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Chi è Fulton Sheen, fatto beato da Papa Leone XIV? Vinse l’Emmy, “predisse” la morte di Stalin e resuscitò un bambino

  • di Riccardo Canaletti Riccardo Canaletti

11 febbraio 2026

Chi è Fulton Sheen, fatto beato da Papa Leone XIV? Vinse l’Emmy, “predisse” la morte di Stalin e resuscitò un bambino
Vincitore di un Emmy per la tv, predicatore amato da Benedetto XVI, ora fatto beato da Papa Leone XIV. Anticomunista e “mastino” di Pio XI, durante la Guerra Fredda fu un sostenitore dei valori occidentali. Ecco chi è l’arcivescovo Fulton Sheen, “il portinaio che apriva la porta” della casa di Dio, e qual è il miracolo riconosciuto da Papa Francesco

di Riccardo Canaletti Riccardo Canaletti

Dopo sei anni di sospensione, l'arcivescovo Fulton J. Sheen verrà beatificato. Papa Leone XIV ha dato il via libera definitivo, aprendo la strada alla proclamazione come beato del vescovo che negli anni '50 divenne il primo grande predicatore televisivo americano e uno degli anticomunisti più influenti della Chiesa cattolica.

L'annuncio, comunicato dalla diocesi di Peoria il 9 febbraio 2026, chiude un capitolo complicato che aveva visto il rinvio della cerimonia prevista per il 21 dicembre 2019, a poche settimane dalla data programmata. La beatificazione era stata bloccata su richiesta di alcuni vescovi americani, in particolare della diocesi di Rochester, dove Sheen fu vescovo tra il 1966 e il 1969, proprio negli anni successivi al Concilio Vaticano II.

Due questioni hanno rallentato per anni il cammino verso gli altari di Fulton Sheen. La prima riguardava la proprietà delle sue spoglie mortali: una battaglia legale durata tre anni tra la diocesi di Peoria, dove Sheen fu ordinato sacerdote nel 1919, e l'arcidiocesi di New York, dove era sepolto nella cattedrale di San Patrizio. Solo nel marzo 2019 una corte d'appello ha stabilito che i resti potessero essere trasferiti a Peoria, dove oggi riposano nella cattedrale di Santa Maria.

Il secondo ostacolo è stato più delicato e attuale: le accuse di cattiva gestione dei casi di abusi sessuali da parte del clero durante il breve episcopato di Sheen a Rochester. Il caso più controverso riguarda padre Gerard Guli, accusato di abusi negli anni '60. Secondo la diocesi di Peoria, Sheen non assegnò mai Guli ad alcun ministero e fu il suo successore a destinarlo a parrocchie dove commise ulteriori reati. La diocesi di Rochester, però, ha espresso ancora a dicembre 2024 "preoccupazioni" sulla causa, richiedendo ulteriori verifiche.

Il contenzioso si è aggravato con il fallimento della diocesi di Rochester, concluso nel settembre 2025 con un accordo da 256 milioni di dollari per le vittime di abusi. Monsignor Jason Gray, direttore esecutivo della Fondazione Fulton Sheen, ha dichiarato che "Sheen è pulito. Non è stata sollevata nemmeno un'accusa che lo coinvolgesse direttamente", ma le ombre sul periodo di Rochester hanno comunque pesato sul processo.

Nato Peter John Sheen l'8 maggio 1895 a El Paso, Illinois, da una famiglia di origine irlandese, Fulton (cognome da nubile della madre) studiò filosofia all'Università Cattolica di Lovanio in Belgio e teologia all'Angelicum di Roma. Tornato negli Stati Uniti con un bagaglio intellettuale solido, fondato sulla filosofia tomista, divenne rapidamente uno dei più efficaci comunicatori cattolici del Novecento.

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Fulton Sheen

La sua fama crebbe prima con la radio, attraverso il programma The Catholic Hour, e poi esplose con la televisione. Nel 1952 debuttò Life Is Worth Living sulla rete DuMont, un programma che raggiunse picchi di 30 milioni di telespettatori a puntata. Sheen si presentava in tonaca episcopale con il mantello violaceo, armato solo del suo carisma, della sua voce melodiosa e di una lavagna. Parlava di temi esistenziali, morali e filosofici in modo accessibile, competendo in termini di ascolti con show come quello di Milton Berle. Nel 1952 vinse l'Emmy come migliore personalità televisiva, ironizzando durante la premiazione sui suoi "autori": Matteo, Marco, Luca e Giovanni.

Nominato vescovo ausiliare di New York nel 1951 da Pio XII, Sheen divenne una figura di riferimento nazionale. La sua capacità di comunicare il messaggio cristiano a un pubblico interreligioso e secolare fu straordinaria: parlava a cattolici, protestanti, ebrei e non credenti, usando un linguaggio che evitava il gergo teologico e privilegiava esempi concreti tratti dalla vita quotidiana. Anche Joseph Ratzinger, futuro Papa Benedetto XVI, ricordò nel 2012 come da giovane teologo al Concilio fosse rimasto "affascinato" dalle conferenze serali di Sheen.

L'aspetto più discusso della figura di Sheen è il suo ruolo di paladino anticomunista durante la Guerra Fredda. Papa Pio XI gli aveva chiesto esplicitamente di studiare marxismo e comunismo e di non parlare mai in pubblico senza esporne le falsità. Sheen obbedì con zelo, facendo dell'anticomunismo uno dei pilastri della sua predicazione.

Nel 1952 pubblicò Comunismo e coscienza dell'Occidente, un'opera che presentava il comunismo non come fenomeno meramente economico-politico ma come "errore morale" e "religione alternativa" al cristianesimo. Per Sheen, il comunismo era figlio spirituale dell'Occidente secolarizzato, che aveva abbandonato Dio: "Perché la mente moderna non riesce a vedere che non c'è nulla di nuovo nel comunismo? È un gemito di disperazione, non una rivoluzione che inizia una nuova era", affermava nel 1936.

La sua critica non era solo dottrinale ma anche drammaticamente efficace sul piano mediatico. Il 24 febbraio 1953, in diretta televisiva, lesse la scena della sepoltura dal Giulio Cesare di Shakespeare, sostituendo i nomi dei congiurati romani con quelli di Stalin e dei suoi collaboratori, concludendo con un monito: Stalin dovrà un giorno affrontare il giudizio divino. Due giorni dopo Stalin ebbe un ictus, morendo una settimana più tardi. La coincidenza fece esplodere gli ascolti di Sheen, anche se il vescovo non commentò mai l'episodio.

Sheen vedeva il comunismo come una minaccia esistenziale alla persona umana: "Il regime antiDio è sempre il regime antiumano", sosteneva, criticando sia il "fascismo rosso" del comunismo che il "fascismo bruno" del nazismo. La sua opposizione al totalitarismo sovietico si inseriva in una visione più ampia: credeva che la Chiesa cattolica dovesse essere un equilibrio tra "reazionari" che volevano cristallizzare la dottrina e "liberali" che cercavano cambiamenti avventati.

La stampa americana sta seguendo con attenzione la riapertura della causa. America Magazine, rivista gesuita, sottolinea le "molte sfide e ritardi" che hanno caratterizzato il processo, evidenziando le preoccupazioni della diocesi di Rochester. Il National Catholic Reporter riporta le dichiarazioni di monsignor Gray sulla "pulizia" di Sheen rispetto alle accuse di abusi, ma segnala anche le resistenze rimaste.

NewsNation inquadra Sheen come "uno dei più significativi leader ecclesiastici americani riconosciuti dal Vaticano negli ultimi decenni", ricordando il suo contributo pioneristico nell'uso dei media per l'evangelizzazione. La testata evidenzia come, molto prima dei servizi religiosi in streaming e dell'evangelizzazione sui social media, Sheen avesse dimostrato il potere dei mezzi di comunicazione nel diffondere la fede.

La comunità accademica è divisa. Alcuni studiosi, come Timothy Sherwood autore di The Preaching of Archbishop Fulton J. Sheen, criticano l'eccessivo focus sull'anticomunismo nella valutazione della sua figura, sostenendo che "salvare le anime era il fine ultimo della sua predicazione" e che il comunismo era un nemico perché ostile al messaggio di Cristo per tutta l'umanità. Altri, come Christopher Lynch in "Selling Catholicism: Bishop Sheen and the Power of Television", analizzano Sheen come fenomeno culturale della Guerra Fredda, inserendolo nel contesto del "risveglio religioso" degli anni '50.

"Comunismo e coscienza occidentale" di Fulton Sheen
"Comunismo e coscienza dell'Occidente" di Fulton Sheen

Il miracolo approvato da Papa Francesco nel 2019 riguarda la "resurrezione" inspiegabile di James Fulton Engstrom, nato apparentemente senza vita nel 2010 in Illinois. Il bambino non aveva avuto battito cardiaco né respirato per 61 minuti. I genitori, devoti a Sheen, avevano pregato per la sua intercessione. Nel momento in cui i medici stavano dichiarando ufficialmente la morte, il piccolo James emise il primo respiro. I genitori hanno chiamato il figlio "Fulton" in onore dell'arcivescovo, e il ragazzo, oggi quindicenne, si dice "orgoglioso" di avere un ruolo nella causa di santità.

Sheen morì il 9 dicembre 1979, festa di San Juan Diego, dopo decenni di servizio sacerdotale ed episcopale. Fu dichiarato venerabile da Benedetto XVI nel 2012. La sua tomba a Peoria è meta di pellegrinaggio per fedeli che continuano a pregare per la sua intercessione.

La beatificazione di Fulton Sheen solleva interrogativi che vanno oltre la valutazione della sua santità personale. La sua figura incarna le tensioni e le contraddizioni del cattolicesimo americano del Novecento: l'integrazione nella società americana attraverso l'anticomunismo patriottico, l'uso innovativo dei media di massa, il tentativo di presentare il cattolicesimo come compatibile con i valori democratici occidentali.

Per alcuni, Sheen rappresenta un modello di evangelizzazione culturale ancora valido: seppe parlare al cuore della società americana usando i mezzi del suo tempo, senza annacquare il messaggio evangelico. Per altri, il suo legame stretto con l'anticomunismo della Guerra Fredda lo rende una figura datata, espressione di un'epoca in cui la Chiesa si schierava politicamente in modo troppo netto.

Il fatto che Papa Leone XIV abbia deciso di procedere con la beatificazione nonostante le resistenze segnala una volontà di riconoscere il contributo di Sheen alla comunicazione della fede, pur nella consapevolezza delle ombre del suo episcopato a Rochester. La Chiesa sembra voler dire che la santità non richiede perfezione amministrativa o assenza di controversie, ma vita vissuta in unione con Cristo.

La data della cerimonia non è ancora stata annunciata, ma si prevede che avvenga entro il 2026. Quando Fulton Sheen sarà proclamato beato, diventerà uno dei primi "santi digitali" della storia, un vescovo la cui eredità vive ancora attraverso decine di video e registrazioni audio disponibili online, testimonianza di un'epoca in cui la Chiesa iniziava a scoprire il potere della comunicazione di massa.

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