È evidente che le opinioni della Chiesa sugli omosessuali non debbano avere assolutamente alcun peso sulla vita reale di qualsiasi individuo, l’individuo cattolico compreso. Questi pareri sono come i consigli di un genitore che, in quanti tali, vanno preservati come bene culturale, ma non per questo condivisi. È evidente anche per questo che pretendere che la Chiesa cambi, anche se in meglio, è di cattivo gusto. Le parole di Papa Leone XIV contro la decisione della chiesa tedesca di formalizzare la benedizione delle coppie gay sono l’unica risposta che ci si dovrebbe aspettare dalla Chiesa, che per sua stessa natura deve restare scettica su qualsiasi forma di specialismo della Grazia, ivi compreso il desiderio di distinguere tra benedizioni a una certa categoria di persona o ad altre. Anche se i motivi per cui rifiutare questa parcellizzazione sono evidentemente ottusi. La Chiesa non cambia opinione sull’omosessualità da così tanto tempo che è impossibile non provare tenerezza per quel che è chiaramente un limite, un’espressione della tipica cocciutaggine senile. Cosa vorreste fare allora, buttare il vecchio giù dalla sedia? Rompergli le ginocchia? Gli omosessuali devono convivere con la propria insensata contraddizione, quella tra il credere e l’amare, insensata poiché non c’è differenza tra credere e amare e perché hanno diritto e soprattutto la libertà di credere e amare come vogliono? Bene, si troveranno in mezzo a cattolici divorziati, cattolici lussuriosi, cattolici violenti, cattolici invidiosi, cattolici che hanno abortito. Il cattolicesimo non è uno smacchiatore, la Chiesa non vi lava in lavatrice. L’uomo puro è un uomo senza desideri o con desideri indotti, l’uomo cattolico è un uomo pacioccone e colto, che non ha problemi a distinguere tra peccati maggiori e peccati minori ma che non si deve illudere spergiurando che al mondo non vi siano solo peccatori.