona […] un lavoro da fare solo dalle 16 alle ore 18:30 e per una volta”.
Il famoso uomo della Avon, di cui anche Alessandra Cappai ha detto di aver sentito parlare: “Mi hanno riferito che Emanuela aveva preso appuntamento perché le avevano offerto un lavoro di volantinaggio”. E poi: “no. Personalmente non sono mai stata fermata da nessuno per offerte di lavoro, ma non ho neanche memoria di qualcuno che le abbia ricevute”.
Poi è arrivata la chiamata a casa Orlandi da parte di Cappai: “Ho telefonato chiedendo di lei e mi ha risposto una persona, immagino della polizia”. Ma chi era il poliziotto a casa della famiglia la sera successiva alla scomparsa? Forse Giulio Gangi? Che secondo la testimonianza sarebbe però arrivato solo verso mezzanotte. O forse lo zio Mario Meneguzzi, addetto al telefono della casa, che in preda alla suggestione Cappai avrebbe scambiato per un poliziotto.
Davanti alla commissione poi, respinge la solita tesi dell'avvistamento di Enrico De Pedis all'interno della scuola di musica. Dice infatti che suor Dolores, la direttrice, “era molto rigida, reputo difficile che estranei potessero entrare anche se non posso escluderlo“. Tornando poi alla lezione di musica di quel giorno, l'ex allieva non ricorda che Emanuela sia arrivata in ritardi quel giorno a lezione, nè che sia uscita in anticipo: “Direi che è arrivata puntuale, che siamo uscite insieme – ma poi aggiunge - L'aula era grande se durante la lezione sia uscita non lo so”. Il racconto di Alessandra Cappai non aggiunge misteri, almeno per ora. Ma restituisce qualcosa di più semplice e forse più importante: l’immagine di una ragazza normale, in un pomeriggio qualunque. Ed è proprio quella normalità che si interrompe, senza spiegazioni, in una delle vicende più oscure della storia italiana recente.