E anche oggi la dittatura in Occidente arriverà domani. Mentre si fa un grande uso metaforico del concetto di dittatura e di quello, ben più circoscritto, di totalitarismo, soprattutto per descrivere il sistema economico capitalista e la moderna schiavitù dei consumi, gli Stati Uniti, la culla di tutti i presunti peccati della nostra epoca (dalle guerre imperialiste al modello neoliberista), ci danno una grande lezione di democrazia e, a dirla tutta, di stile. Trump ha straperso. Più che i candidati repubblicani è lui, alla Camera e al Senato, a essere stato stracciato, nonostante le promesse di un’America di nuovo grande. Non dubitate, chi scrive ha definito Donald Trump una quinta colonna delle autocrazie, come quella russa, e lo reputa poco più e poco meno di un pazzo con poche idee chiare e stupide, sintetizzabili in: arricchirsi ed evitare il carcere in tutti i modi, persino diventando presidente. Ma non bisogna confondere Trump e la democrazia americana. Sono bastati due anni per dimostrare che una democrazia può eleggere uomini pessimi senza diventare una pessima democrazia.
Il punto è che mentre si torna a credere al potere delle barricate, persuasi che nuove piccole rivoluzioni francesi sapranno rimettere ordine nel disordine globale, gli americani, per dire come la pensano sull’uomo più potente del mondo, hanno usato uno strumento perfettamente legale e previsto dallo stesso sistema che ha permesso a quell’uomo di tornare alla Casa Bianca. Potrebbe sorprenderci, se non fossimo consapevoli che il liberalismo, anche solo nelle sue forme imperfette, garantisce la possibilità di mettere bocca sull’operato di chiunque, fosse anche il presidente degli Stati Uniti d’America. Una nota, va da sé, andrebbe fatta: perché il liberalismo, nella sua forma perfetta, non è un sistema di governo ma un’educazione sentimentale. Sono persuaso che il liberalismo inteso come “spirito della libertà”, così tanto caro a Guido de Ruggiero e a molti altri, non avrebbe permesso che si lasciasse neanche l’uscio aperto a uno come Trump. Ma non per veto dall’alto, per semplice indifferenza agli occhi dei cittadini. Per fortuna o sfortuna, viviamo in un mondo imperfetto, all’interno del quale è possibile sbagliare. Ma per ancora più fortuna, e questo è certo, tra tutti i mondi possibili, il nostro, quello occidentale, ci permette di sbagliare sapendo che potremo poi correggere gran parte dei nostri errori. Le midterm lo hanno dimostrato. Ora ricordiamocelo.