L'amico dell'amico. Il favore personale. Il posto di lavoro. Spesso ancora, soprattutto nei piccoli centri, il voto funziona così. La democrazia è deviata dai meccanismi clientelari. Il problema però esplode in tutta la sua evidenza quando questi meccanismi condizionano il voto su una consultazione destinata a cambiare la Carta Costituzionale. Ancor di più quando lo si fa in modo spudorato, alla luce del sole, come è successo domenica a Genzano di Lucania. Nel piccolo comune in provincia di Potenza, un deputato di Fratelli d'Italia ha infatti esortato a utilizzare anche il “solito sistema clientelare” per convincere a votare Sì alla prossima consultazione referendaria sulla giustizia. Il clientelismo, l'ultimatum, la mossa finale di quella che è diventata una guerra aperta e sporca fra i sostenitori del Sì e del No. Una battaglia che non guarda al merito, alla legge, ma alle menzogne, ai giochi politici e a quelli di potere. A pronunciare le frasi, in un convegno per il Sì organizzato da Fratelli d'Italia, è stato il deputato Aldo Mattia. “Affrontiamo questa settimana di campagna elettorale, avete gli argomenti per poter discutere ma se non dovesse servire, utilizzate anche il solito sistema clientelare: non ci credi, beh fammi questo favore. Perché tu sei mio cugino, perché io ti ho fatto questo favore. Aiutami per quest’altra questione perché io te ne ho fatti già tanti” ha detto. Per una giustizia più giusta? No, perché una sconfitta del Sì rappresenterebbe “una ferita nel corpo”, “una crepa nel racconto di compattezza” della maggioranza. Una frase che ha subito destato lo scandalo delle opposizioni e dei commentatori politici. Marco Travaglio ha detto di aspettarsi l'espulsione da Fratelli d'Italia dell'onorevole Mattia, mentre Paolo Mieli lo ha definito con l'appellativo “pescivendolo”, pur specificando che il merito del referendum rimane intatto. Ma chi è e da dove arriva il deputato Aldo Mattia?
L'impressione, guardando il curriculum del deputato Mattia, è che sia uno che in quel mondo di incarichi e di politica locale ci sguazzi da sempre. Nativo di Frosinone, dove si diploma alla ragioneria, inizia da giovanissimo a lavorare nel mondo sindacale. Impiegato della Coldiretti già a 19 anni, si dimostra anche un enfant prodige della politica venendo eletto consigliere comunale di Paliano a soli 23 anni. Poi continua a campare di incarichi scalando le gerarchie delle Coldiretti: segretario di zona, direttore di patronato, direttore provinciale, regionale prima in Sardegna poi in Sicilia, Lazio e infine Basilicata. È stato consigliere nazionale Coldiretti dal 2002 al 2012 e, contemporaneamente, ha continuato a fare presenza fissa nei consigli direttivi di vari enti come la Camera di Commercio di Roma, Creditagri Italia o l'Azienda Speciale Romana Mercati. Originario del frusinate appunto, in Basilicata ci arriva nel 2017 per ricoprire il ruolo di direttore della federazione regionale, nel 2020 diventa vice presidente vicario della Camera di Commercio, Industria, Artigianato e Agricoltura e nel 2022 viene infine eletto deputato con Fratelli d'Italia nella circoscrizione lucana. Insomma, un impiegato sindacale che ha scalato le gerarchie fino al Parlamento, e oggi, con un'uscita a dir poco infelice rischia di sprofondare. Uno scivolone, quello del convegno di domenica, che si aggiunge al già ricco album di questo referendum, e che ancora una volta non solo inquina il dibattito sui reali temi del referendum, ma mina ancora di più la già scarsa fiducia dei cittadini nella politica e nelle istituzioni.