Davide ha 22 anni. 5 ragazzi in Corso Como lo aggrediscono per una banconota da 50 euro. Lo accoltellano e gli procurano una lesione permanente. Alessandro Chiavani, uno degli aggressori, è stato ora condannato a 20 anni di carcere per tentato omicidio. Un altro a 10 mesi e 20 giorni per omissione di soccorso. È questa l’aritmetica dei nostri tempi: giovani pochi soli e molta violenza. La cronaca deforma la statistica, ma è innegabile che, guardandosi intorno, tutto questo stia diventando sempre più plausibile, sempre più frequente, sempre più consueto.Cosa rompe questo calcolo rozzo e oscuro? Quello che ha fatto Davide in aula, a sentenza data. Davide ha abbracciato Alessandro. Davide è il nome del ragazzo che sconfisse Golia. E lo fece con una piccola fionda. In un mondo vendicativo e incattivito, Davide in aula ha usato la fionda del perdono contro il Golia della retorica spiccia. Forse quando rischi la vita l’unica cosa che ti resta è la vita degli altri, anche di chi ti accoltella e ora la sta a sua volta perdendo per una banconota di cinquanta euro e chissà quale misterioso male, quale abisso che non esce fuori. Penso ad altre storie. Penso ai The Borderline, e quella macchina che schiantandosi ha ucciso il piccolo Manuel. E penso a Pascal, al fatto che chi compie questi atti gioca a un gioco solo, quello di seminare se stessi. È un depistaggio dell’umanità. Un’umanità che va contro se stessa. È il nichilismo. Siamo fieri delle nostre teorie sociologiche, del fatto di “mettere a terra” i problemi, ma alcuni problemi sono ombre che sulla terra si appoggiano ma che appartengono alla strana distorsione che la luce e la materia comportano. Questa incomprensibilità del male ci fa comprendere il perdono, altro gesto incomprensibile e profondo, altra dolorosa Grazia (perché, così come il male, è il perdono, così duro e definitivo, sigillato da un abbraccio, è questa durezza a cambiare davvero e per sempre le cose).