Un "trattamento incivile", che "tocca un livello infimo". "Immagini inaccettabili". "Atti spregevoli". Per fare un ritratto del ministro della Sicurezza nazionale dello Stato di Israele Itamar Ben Gvir bastano le reazioni alle sue azioni. Non le reazioni degli oppositori, dei palestinesi o dei pro pal, ma di quelli che dovrebbero essere – in qualche misura – alleati. Il Presidente della Repubblica Mattarella, la premier Giorgia Meloni, il Ministro degli Esteri Antonio Tajani, persino l'ambasciatore americano Mike Huckabee, che della Flotilla non ha sicuramente una buona opinione.
La Flottilla è sbarcata a Israele (o meglio, è stata fatta sbarcare) e le immagini degli attivisti "prigionieri" di Ben Gvir hanno fatto il giro del mondo. Un uomo in camicia nera e kippah cammina lentamente tra centinaia di persone ammanettate, bendate, costrette in ginocchio sul pavimento di un hangar portuale ad Ashdod. L'uomo sorride. Si ferma, guarda, commenta. Poi pubblica tutto sui propri canali social con un titolo scelto con cura: "Ecco come accogliamo i sostenitori del terrorismo". Un atto esemplare, la gogna a mezzo social, che però questa volta si è ritorta contro il ministro israeliano. Ben Gvir è riuscito persino a mettere d'accordo pro pal e Netanyahu, con il premier israeliano che ha preso le distanze dal suo stesso ministro: "Il modo in cui il Ministro Ben Gvir ha trattato gli attivisti della flottiglia non è in linea con i valori e le norme di Israele". Ancora più duro il ministro degli Esteri israeliano Gideon Sa'ar: "spettacolo vergognoso" ha definito i video, "hai vanificato gli enormi sforzi, professionali e di successo, compiuti da moltissime persone".
In Italia, le condanne hanno attraversato tutto lo spettro politico. A sinistra Giuseppe Conte, che nell'equipaggio della Flottilla aveva il suo deputato Dario Carotenuto, ha parlato di "immagini agghiaccianti" e di "crimini contro la dignità umana", invocando sanzioni contro l'esecutivo israeliano e ha chiesto di stracciare ogni intesa con "il governo criminale di Netanyahu". Elly Schlein ha parlato di "crimini contro la dignità umana", Angelo Bonelli di Avs lo ha descritto come "peggio dei pirati". Italia Viva sui suoi canali social parla di "delinquente politico". Carlo Calenda, leader di Azione, è stato ancora più duro: "Sono dei farabutti criminali. Devono seguire immediatamente delle sanzioni durissime contro Ben Gvir". Da Noi Moderati, Maurizio Lupi ha tenuto la linea del governo pur prendendo le distanze: "Non è Ben Gvir l'Israele che conosciamo". E la vicepresidente del Senato Licia Ronzulli ha auspicato che "per il bene di Israele prevalga nel governo la posizione del ministro degli Esteri, Gideon Sa'ar."
Ma perché lo tengono al governo? La risposta è semplice: Ben Gvir è il patto col diavolo che Netanyahu è stato costretto a firmare nel 2022 per rimanere al potere. La sociologa israeliana Eva Illouz lo ha definito il volto del "fascismo ebraico". E tra poco lo Stato ebraico tornerà alle urne. I sondaggi dicono che Otzma Yehudit, il partito di Ben Gvir, potrebbe dimezzarsi rispetto al 2022 — ma i suoi seggi potrebbero ancora servire a Netanyahu per sopravvivere. E ora, con la figuraccia internazionale, il premier ha un problema in più.