Una sagoma. I pixel che sgranano, ma raccontano di uomo (forse più di uno come scrive oggi in anteprima Repubblica) che si muove intorno al camposanto di Strozza. In piena notte. Quel video adesso è l'ossessione della Procura di Bergamo: fotogrammi che potrebbero aiutare a ricostruire il volto di chi, il 23 marzo scorso, s’è portato via il volto di Pamela, decapitandone il cadavere. Un’esecuzione post-mortem. Bara aperta. Collo reciso. Testa sparita. Portata via come un trofeo o un macabro feticcio. Pamela, 29 anni, ex modella, era già stata macellata il 14 ottobre con 76 coltellate da Gianluca Soncin, l’ex compagno che non accettava d’essere mollato e che ora attende l’ergastolo in una cella, accusato di omicidio pluriaggravato. Per Pamela era già troppo, ma dalla cronaca di sangue s’è arrivati, poi, pure alla cronaca di marmo.
Ora quel video notturno, raccontato da "Dentro la notizia", isola un sospettato. Perché già una figura umana che si aggira di notte intorno a un cimitero è qualcosa da attenzionare e perché l’orario coincide con il sacrilegio. Scoprendo “chi” si dovrà capire anche “perché”. Le piste al momento restano tutte aperte. In questo scenario si innesta il capitolo Francesco Dolci. L’imprenditore edile, che si autoproclama ex fidanzato della Genini per sette lunghi anni, non ci sta a fare la comparsa o il sospettato d'ufficio. Mentre la Procura analizza i pixel della telecamera, Dolci racconta di aver querelato Una Smirnova, la madre di Pamela. Parla di "reati continui", di violazioni di domicilio, di intrusioni nella proprietà di famiglia e di effrazioni alla propria auto. Si dice terrorizzato. Sente il fiato degli inquirenti e il disprezzo della famiglia Genini, che lo liquida come un mitomane in cerca di riflettori.
Di sicuro è un personaggio controverso. Un fiume di parole spesso anche in contraddizione tra di loro. Un uomo da inquadrare nel bene o nel male, come racconta anche la lunghissima intervista che Dolci ha concesso a Bugalalla. Più di un’ora di conversazione, senza le solite interruzioni dovute ai tempi della TV e ai format dei salotti a cui siamo abituati. Dolci ha ripercorso il rapporto di Pamela con il suo assassino Soncin: “era talmente manipolata che lei non riusciva a staccarsi. La manipolava in ogni modo, vuoi per l’età, vuoi per l’istinto, vuoi per l’inclinazione criminale. Il problema è he ogni volta che intervenivano i Carabinieri andava a finire che non succedesse nulla, non è mai stato possibile attivare il codice rosso”.
Torna indietro, Dolci. Riparte sempre da Soncin senza arrivare mai davvero alla questione attuale: chi ha profanato la tomba di Pamela. L’ha fatto solo quando le domande sono diventate dirette. Dice di sentirsi perseguitato, di essere vittima, di fare i conti con qualcuno che lo pedina e lo tiene sotto controllo e anche di aver avvisato più volte le forze dell’ordine di questa situazione. Respinge, chiaramente, i sospetti sul suo conto, ma non sembra mai perfettamente coerente o centrato su quanto accaduto al cadavere di Pamela rispetto a se stesso. Per il resto, per le parole esatte e per le conclusioni a cui ognuno è libero di arrivare, c’è il video integrale dell’intervista qui sotto.