L’esordio romano di Futuro Nazionale si è tenuto in un luogo dove la parola “Patria” riecheggiava decisamente di un genius loci molto particolare, quello del popolo latino. All’ombra del Colosseo Quadrato, il Salone delle Fontane del Palazzo dei Congressi era gremito di almeno un migliaio di persone con tricolori e bandiere di partito sventolanti sotto le aquile imperiali scolpite nel marmo bianco. Ma ecco, la simbologia politica dell’impero romano non deve ingannare, perché le parole dell’ex incursore della Folgore sulla necessità di una nuova (anzi no) legge elettorale hanno un retrogusto perlomeno di Democrazia Cristiana. Ci sbagliamo sicuramente, ma l’incubo di stanotte è stato quello di un generale dietro la cui maschera si celava, in verità, il volto di Sergio Mattarella. Perché, voi direte? Forse una cena troppo pesante e qualche crostino al formaggio di troppo, che si sa, provocano strani sogni, ma ecco, Futuro Nazionale parrebbe, stando alle ultime dichiarazioni dell’onorevole Vannacci, disposto a non remare particolarmente contro il disegno di Fratelli d’Italia sulla nuova legge elettorale.
Non che ci sia qualcosa di male, anzi, certe guerre si combattono più efficacemente stringendo accordi, in un primo momento. Il punto, però, è che Meloni vuole l’inciucio con l’opposizione e punta allo smantellamento del Rosatellum per il premio di maggioranza. Per quanto riguarda le preferenze uniche, invece, guarda, seppur da lontano, alla legge voluta dal democristiano Sergio Mattarella nel 1993 su impulso del referendum firmato da Mariotto Segni. È una questione di legittimazione democratica, si dice dalle parti di Fratelli d’Italia. Giovanni Donzelli in primis e Vannacci parrebbe essere d’accordo a combattere lo strapotere delle segreterie, perché “i cittadini devono poter decidere chi va in Parlamento”. Lo ha fatto annunciando la presentazione di un emendamento firmato FN, usando parole simili a quelle di Donzelli, a suo tempo. Intanto il tempo stringe e i parlamentari passati sotto l’egida, anzi, lo scudo del generalissimo, salgono a 8 e la pressione politica nella maggioranza sale. Ad ogni modo un ritorno puro al Mattarellum non è contemplato, come già si è letto parecchio sulla carta stampata e non. Il premio di maggioranza è quanto mai necessario ad un partito come Fratelli d’Italia che vede sgretolarsi, giorno dopo giorno, quell’elettorato più legato alla destra sociale ormai confluito nell’imbuto di Futuro Nazionale.
“Manuto, manuto, perché sei caduto nell’imbuto? Allora l’hai voluto, allora ti è piaciuto”, cantava un poeta a noi contemporaneo in un brano che sintetizza, suo malgrado, il declino fisiologico di Fratelli d’Italia, caduto nell’imbuto dei compromessi. Passaggio obbligato per tutti quei partiti che arrivano davvero al potere. Fratelli d’Italia appena si è spostato un po’ più al centro è stato immediatamente rimpiazzato a destra da Futuro Nazionale che, però, dovrà badare anch’esso a tenere alto il vessillo di una destra che si proclama autentica a forza di “chiamiamoli compromessi” prossimamente rivendicati quali “convergenze”. Tutti puntini che uniti a tempo debito potrebbero somigliare ad una costellazione “democristiana” non di buon auspicio. Certo è che la strategia si differenzia dalla tattica e l’obiettivo finale può anche essere in contraddizione apparente con le decisioni particolari che verso di esso conducono. D’altronde Carl Von Clausewitz scriveva che la guerra è la prosecuzione della politica con altri mezzi. Sappiamo però, che secondo la proprietà transitiva di cui gode la politica per necessità poetica, è pur vero l’inverso. La politica è la prosecuzione della guerra con altri mezzi. E la guerra, spesso, si combatte più efficacemente con una stretta di mano.