Sarà il titolo della trasmissione, FarWest, sarà il clima da saloon che c’è intorno al delitto di Garlasco, ma l’avvocato De Rensis, ospite di Salvo Sottile, sembra aver cambiato atteggiamento: da avvocato a duellante che ha paura di niente. Il tema? Manco a dirlo è stato quello – purtroppo sempre laterale rispetto all’omicidio della povera Chiara Poggi – dei presunti audio che presto (verosimilmente venerdì) saranno svelati e in cui lo stesso De Rensis, registrato di nascosto mentre parla con un noto giornalista Mediaset, riferirebbe di indagini in qualche modo condizionate. “A me – ha detto senza i soliti giri di parole - è tutto molto chiaro sul perché io interesso così tanto a determinate persone. Ma c’è un problema: io non ho paura degli esseri umani, perché chi mi ha fatto da padre è morto il 17 gennaio del 1995 per salvare la vita a un bambino. Continuino pure ad attaccarmi, l’importante è che finisca questa indagine e poi, come ho sempre detto, vedremo per chi suonerà la campana”.
Messaggio in codice? Un po’ sì, perché è innegabile, ormai, che il gran clamore mediatico intorno al delitto di Garlasco sia figlio anche della necessità di mandarsi messaggi che suonino come mere curiosità per la stragrande maggioranza del pubblico, ma da veri e propri scambi di intenzioni per chi in qualche modo ha un ruolo nelle indagini. “Indipendentemente da tutto – ha ammesso - al di là dell’esistenza o meno e della liceità o meno di questi audio, esistono anche delle strategie comunicative. A me degli audio, da 0 a 10, interessa 0, però chissà quante cose ci sono ancora nell’etere sommerse e che magari potrebbero un giorno essere conosciute”.
Eccola là la controminaccia. Elegante. Garbata. Volutamente velata, ma una controminaccia. Con De Rensis che, però, racconta pure un dettaglio in più sul messaggio ricevuto a gennaio – quando è stato a sua volta minacciato – e portato immediatamente dai Carabinieri. Non c’entra niente con i famosi audio e la battaglia sugli audio, ma è probabilmente il passaggio più interessante in assoluto di tutto l’intervento del legale di Stasi a FarWest. Le parole, insomma, che dovevano arrivare oltre lo show. “In quel messaggio – racconta – mi si diceva di stare attento perché qualcuno, e di quel qualcuno c’è un nome e un cognome, ha amici molto potenti. Io non sono andato a piagnucolare in televisione, ma direttamente dai carabinieri.
E’ partita un’altra indagine? Probabilmente sì, con De Rensis che, poi, torna a parlare degli audio e dell’attacco ricevuto pubblicamente dal difensore dell’ex pm Venditti (quello che nel 2017 archiviò la prima indagine su Andrea Sempio e che oggi è al centro dell’inchiesta Clean2 pul presunto “sistema Pavia), Domenico Aiello. Gli aveva dato del “attore di teatro”, riferendosi alla partecipazione di De Rensis al monologo del giornalista Giuseppe Brindisi portato in scena a Napolie il prossimo 4 giugno a Milano. “Tra uno spettacolo e l’altro – butta là De Rensis - ho fatto una cura per la mia memoria e sento che mi sto riavvicinando al 13 luglio 2022. Mi ero allontanato, sento che mi sto riavvicinando e probabilmente è questione di poco”.
In quella data, come più volte fatto capire, De Rensis ricevette una telefonata che lo turbò molto, arrivata pochissimi minuti dopo aver ritirato dei documenti in procura e quando ancora in pochissimi, ma pochissimi davvero, sapevano che il legale bolognese aveva assunto la difesa di Alberto Stasi, affiancando Giada Bocellari. “Dico due cose velocissime – ha poi concluso De Rensis sempre dalla poltrona di FarWest - La prima è che mi dispiace che il libro di Vitelli abbia creato turbamento al collega Aiello, ricordandogli che legittimamente l’avvocato Tizzoni ha scritto anch’egli un libro sulla vicenda di Garlasco, ma evidentemente quello di Vitelli lo ha turbato. La seconda è che, per quanto riguarda la mia professione di attore, domani (oggi, ndr) vado a recitare in Corte d’Appello alle 10.45; lo dico per il mio modesto biografo che vive a Roma”.