Il Procuratore di Pavia, Fabio Napoleone, incontrerà oggi la procuratrice generale della Repubblica di Milano, Francesca Nanni. Niente di nuovo: si sapeva dalle indiscrezioni da tempo e l’incontro è stato confermato ufficialmente un paio di giorni fa. Poi, ieri (e forse non è un caso), s’è diffusa anche la notizia che i famosi audio sui presunti depistaggi (poi inquinamenti, poi diffamazioni, poi ipotesi di reato, poi niente di tutto questo) sono stati depositati presso la Procura Generale di Milano. Tempismo perfetto per i soliti pollastri invasati che ci sono cascati: ecco, Napoleone è stato convocato dalla procuratrice generale che adesso gliene dirà quattro. Non è così e, anzi, tutto è dannatamente più semplice.
In primo luogo perché l’incontro di oggi era programmato da tempo e in secondo luogo perché quell’incontro, se proprio vogliamo interpretarlo, avrà verosimilmente un solo contenuto: comunicare le evidenze delle indagini fin qui portate avanti da Napoleone e, eventualmente, “provocare” una mossa della Procura Generale. Traduzione? Se Napoleone ha in mano qualcosa di incontrovertibile che racconta una storia diversa da quella su cui si basa la sentenza di condanna di Alberto Stasi per l’omicidio di Chiara Poggi, è proprio alla Procura Generale di Milano che deve farlo sapere. Perché a sua volta la stessa Procura Generale di Milano avrebbe il dovere – nella tutela dello Stato stesso – non di procedere a una revisione per Alberto Stasi, ma di sollecitarne l’opportunità. E’ tutto molto tecnico e articolato, ma è anche, nei fatti, tutto molto semplice e meno clamoroso di quanto si potesse credere. O voler far credere.
A volerci costruire sopra, semmai, il massimo che si può arrivare a dire è che Napoleone, che è quasi alla fine del suo lavoro e si avvia a chiedere il rinvio a giudizio per Andrea Sempio, abbia voluto informare – nell’interesse dello Stato, appunto – la Procura Generale di evidenze che potrebbero riguardare la posizione di Stasi, fermo restando che la revisione, poi, dovrà essere comunque sempre formalizzata dai legali. Sempre a volerci costruire sopra – ma sia chiaro che è ricostruzione – si potrebbe al limite anche dire che Napoleone, nell’indagare su chi ha ucciso davvero Chiara Poggi, possa essersi trovato anche davanti a una rete, o un sistema, che coinvolge a vario titolo svariati personaggi e anche in quel caso sarebbe alla Procura Generale di Milano che dovrebbe riferirlo.
Insomma, il dottor Napoleone e la dottoressa Nanni avranno tanti di quegli argomenti sul tavolo da ritenere che non ci sarà spazio per altra fuffa all’ingrosso. Con buona pace degli audio che dovranno invece essere comunque rimandati a Pavia o a Brescia. Cosa contiene il documento composto da una ventina di pagine, alcune foto e un paio d’ore di registrazione lo raccontiamo qui sotto, pubblicando integralmente un comunicato diffuso da ADN Kronos nella serata di ieri. E il restante spazio di questo articolo lo dedichiamo, semmai, a un dubbio: non sarà che tutto è diventato la mera ricostruzione di una giornalista (in barba alla deontologia) perché il materiale originario di cui si era parlato (troppo) non sarebbe stato utilizzabile? O si sarebbe rivelato controproducente dopo che chi avrebbe dovuto trasformarlo in atto giudiziario s’è rifiutato di farlo? Quel messaggio in codice ribadito in tutti i salotti televisivi dall’avvocato Antonio De Rensis, “potrei ricordarmi cosa è accaduto il 13 luglio del 2022”, scusate la solita malizia di MOW, potrebbe aver cambiato tante delle carte messe in tavola nella mediatica premessa.
Il contenuto dell'esposto svelato da Adnkronos
L'avvocato Antonio De Rensis, difensore del condannato Alberto Stasi, e Alessandro De Giuseppe protagonista de Le lene avrebbero provato a 'orientare' i contenuti mediatici delle nuove indagini - dirette dalla Procura di Pavia - sul delitto di Garlasco. E', in sintesi, il contenuto dell'esposto - letto dall’Adnkronos - presentato da una giornalista, tramite lo studio legale Gasperini Fabrizi, alla Procura generale di Milano. Un documento di venti pagine, più cinque di fotografie, e diversi contenuti audio in cui a partire dal marzo 2025 (data in cui viene reso noto che Andrea Sempio è indagato per l'omicidio in concorso di Chiara Poggi) la cronista annota presunte anomalie nel seguire una vicenda di “eccezionale esposizione mediatica”. In particolare, si adombrano sospetti sulla veridicità di alcuni testimoni - come Gianni Bruscagin (già denunciato a Milano) le cui parole avrebbero avuto un "effetto" visibite: la Procura di Pavia dispone infatti - nel maggio 2025 - il dragaggio del canale "indicato da Bruscagin" a distanza di 18 anni dal delitto del 13 agosto 2007 nonostante molteplici interventi di manutenzione per cercare l'arma con cui la ventiseienne è stata uccisa nella villetta di via Pascoli. Operazioni dirette dai carabinieri di Milano. Il teste avrebbe gettato ombre su Stefania Cappa, cugina (mai indagata) della vittima. (segue) E sulla possibile presenza di più persone sulla scena del crimine avrebbe fatto riferimento anche it difensore di Stasi, evocando cosi - nel mondo social - il possibile coinvolgimento delle gemelle Cappa. Tra i diversi episodi citati si ricorda come il testimone Marco Muschitta, più volte richiamato nelle recenti trasmissioni tv su Garlasco, era già stato considerato "inattendibile" dal gup di Vigevano Stefano Vitelli nel 2009, nella sentenza in cui assolve Stasi. In un altro passaggio dell'esposto si fa riferimento a un girato in cui chi parla avrebbe ribadito di non aver reso dichiarazioni formati, in caserma o in procura, in quanto "non necessario" perché ritenevano che De Giuseppe "già parlasse per loro con Moscova", facendo probabilmente riferimento al comando milanese dell'Arma. In uno screenshot allegato all'esposto viene mostrato un dialogo whatsapp in cui un'autrice televisiva informa la giornalista che l'avvocato De Rensis avrebbe sollecitato il conduttore a "tirare in ballo il fratello di Chiara" alludendo a un rapporto molto stretto tra Marco Poggi e Sempio.