Francesco Dolci ha un evidente problema con la realtà, o forse la realtà ha un problema serio con lui. Dipende dai punti di vista. Di sicuro, per il quarantunenne impresario edile di Sant'Omobono Terme, le lancette dell'orologio giudiziario girano vorticosamente al contrario. Inutile girarci intorno: siamo alla cronaca di un isolamento perfetto dove le coincidenze iniziano a pesare di brutto. L'ultimo scossone è un valzer di poltrone legali che assomiglia maledettamente a una ritirata strategica. L'avvocata Isabella Colombo, entrata nel team di difesa appena il 27 maggio scorso, ha già svuotato la scrivania da tutto ciò che riguardasse Dolci. L'addio si è consumato all'indomani dell'udienza davanti al Tribunale del Riesame, che ha confermato la legittimità dei sequestri effettuati dai carabinieri nelle proprietà dell'imprenditore. Fin qui, la fredda verità degli atti. Il retroscena, invece, si tinge dei colori di una commedia dell'assurdo burocratico. La Colombo giura di aver depositato la rinuncia al mandato la mattina di lunedì 6 luglio. Dolci, con la consueta ostinazione, ribalta la narrativa: "L'ho revocata io la sera stessa". Questione di ore, o forse solo di orgoglio residuo. Resta il fatto che dietro il paravento del "segreto professionale" si nasconde una crepa. Profonda. E pericolosa. La linea difensiva vacilla, mentre Eleonora Prandi, legale della prima ora, attende un rinforzo dal Foro di Milano. O forse da qualche circuito mediatico.
Anche perché il fronte investigativo si è sdoppiato, prendendo una piega pure contabile. Non c'è più solo l'ombra nera della profanazione della tomba di Pamela Genini a Strozza. Quella salma violata, il loculo forzato e la testa della ventinovenne – trucidata a Milano dall'ex Gianluca Soncin il 14 ottobre 2025 con oltre settanta coltellate – che ancora non si trova, nonostante le ricerche nelle proprietà rurali dell'uomo. Dolci nega tutto. Urla al complotto. Dice che il coltello nel garage ce l'ha messo qualcun altro violando il suo domicilio. Ma intanto il Ris cerca. E ogni tanto trova pure. Solo che mentre si attende la scienza dei Carabinieri, arriva la Finanza. La pm Chiara Monzio Compagnoni ha ripreso in mano un vecchio filone per bancarotta fraudolenta e frode fiscale, accelerando i tempi vista la scadenza imminente delle indagini.
Risultato? Un interrogatorio di quattro ore il 2 luglio scorso. Da una parte A.B., quarantaquattrenne ex titolare di un'impresa di montaggi industriali di Bergamo fallita nel luglio 2023. Dall'altra Dolci, a capo di un'impresa edile che nei fatti contava zero dipendenti. Il gioco secondo l'accusa era elementare: l'azienda di A.B. aveva bisogno di contanti in nero per pagare gli straordinari estivi degli operai; Dolci emetteva fatture false per operazioni inesistenti, per un totale di 394 mila euro tra il 2020 e il 2023. Riceveva i bonifici, prelevava il contante (circa 269 mila euro) e lo restituiva all'amico, trattenendo per sé una robusta percentuale. Tutto registrato e, a quanto si dice, pure tutto ammesso da A.B. davanti al legale Pietro Biancato.
Il legame tra i due mondi apparentemente distanti – il sangue di Strozza e la carta straccia di Bonate Sotto – è sempre lei: Pamela. Gli inquirenti stanno spulciando quei prelievi per capire se la liquidità in nero servisse a nutrire l'ossessione di Dolci. I verbali dell'amico, messi nero su bianco a metà giugno davanti ai carabinieri, restituiscono il ritratto di un uomo intrappolato in un microcosmo parallelo. A.B. racconta degli sms in cui la modella pretendeva vacanze in Sardegna pagate per sé e per le amiche, di quando Dolci lo chiamò disperato da Milano perché lei non voleva scendere per un weekend in Trentino, avendo da ridire sull'albergo scelto. Racconta di urla volate a Treviolo e di quella notte in cui Dolci si presentò esaltato: "Le ho dato l'anello, le ho chiesto di sposarmi". Un'ossessione spacciata per amore. Lei aveva detto sì, ma era un castello di carte? Pamela, riferiscono le amiche, si era già allontanata, nonostante quell'ultima disperata telefonata. Dolci intanto, si dice sereno solo con la Finanza. Con i carabinieri del pm Giancarlo Mancusi, l'aria è molto più pesante. E probabilmente l'ha capito anche la sua ex legale.