Una manciata di passi separano Piazza Montecitorio da Piazza Sant'Appollinare. Dalla prima, ogni giorno alle 19:00, Mario Meneguzzi si allontanava dopo essere uscito dal palazzo sede della Camera dei Deputati. Per tutto il giorno ha servito il caffè a politici, poliziotti, professori, i potenti della Prima Repubblica. È il caposervizio della buvette della Camera dei Deputati, il barista. Allo stesso orario Emanuela Orlandi esce dalla scuola di musica "Tommaso Ludovico da Victoria" dopo aver concluso le lezioni di flauto traverso e di canto corale. Sono zio e nipote, Meneguzzi è il marito di Lucia Orlandi, sorella di Ercole, il padre della quindicenne scomparsa a Roma il 22 giugno 1983. Ma cosa c'entra Mario Meneguzzi con la scomparsa? Ve ne abbiamo già parlato più volte, Meneguzzi è uno dei protagonisti della cosiddetta “pista familiare”. Altro che servizi segreti, Banda della Magliana e Vaticano. Secondo questa pista i responsabili della scomparsa di Emanuela sarebbero da ricercare proprio nell'ambito dei suoi affetti più intimi. I sospetti dell'opinione pubblica si sono posati su Mario Meneguzzi quando sono emerse delle sue avances, negli anni precedenti la scomparsa, verso Natalina, la sorella maggiore di Emanuela Orlandi. La vicenda è emersa nel luglio 2023 quando la procura del Vaticano ha trasmesso alla procura di Roma un carteggio riguardante proprio Meneguzzi. Si tratta di due lettere datate settembre 1983, tre mesi dopo la scomparsa di Emanuela, tra l’allora Segretario di Stato vaticano Agostino Casaroli e il padre spirituale degli Orlandi, José Luis Serna Alzate. I magistrati di allora chiesero a Casaroli di verificare un’informazione già in possesso della procura di Roma, ovvero che Meneguzzi avrebbe molestato sua nipote Natalina Orlandi. La risposta fu affermativa, il sudamericano parlò di “attenzioni morbose” dello zio verso la nipote. Il sospetto è che lo stesso trattamento fosse stato poi riservato ad Emanuela. La famiglia rifugge all'ipotesi, Natalina in una conferenza stampa nel 2023 ha detto: “Lo sapevano tutti in Procura: lo sapeva il dottor Sica, lo sapeva l’avvocato Egidio, che all’epoca era il nostro avvocato, e abbiamo concordato di non dire nulla a papà, perché non ci sembrava di dargli dolore più dolore, per una cosa vecchia che era finita”.
La procura però sta continuando, tra le altre cose, a lavorare in questo senso. A dirlo è stato anche Massimo Giletti al suo programma “Lo stato delle cose”. Che ha dedicato ampio spazio alla teoria. La posizione e l'alibi di Meneguzzi non convincono. Lo zio secondo le ricostruzioni non sapeva nemmeno che Emanuela studiasse alla scuola di musica Piazza Sant'Apollinare e il giorno della scomparsa diceva di non essere a Roma, bensì nello “chalet” di Torano, una sua seconda casa. Proprio lì dove, secondo un poliziotto che lo ha pedinato nel periodo successivo alla scomparsa: “andava, stava lì da solo per qualche ora e poi tornava a Roma”. Pedinamento interrotto bruscamente dalla scoperta del cosiddetto “audio dei turchi”. Ma il giorno della scomparsa al telefono della casa di Torano la cornetta Meneguzzi l'ha alzata solo a mezzanotte per rispondere al grido d'aiuto del cognato Ercole Orlandi. Il profilo di Meneguzzi poi sembrerebbe poi stranamente simile al volto tracciato dall'identikit del vigile Sambuco che riferì di aver visto, la sera della scomparsa, un uomo che parlava con Emanuela appena uscita dalla scuola di musica. Ma soprattutto, davvero zio Mario Meneguzzi poteva non sapere che Emanuela studiasse musica alla scuola “Tommaso Ludovico da Victoria”? Secondo una ricostruzione offerta a “Lo stato delle cose” dal giornalista Pino Nicotri è abbastanza improbabile. Quella manciata di passi che separano Piazza Montecitorio da Piazza Sant'Appollinare sembrerebbero fare proprio parte dell'itinerario più breve percorso dallo zio per raggiungere la sua casa sulla via Aurelia. Bene, se zio e nipote uscivano dei rispettivi luoghi di lavoro e studio allo stesso orario, è possibile che nei quasi due anni di studio di Emanuela alla scuola di musica non si siano mai incrociati? Soprattutto in un quadro di rapporti così stretti tra la famiglia Orlandi e la famiglia Meneguzzi che addirittura passavano l'estate insieme? Ma non solo. Il tragitto e le coincidenze temporali pongono Mario Meneguzzi nell'area della sparizione nello stesso arco temporale, nonostante sia bene precisare che la sua alibi non lo collochi a Roma.
Mario Meneguzzi è morto da anni e non si vuole insinuare la colpevolezza di nessuno. Ma è lecito porsi dei dubbi legittimi su una pista che probabilmente non è stata ancora pienamente esplorata. Anche a tutela dello stesso Meneguzzi, per provare in via definitiva la sua innocenza e sgomberare il campo dai sospetti.