Sembra che la Commissione d’inchiesta parlamentare per il caso di Emanuela Orlandi ascolterà Marco Fassoni Accetti, il fotografo e regista romano che si autodenunciò raccontando di essere implicato nel rapimento di Emanuela Orlandi e di Mirella Gregori. Una scelta che l’anno scorso pare avesse portato a delle tensioni interne, al punto che uno dei componenti della Commissione stessa, Gian Paolo Pellizaro, depositò delle relazioni per invitare alla cautela durante l’audizione (“per evitare di lasciarsi sedurre dai racconti di Accetti che con il tempo si erano evoluti (…) onde evitare di subire deviazioni sulla base di mere speculazioni, fake news e narrazioni inquinate”). In una perizia del 2016 del dottor Stefano Ferracuti, nominato dai magistrati, Accetti viene definito in questo modo: ““Il signore presenta una organizzazione di personalità che, secondo la tassonomia psichiatrica, è inquadrabile in un disturbo narcisistico-istrionico, con un funzionamento sociale e relazionale che, comunque, appare mantenuto. Il signore, sotto il profilo personologico, si caratterizza per aspetti di antagonismo, con un senso esagerato della propria importanza e della considerazione che da ciò deriverebbe e, contemporaneamente una ridotta empatia verso gli altri. Tratti personologici più volte osservati nel corso dei colloqui fanno riferimento ad un discreto grado di labilità emotiva, con emozioni intense e a volte spropositate, a volte aspetti di rabbia e ostilità, manipolatività e aspetti ingannatori (per esempio, si veda la sua effettiva capacità di mantenimento economico), una marcata ricerca di attenzione e un certo grado di eccentricità. In psicopatologia classica, personalità come quelle dell’Accetti erano definite “Psicopatici bisognosi di considerazione”. La domanda allora è: che senso ha ascoltare in Commissione parlamentare Accetti? Si tratta di una svolta, come credono alcuni, o di un vicolo cieco che porterà la Commissione verso piste poco accreditate e mai verificate, se non addirittura smentite? Abbiamo chiesto un commento al giornalista Pino Nicotri, uno dei maggiori esperti del caso e autore, nel 2023, di Emanuela Orlandi: il rapimento che non c’è. Ecco la sua risposta.
Il commento di Nicotri: "na probabilità tra il 5 e il 10% di essere responsabile della scomparsa di Emanuela"
La Commissione parlamentare Orlandi Gregori ha dunque deciso di audire anche Marco Accetti, il “reo confesso” che ha fatto perdere un sacco di tempo al magistrato Giancarlo Capaldo, e alla sua inchiesta sulla scomparsa di Emanuela, raccontandogli di tutto e di più. Una delle scene più miserabili della storia televisiva e della storia giudiziaria italiana è stata quella con la quale il purtroppo scomparso collega Fiore De Rienzo ha portato in trionfo per Chi l’ha visto? il flauto traverso “di Emanuela” consegnato come prova della propria colpevolezza da Accetti e Capaldo. E da questi incredibilmente prestato a De Rienzo per l'indegna sceneggiata televisiva con al seguito il sorridente e soddisfatto Pietro Orlandi. Sceneggiata conclusa davanti all’ineffabile Natalina Orlandi, sorella di Emanuela, che pur non ricordando nulla del flauto e annessi e connessi ha concluso la pantomima con un romanesco e storico “Po’ esse, po’ esse”, che in italiano significa “Può essere, può essere”. Per dire che quel flauto traverso usato, acquistabile anche online da eBuy, “può essere” quello di Emanuela.
Il tutto in un'atmosfera felice e sorridente, a conferma della “pluridecennale sofferenza” orlandiana e dell'assoluta mancanza di professionalità e credibilità di “Chi l’ha visto?” nel trattare il caso Orlandi anche con omissioni e falsi clamorosi. Strano che il Consiglio Superiore della Magistratura non abbia sanzionato Capaldo per quell’infelice prestito ad uso dello show da circo Barnum nel quale era già stata trasformata la tragedia della scomparsa di una ragazza quindicenne.
Ho sempre specificato che assegno ad Accetti - persona incapace di far male perfino a una mosca - una probabilità tra il 5 e il 10% di essere responsabile di quella scomparsa. Probabilità dovuta al fatto che come fotografoie regista di nicchia frequentava e riprendeva le festa fin troppo allegre e disinibite che certa nobiltà romana dava a Palazzo Massimo, storico palazzo nobiliare affacciato su corso Vittorio Emanuele, dove quel maledetto 22 giugno potrebbe avere incontrato Emanuela che se ne tornava a casa a piedi o con l’autobus che passava per quella strada e aveva il capolinea a piazza della Città Leonina, pochi metri di distanza da Porta S. Anna, l’ingresso in Vaticano che Emanuela come tutti gli abitanti e lavoratori del Vaticano varcavano ogni giorno. In pura ipotesi di scuola, a palazzo Massimo potrebbe essersi verificato un incidente.
“Lo sbracciarsi auto accusatorio di Accetti, ritenuto egomane quasi un po’ mitomane da una perizia ordinata dall’ultimo magistrato - Giovanni Giorgianni - che si è occupato di lui, ha avuto la seguente conclusione” in riferimento a un’intervista di Nicotri allo stesso Accetti che, tuttavia, si è rifiutato di rispondere alle domande su Emanuela Orlandi e all’archiviazione del caso Orlandi-Gregori nel 2015. Nicotri chiude ricordando anche una dichiarazione molto interessante, quella di Silvana Fassoni: "Perfino la madre di Accetti si è chiesta: “Ma come si fa a credergli?”