Chiamatelo un attacco informatico bello grosso e ben organizzato. Chiamatela campagna di hackeraggio o, se volete usare termini più tecnici e adatti allo spirito del tempo, usate pure i concetti di guerra ibrida o guerra psicologica. Chiamate quello che è successo nelle ultime ore in Europa un po' come volete perché il risultato è sempre lo stesso. Qualcuno, non sappiamo ancora bene chi ma gli indiziati non mancano, ha lanciato un clamoroso attacco hacker contro i supermercati di mezzo continente. In sette Paesi europei - Svezia, Danimarca, Finlandia, Belgio, Lussemburgo, Estonia, Irlanda, Olanda e Italia – nella notte a cavallo tra l'1 e il 2 novembre, frigoriferi e congelatori di molteplici supermercati hanno smesso di funzionare correttamente. I loro termostati hanno raggiunto i 50°C provocando un deterioramento degli alimenti e danni economici abbastanza ingenti. Gli hacker hanno colpito, tra le altre, le filiali belghe di Carrefour, Intermarché e Ikea, Ica in Svezia, Delhaize in Lussemburgo, Kesko in Finlandia, SuperValu in Irlanda e negozi in Estonia. In Italia i disagi avrebbero interessato alcuni punti vendita del marchio Coop in Sicilia, oltre a due aziende attive nella ristorazione e nella vendita di prodotti surgelati in Emilia Romagna e Toscana.
Non siamo di fronte a una novità. Quello che è appena successo sembra quasi il replay di quanto accaduto appena tre settimane fa in Francia, dove diversi supermercati erano stati costretti a gettare un bel po' di prodotti alimentari a causa di un anomalo surriscaldamento dei frigoriferi. Cosa sta succedendo? Semplice: in entrambi i casi hacker anonimi sono riusciti a prendere il controllo del software che gestisce gli elettrodomestici dei negozi sfruttando la sua esposizione a Internet. Si tratta di un preoccupante campanello d'allarme perché episodi del genere potrebbero aver inaugurato un fronte inedito nella guerra informatica. I cyber criminali sono evidentemente sempre più interessati a sfruttare le vulnerabilità degli oggetti connessi. Mettiamo già le mani avanti: i frigoriferi non sono gli unici dispositivi esposti a questo rischio. Ci sono anche forni, lavatrici, lavastoviglie e sistemi di riscaldamento centralizzato. Insomma, tutto quello che è collegato a Internet è potenzialmente nel mirino degli hacker, i quali possono prenderne il controllo da remoto e manometterne le funzioni come e quando vogliono.
Questi attacchi intendono colpire la psicologia delle persone e a minarne il senso di sicurezza. Nel caso italiano, per esempio, il panico degli “scaffali vuoti” nei supermercati generato dallo sciopero dei trasportatori si somma perfettamente al nuovo shock innescato dai misteriosi hackeraggi. Per i vertici dell'Unione europea siamo di fronte a “un tentativo deliberato di interrompere la nostra catena di approvvigionamento alimentare e di minare la fiducia dei consumatori”. Difficilissimo scovare i colpevoli. I blitz, a quanto pare, non hanno infatti richiesto l'utilizzo di malware. Significa quindi che non è rimasta alcuna traccia di un'arma informatica sulla “scena del crimine”. Accanto alla poco convincente ipotesi del gesto compiuto da un hacker solitario mosso da motivazioni personali troviamo l'opzione, troviamo la mano invisibile di uno Stato (Russia? Iran? Cina?) interessato a seminare, appunto, insicurezza e sfiducia tra la popolazione europea. Per dichiarare guerra, a volte, non servono bombe e missili. Basta una manciata di nerd ca*zuti.