Partiamo da qui: Urbano Cairo è l’editore attualmente più forte in Italia e il Corriere della Sera è da sempre, e quindi non solo adesso che è proprio di Cairo, il quotidiano del “potere”. Ora, a due dati di fatto perfetti come ingredienti base, aggiungiamo un pizzico di malizia stagionata nella cantina sempre fresca della storia di questo Paese: i giornali servono ancora e il giornale dei giornali serve più che mai. Ce l’ha insegnato la Chiesa, che ospitiamo col suo Stato in questo Stato. E ce l’ha ribadito, nel tempo, quella Massoneria che proprio al Corriere della Sera ha sempre voluto un gran bene. Dopo il pizzico di malizia di cui sopra, lasciamo lievitare il tutto all’aria dell’attualità. Sì, perché proprio oggi il Corriere della Sera spara in prima pagina la notizia supermegamondiale della bocciatura dei Dazi imposti da Trump e, contestualmente, una intervista a Schlein. Donald e Elly vicini vicini. L’esplosivo presidente degli Stati Uniti d’America e la segretaria a orologeria del Partito Democratico d’Italia, con il primo raccontato nel suo fallimento e la seconda raccontata nella sua prospettiva di futuro. Lontanissimi, ma affiancati in una prima pagina. Quasi che un occhio distratto potrebbe pure un po’ cascarci che la bocciatura di Trump dipendesse anche un po’ da Elly, o comunque come se quella Elly messa lì dovesse suonare come un “ve lo avevo detto io”.
Ora chiedetevi: come procede la lievitazione? Dipende dai punti di vista, dalle appartenenze e, purtroppo, pure dalle simpatie. Però il composto è già più grosso di come era all’inizio, quando, insomma, era solo un’idea. E prima ancora una sensazione: la sensazione che “il potere” è stanco di Giorgia Meloni. Perché lo ha tradito o non ha fatto quello che le imponeva? No, anzi: ha sempre cercato di coccolarselo. Ma perché “il potere” teme da sempre, e tanto, chi prende troppo potere (chi lo ha già in casa, in estrema sintesi, non lo va a comprare alla fabbrica del potere). Ecco, prendere troppo potere, inteso come troppo consenso, è esattamente quello che sta succedendo col fenomeno Giorgia. Un po’ per meriti, ma un po’, anzi un po’ tanto, per i demeriti di avversari inconsistenti e fuori dal tempo. Solo che adesso c’è una partita da giocare che “il potere” riconosce come perfetta per assestare una bastonata alle ginocchia di chi comincia a stare un po’ troppo in piedi da solo: il Referendum sulla Giustizia. E “il potere”, intanto che il tutto lievita, ha già acceso il forno, sparandolo da subito a temperature altissime così che si scaldi per bene. E usando la funzione “ventilato” dai dazi bocciati di Trump. Solo che c’è un problema: servirà, a brevissimo, qualcuno che prenda il composto - dopo che sarà stato pure ben condito, con prime pagine di giornale confezionate a dovere, collaborazione di stampa amica e sottolineature di storture governative - per infilarlo nel forno già surriscaldato.
Quel qualcuno è già stato individuato, ma, ad oggi, non è che sia risultato il più adeguato pure per una faccendina così che sulla carta è facile quasi quanto scottarsi e bruciarsi. Serve, insomma, Elly Schlein. Non perché è Elly Schlein, ma perché adesso alla guida del primo partito d’opposizione c’è lei. Si fa con ciò che si ha, insomma, all’italiana e secondo una tradizione vecchia come la buona cucina. Elly, signori, ha un compito. E se poi si brucia “il potere” non piange, a patto che si bruci solo dopo aver piazzato il composto nel forno caldo e chiuso bene. Tempo di cottura? Qualche annetto. Il tempo, insomma, che Silvia Salis faccia bene a Genova tutto quello che deve fare, ben aiutata da “il potere” che ha dietro e da quella faccia pulita, da quella preparazione e da quella storia personale che sembra l’unica perfetta, ad oggi, per passare oltre Giorgia Meloni. La Carbonara, anche se ci si è voluto provare, a certi tavoli del noto ristorante “il potere” non riesce proprio a far godere tutti. Meglio, quindi, provare a riproporre qualcosa di gourmet, più disciplinato e pure in salsa olimpica: una leadership che profumi di bucato per rassicurare i palati fini dei mercati. Insomma, Giorgia era il flambé divampato per sfinimento del vecchio ordine, ma Silvia adesso è la cottura a sessanta gradi tarata su certi palazzi. Genova è il laboratorio che prepara il dopo Elly e il dopo Giorgia. Il Referendum, invece, è solo qualcosa per amplificare l’odore che si comincia a sentire. Se è profumo di buono o puzza di indigesto, però, bisognerà capirlo. Entro il Referendum...