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5 giugno 2026

Chi l’ha detto che combattere l’omofobia è di sinistra? Intervista totale a Morris Battistini, presidente di Gay Conservatori e Liberali, che lancia il “Ddl Zan di destra”: “Non vogliamo tutelare la vittima, ma punire il carnefice”

  • di Michele Larosa Michele Larosa

5 giugno 2026

L'associazione "Gay Conservatori e Liberali" si prepara a presentare a Montecitorio una proposta alternativa al DDL Zan: stessa tutela contro l'omotransfobia, visione opposta. Abbiamo intervistato il presidente Morris Battistini per capirne di più
Chi l’ha detto che combattere l’omofobia è di sinistra? Intervista totale a Morris Battistini, presidente di Gay Conservatori e Liberali, che lancia il “Ddl Zan di destra”: “Non vogliamo tutelare la vittima, ma punire il carnefice”

Gay e conservatore, due parole che negli ultimi anni sembrano essere diventate un ossimoro. Perché i diritti della comunità LGBTQ+ sono diventati monopolio esclusivo di una certa sinistra. Ma perché una parte politica che si definisce libera e liberale non può più occuparsene? È la domanda che si sono fatti i ragazzi dell'associazione “Gay Conservatori e Liberali”, che cerca di sfondare il muro del pregiudizio... da destra. Il 15 giugno porterà a Montecitorio una proposta di legge che vuole riscrivere il DDL Zan da una prospettiva inedita, lo abbiamo intervistato per capirne qualcosa in più.

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Morris Battistini Ansa

Di cosa si occupa il suo movimento, come e quando nasce e con che intenzione. Mi sembra che l'idea di fondo sia quella di cercare di togliere i diritti LGBT+ dal monopolio della sinistra.

Esattamente. Il concetto è proprio questo. Il nostro è un gruppo di ragazzi che si è unito in una pagina Instagram circa un anno fa, nell'estate 2025, sull'idea di due ragazzi, uno di Lecce e uno di Napoli. Dopodiché hanno iniziato a pubblicare slide, testi, contenuti comunque dal tono chiaramente non di sinistra, ma più liberale, più di centrodestra. E quindi da qui è nata questa pagina che si chiama "Gay Conservatori e Liberali". Dopodiché, tra dicembre e gennaio, io e Francesca Pascale entriamo a far parte di questo movimento: lei diventa presidente onoraria, io divento presidente, legale rappresentante a tutti gli effetti. Questo gruppo si vuole rivolgere a tutto il centrodestra,si è chiamato così: "Conservatori Liberali", perché sicuramente abbiamo una visione conservatrice — che è quella che conserva le radici, la nostra storia — ed è conservatrice su certi temi come per esempio l'immigrazione clandestina, piuttosto che l'economia, il welfare e tante altre realtà, ma è decisamente più liberale su temi importantissimi come quelli dei diritti civili, etici e umanitari.

Da lì eravamo veramente pochissimi, un centinaio di follower sulle varie pagine. Siamo esplosi quando abbiamo iniziato a dire al mondo chi eravamo e cosa volevamo fare, e oggi vantiamo quasi 10.000 sostenitori tra Instagram, Facebook e TikTok. Abbiamo iniziato a lavorare tanto, ci siamo dati una struttura, un organigramma, un ufficio di Presidenza. Siamo diventati un'associazione politico-culturale — quindi non associazionismo di terzo settore — e ci siamo dati un focus: non possiamo solo dire che siamo alternativi al pensiero unico della sinistra; che cosa siamo, chi siamo, cosa sappiamo fare.
Il primo tema su cui ci siamo trovati d'accordo nel dover prendere una posizione, è stato quello di riscrivere un progetto di legge in chiave liberale, in chiave centrodestra, rivisitando il DDL Zan che non è passato alla Camera.

Che problemi vuole risolvere questo nuovo DDL? Dove sta oggi una mancanza di diritti?

In realtà non è tanto una questione di cosa manca. Io ritengo che non si possa mai esprimere un desiderio e pretenderlo come fosse un diritto. Un desiderio non corrisponde a un diritto e un diritto non corrisponde a un desiderio. Io ne faccio più una questione di equità e di tutela. Che cosa vuol dire? Vuol dire che, per esempio, contrariamente a quello che prevedeva il DDL Zan — che era un disegno di legge decisamente liberticida in alcuni suoi passaggi e andava a colpire molto il pensiero delle persone — noi invece abbiamo fatto un passo indietro. Non vogliamo ideologizzare nulla, vogliamo colpire quello che è l'atto discriminatorio. Tant'è che la nostra proposta di legge si basa fondamentalmente su una questione di tutela omotransfobica.

Che cosa vuol dire? Vuol dire, a tutti gli effetti, che noi, contrariamente a quello che avrebbe fatto il DDL, non andiamo a ideologizzare la vittima chiedendoci come possiamo tutelarla: andiamo a colpire il carnefice. Quindi noi vogliamo punire l'atto, il gesto, affinché questo tipo di proposta di legge — che ci auguriamo qualcuno possa portare nelle aule e farla approvare — diventi a tutti gli effetti un deterrente per evitare che si commetta un reato di omotransfobia.

Quindi in concreto cosa prevede, cosa cambia rispetto a quelli che erano i punti del DDL Zan?

È proprio una visione totalmente opposta. Nel senso, mentre il DDL Zan andava, ripeto, ad agire sulla vittima, cercando una sorta di tutela del discriminato, noi andiamo ad agire sul carnefice, quindi su chi vuole discriminare. Andiamo a punire l'atto ancora prima che quest'atto avvenga, affinché quest'atto non avvenga più. È proprio una chiave totalmente diversa, una chiave decisamente più da centrodestra. Questo vittimismo continuo non porta assolutamente a niente e a nessuno, tanto meno a qualcosa di utile per il mondo LGBT.

È chiaro che noi nasciamo e decidiamo di fare questo perché fondamentalmente oggi abbiamo come primo focus la difesa dell'Occidente. E in tutto questo ci rendiamo conto che questa ondata di islamismo che oggi coinvolge il nostro Paese potrebbe diventare decisamente pericolosa, e soprattutto per il mondo LGBT. È risaputo che nei loro paesi quello che accade — tranne rare eccezioni — è che gli omosessuali vengano impiccati, decapitati, uccisi. Quindi, anche a fronte di quello che sta accadendo, questa invasione culturale che sta coinvolgendo l'Europa, è chiaro che l'Italia debba in qualche modo immediatamente preservarsi anche da questo punto di vista.

Dal punto di vista della politica che risposte avete avuto? C'è un dialogo che è stato instaurato?

Devo dirle la verità: innanzitutto noi nasciamo chiaramente nel mondo associazionistico, non vogliamo diventare un partito, quindi non saremo mai alternativi a uno dei partiti del centrodestra. Noi vogliamo diventare una sorta di Arcigay per il centrodestra: mentre l'Arcigay si rivolge e trova le sue radici e i suoi fondamenti nella sinistra italiana, noi vorremmo diventare quell'associazione a cui il centrodestra fa riferimento quando parla di questi temi e quando decide di portarli nelle commissioni, nelle aule. Quindi vogliamo diventare il primo interlocutore con cui in questo caso il governo, o comunque i partiti del centrodestra, si rivolgano quando hanno bisogno di trattare temi come, per esempio, quello del fine vita.

Che attenzione c'è da parte del centrodestra? Guardi, le devo dire che come sempre Roma non è stata fatta in due giorni. È chiaro che dal nulla nasce, dopo anni, un'associazione che non ha paura di portare il nome "gay" e di unirlo subito ai termini "conservatori e liberali". Sapevamo che poteva essere un elemento forte, ma era quell'elemento dirompente che a noi serviva per far capire, innanzitutto, che non bisogna più aver paura della parola "gay", ma soprattutto che c'è un mondo in Italia, un elettorato sommerso, che non va più a votare perché non si riconosce nei valori della sinistra ma non sente parlare il centrodestra di questi temi, ed è invece pronto a tornare al voto e a sostenere i partiti del centrodestra.
Di attenzione da parte dei partiti del centrodestra ce n'è: guardi, in realtà io so che ci guardano con particolare simpatia. Devo dire che il primo a prendere una posizione è stato l'onorevole Alessandro Cattaneo di Forza Italia che, su una mia intervista su Open ha dichiarato di guardare con favore questo tipo di iniziativa. Chiaramente è difficile pensare che una proposta di legge possa essere varata nell'ultimo anno di questa legislatura, perché i tempi tecnici e burocratici non lo permetterebbero. Però ecco che Forza Italia per prima, attraverso un suo eletto, ha iniziato a dire: "Ben che ci siate."

C'è poi da dire che la prima che ha iniziato a parlare di temi civili è stata la dottoressa Marina Berlusconi. È lei che da tanti anni dice — soprattutto a noi di Forza Italia — "abbiate il coraggio di iniziare a parlare e trattare questi temi, perché ormai questo è il tema del futuro." Alla sinistra questo resta come tema grazie al quale riesce ancora a mantenere un elettorato attivo, soprattutto fra i giovani.

Cosa vi differenzia da quelle associazioni di sinistra?

Non sono quel presidente dell'associazione che dirà "noi siamo l'anti-qualcosa." Noi non siamo l'anti-nessuno. Non condivido chiaramente la mentalità delle associazioni di sinistra tipo Arcigay e tante altre, ma devo dire anche che dobbiamo ringraziare queste associazioni che, negli anni, in questi ultimi decenni, si sono battute finché anche io oggi potessi essere qui a dire la mia opinione, o potessi permettermi di entrare in alcune sale e raccontare la mia proposta di legge. Quindi è chiaro che una sorta di rispetto nei confronti di queste associazioni da parte nostra ci sarà sempre.
Abbiamo però due ideologie totalmente diverse su molti temi. Mi viene da pensare, per esempio, alla questione del matrimonio egualitario. Anche noi siamo per un'idea di parità della coppia, ma non possiamo assolutamente pensare che venga utilizzata la parola "matrimonio" per sentirsi uguali, perché la parola "matrimonio", la cui etimologia latina deriva da mater, e quindi rimanda alla procreazione, non potrà mai essere applicata a delle coppie dello stesso sesso. Siamo però per una sorta di unione civile paritaria, unione civile rafforzata, chiamiamola come vogliamo, a patto che a parità di diritti corrispondano parità di doveri. Questo è fondamentale.

E invece come vi ponete sulla questione della sigla o dei pronomi?

Siamo totalmente contrari. Per noi non esistono delle sigle e degli acronimi. Noi non siamo degli animali in gabbia da categorizzare con delle etichette. Perché se proprio vogliamo, diceva uno dei miei dirigenti dell'ufficio di Presidenza: "Io mi sento fro*io." Allora perché non aggiungiamo la F? Perché "fro*io" è una parola latina, non una parola da demonizzare. Allora LGBT+F? Questa è diventata una sorta di escamotage per voler racchiudere delle persone per forza dentro qualcosa.
Io ancora prima di essere gay sono un italiano e sono un essere umano. Mi sono stancato di dovermi presentare dicendo "io faccio parte della comunità LGBT." Ma perché? Io sono io, punto. Se poi ti interessa — per curiosità, agli italiani la curiosità fa sempre gola — sapere con chi vado a letto, possiamo parlarne davanti a un caffè, non è un problema. Ma nel 2026 non deve essere più un tema con chi io decido di andare a letto, chi decido di amare. E il fatto di dover per forza chiudersi sotto una bandiera che dice di rappresentare tutti ma in realtà non rappresenta nessuno — e le dico perché: perché se quella bandiera rappresentasse tutti, la Mario Mieli non avrebbe il coraggio e la forza di dire "voi al Gay Pride di Roma non venite perché non vogliamo i gay di destra, perché non vogliamo i gay ebrei." Questa è follia. Questa gente non rappresenta più nessuno, nemmeno loro stessi. Stanno implodendo perché sono i primi a discriminare. Loro combattono per i diritti, per l'uguaglianza, per la parità, e sono i primi a dire "tu sì e tu no." Questo avveniva ai tempi di chi decideva se una razza era migliore di un'altra. Io questo lo chiamo fascismo a tutti gli effetti — rosso. Partendo da un'idea di libertà si è finiti a fare il contrario: decidere chi può essere libero e chi no.

Io sono anche un rappresentante delle istituzioni perché sono un eletto di Forza Italia nel mio territorio. Per me non c'è cosa migliore del concetto di libertà: l'essere libero di poter decidere, sotto qualsiasi forma — chiaramente nei limiti della legge, della costituzionalità e della dignità umana. Posso essere libero di andare al Pride a prescindere dal fatto che sia ebreo, palestinese, di destra o di sinistra, nero, giallo, verde o rosso. Ma stiamo arrivando alla follia più totale. Ed è folle che un sindaco come Gualtieri lasci che un'associazione come Mario Mieli decida chi può sfilare — con i rischi che poi queste affermazioni possono indurre, come abbiamo visto il 25 aprile. Allora io andrò — per sfida — al Pride di Roma, anche se non era nella mia agenda politica: ci andrò. Ma se mi dovesse succedere qualcosa, il sindaco Gualtieri se ne assumerà le responsabilità. Perché se non prende posizione davanti a un atteggiamento così estremista, così dittatoriale come quello della Mario Mieli, vuol dire che c'è un problema di fondo a livello democratico.

Quali sono i prossimi appuntamenti?

Il 15 saremo quindi in saletta a Montecitorio News, in Piazza Montecitorio, a presentare questo progetto di legge. So che ci saranno personaggi come Platinette, Vladimir Luxuria, Cecchi Paone. Saremo poi il 19 alla Spezia con il nostro tour che si chiama "Liberal Spritz": è praticamente un tour che stiamo facendo in giro per tutta l'Italia per radunare ragazzi in tutte le regioni. Siamo partiti l'8 maggio a Torino per il Piemonte, approderemo in Liguria alla Spezia il 19, il 20 voleremo a Roma per il Pride, e da lì in poi inizierà il concatenarsi degli eventi. Quindi saranno Biella, Padova, Rimini, Viareggio, Rovigo e Napoli le prossime tappe dove faremo il nostro Liberal Spritz — per attirare, per coinvolgere, per far vedere che noi ci siamo, che non bisogna aver paura di dire: esistono finalmente i gay di centrodestra, e noi ne siamo l'esempio plastico: Conservatori e Liberali.

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