I giornali progressisti di mezzo mondo si sono già tuffati a capofitto sulla storia di Abdul El-Sayed definendola una sorta di “miracolo”. Un musulmano che scala i vertici della politica statunitense, che vince un seggio alle elezioni di Midterm nello strategico Stato del Michigan e che riesce a farlo nell'epoca di quel cattivone di Donald Trump, vicinissimo a Israele e a Benjamin Netanyahu, è una favola troppo dolce per poterla relegare in secondo piano. Mettiamoci anche che El-Sayed è una specie di sosia di Zohran Mamdani, il sindaco di New York, anch'egli musulmano, che ha guadagnato hype tra le fila della confusa generazione Z per il suo stile giovanile e le promesse di lottare per l'uguaglianza, e il gioco è fatto. Ecco quindi il protagonista perfetto da sbattere in prima pagina, il personaggio da contrapporre a The Donald, il volto sul quale cucire la narrazione delle Midterm più assurde degli ultimi decenni di storia statunitense. Mr. Abdulrahman Mohamed El-Sayed, che Trump ha più volte sfottu*o in campagna elettorale chiamandolo “Mohammed” e storpiandone il cognome, ha 42 anni. È nato e cresciuto nell'area metropolitana di Detroit, in Michigan, da padre immigrato egiziano. Musulmano americano, ha costruito la sua carriera professionale nei settori della medicina, della sanità pubblica, della ricerca e delle politiche sanitarie prima di entrare in politica.
El-Sayed vanta una laurea in biologia e scienze politiche conseguita presso l'Università del Michigan, dove si è laureato con il massimo dei voti. Ha quindi conseguito un dottorato in sanità pubblica presso l' Università di Oxford come borsista Rhodes e ha completato gli studi in medicina presso il College of Physicians and Surgeons della Columbia University nel 2014. Curiosità: nonostante la laurea in medicina non è un medico abilitato all'esercizio della professione. El-Sayed ha lavorato come assistente professore di epidemiologia presso la Mailman School of Public Health della Columbia University. La sua ricerca si è concentrata sui sistemi di sanità pubblica e sulle disuguaglianze in ambito sanitario. Nel 2015 è stato nominato direttore esecutivo del Dipartimento della Salute di Detroit. Il suo compito? Ricostruire il dipartimento dopo la privatizzazione avvenuta durante la procedura fallimentare del comune di Detroit. Tra le iniziative proposte troviamo, tra le altre, il miglioramento dell'accesso dei bambini agli occhiali gratuiti, la lotta all'esposizione al piombo nelle scuole, l'ampliamento dell'accesso al farmaco Narcan (in grado di contrastare le overdose) e la gestione delle problematiche relative alla salute ambientale.
Ma perché il Partito Democratico ha puntato su di lui? In parte, senza dubbio, per il suo programma economico e sociale, ma in parte anche e soprattutto per la capacità intrinseca nel profilo di El-Sayed di intercettare un elettorato progressista sempre più critico nei confronti della leadership tradizionale. Andiamo con ordine. I suoi cavalli di battaglia politici sono l'accessibilità alle cure mediche, la riduzione delle disuguaglianze economiche e il contrasto all'aumento del costo della vita. Attenzione però, perché El-Sayed incarna la graduale affermazione di una certa sinistra radicale che sta sfidando l'establishment Dem considerato troppo centrista. I discorsi di questi personaggi ruotano attorno alle esigenze della classe lavoratrice, della redistribuzione della ricchezza e della contestazione delle operazioni militari israeliane a Gaza e di Israele: una sorta di “socialismo con caratteristiche americane”, impensabile fino a qualche anno fa. Trump, anziché affrontare la questione in maniera seria, ha definito El-Sayed un “jihadista pazzo” e un “sostenitore del terrorismo”. Troppo poco per frenare la corsa dell'inedito asse che sta prendendo forma in seno al Paratito Democratico Usa: quello tra la sinistra più radicale e il mondo islamico.