Ieri è andato in onda l'ennesima puntata di Pulp Podcast con un ospite d’onore: Sigfrido Ranucci. Non certo un personaggio che si definirebbe un “meloniano”. Certo, un bel cambiamento da quando Fedez e Marra, a ridosso del Referendum, hanno ospitato niente meno che la Presidente del Consiglio Giorgia Meloni. Un’intervista, a dir di molti, particolarmente “piatta” e poco incisiva. Domande scontate ottime per uno spot elettorale. Da allora tutti si domandano come siano andate veramente le cose dietro le quinte. Chi ha chiamato chi? Ci sono state pressioni, censure? Insomma, cosa si saranno mai detti Meloni e Fedez prima dell’ospitata di così eclatante? Be', anzitutto noi non c'eravamo, (e se ci fossimo stati non ve lo diremmo mai), e quindi abbiamo provato a immaginare più o meno come possa essere andata. Ne è uscita fuori una conversazione parecchio divertente, iniziata più o meno così:
“Ministro!”
“Presidente, ha ragione, mi scusi, sarà l’emozione”
E pensare che la Pitonessa, dopo aver ricevuto la sua telefonata, gli aveva detto di stare tranquillo: “Cosa potrà mai andare storto, sù, Federico Maria Lucia! Vedrai che Giorgia accetterà, sarà felice, devi solo stare un po’ meno in ansia”. Eh, facile a dirsi. Non è cosa da tutti i giorni, per un rapper venuto dalla periferia, di interloquire direttamente con la donna più potente d’Italia. “Massì, è un’ottima idea. Vedrai che la Giorgina accetterà. D’altronde è un underdog come te. Lei di Garbatella e noi di Rozzano, cosa cambia?”. Queste, grosso modo, le parole di Emis Killa, in una seconda chiamata, ma, comunque, pare non sia servito a molto per rassicurare il povero Fedez. Quel pomeriggio sarà stato eterno per lui. Solo il rumore attutito e rarefatto del traffico esalante come miasmi uditivi che si elevano fino al quarto piano del suo appartamento dall'affitto parecchio esoso. Chiusi gli occhi, pare quasi il rumore del mare, il traffico, con un po’ di immaginazione, frammisto al canto degli usignuoli in bilico sui primi fiori sbocciati tra i rami degli alberi davanti al Castello. Il solo pensiero di dover affrontare la Premier per la prima volta in vita sua deve averlo oppresso un pochino. Evidentemente si sarà domandato più volte “chissà se accetterà”. D’altronde, al governo, questi destroidi son dei veri reazionari, chissà, avrà pensato Fedez, se riusciranno mai a capire che i talkshow non si fanno più in tv, e dell’importanza dei podcast. Se vogliono far vincere il Sì, d’altronde, è solo nel loro interesse di parlare ai “ggiovani” attraverso i nuovi canali dell’informazione. Al tempo stesso, Federico Maria Lucia, sapeva bene che quell’intervista avrebbe rappresentato l’ennesimo punto di svolta per la sua nuova vita. Una nuova compagna, nuovi orizzonti e una nuova magione nella quale trasferirsi a breve. Niente più affitto. Dei vicini di casa come si deve e il buongiorno che si vede sin dal mattino, nella Milano che conta. A due passi dal Consolato americano, vicino alla seconda ambasciata americana d’Italia, Casa Cipriani, dove s’incontrano tutti i potenti, quelli veri – uno fra tutti, il grande Zampolli, che poi dopo l’intervista a Meloni gli ha fatto causa per almeno 5 milioni – tra Corso Venezia e via Palestro. Una nuova vita, appunto. Ma ecco che l’iphone prende a vibrare. È lei
“Sì, pronto?”
“Buongiorno Federico, sono Giorgia Meloni”
“Ministro!”
“A Federì, così partiamo male però eh”
E dopo le scuse un po’ imbarazzate da parte di Fedez, un po’ di convenevoli, qualche “Presidente” pronunciato con riverenza e attestazioni di stima reciproca, Federico Maria Lucia le dice anch’egli di essere a favore del Sì (chissà se per ingraziarsi Meloni, oppure perché veramente creda in questo nuovo corso della giustizia italiana) per poi attaccare uno spiegone sull’importanza dei podcast per il futuro dell’informazione, per la necessità di raggiungere i giovani, per coinvolgere nuovi strati sociali, per combattere la gentrificazione dilagante e…
“Sì, vabbé però famola breve, per quando e come s’organizzamo?”
Meloni taglia corto, è già decisa a farla quell’intervista, non c’è bisogno di convincerla, anzi, addirittura durante la chiamata confessa al conduttore di Pulp di essere davvero in difficoltà. Le stanno provando tutte per questo referendum. I sondaggi danno il sì sotto terra ed è molto preoccupata di perdere l’appuntamento con quella che non è soltanto una battaglia per una riforma costituzionale, ma un vero e proprio voto politico. Dunque a quando l’appuntamento per registrare la puntata? Quattro giorni dopo la telefonata, e nel prosieguo della conversazione Fedez avrebbe anticipato a Meloni le domande.
“Ti chiederò anche dei servizi”, aggiunge Fedez. Nessun tipo di problema per Meloni, a cui va bene tutto e altro che censura e censura. Quella per lei è proprio l'ultima spiaggia. Dopo 40minuti complessivi di chiamata e di sudori freddi l'appuntamento è deciso a quattro giorni dopo. Resta pur sempre il fatto che di domande concordate si sia trattato. Non che ci sia qualcosa di male a proposito. Ognuno fa le scelte che ritiene e ciascuno ha la sua peculiarissima dignità. D’altronde, l’intervista realizzata da Fedez e Marra, per quanto poco incisiva, resterà pur sempre incisa nei manuali di comunicazione come la prima intervista via podcast di un Presidente del Consiglio in carica in Italia. Resterà negli annali (forse), poi, la polemica del giorno dopo. Tutti parlarono di Meloni a Pulp, ma non di cosa Meloni disse a Pulp. Detto questo il tempo potrà darci torto, se lo riterrà, e a quel punto diremo “avevate ragione voi”. Ma nel frattempo, con tutto il rispetto e la stima, andate, andiamo, in Pace, perché la messa è finita.