Che cos'hanno in comune un broker americano di Hong Kong, due avvocati londinesi in vacanza in Oman, una coppia di New York, un'entomologa che sopravvive a uno tsunami nelle isole Andamane, un'antropologa inviata per lavoro in Paupa Nuova Guinea, un viaggiatore occidentale in Messico e un altro in Mongolia? Innanzitutto sono alcuni dei protagonisti delle nove storie scritte da Lawrence Osborne e contenute nella raccolta L'angelo in fiamme, uscita nel 2023 ma appena pubblicata in Italia da Adelphi con eccellente traduzione di Mariagrazia Gini. Poi, altro minimo comune denominatore, parliamo sempre di occidentali, spesso benestanti (se non ricchissimi) attratti dall'esotico. Infine, chi per un motivo e chi per un altro (tranquilli: non c'è nessuno spoiler nell'articolo che state leggendo), questi personaggi abituati a cavalcare la globalizzazione a proprio vantaggio finiscono per perdere il controllo della situazione travolti dagli eventi. O meglio: dal destino. La vita, ci fa capire Osborne, a un certo punto dell'esistenza può trasformarsi in una partita a carte e, in quel caso, per vincere contano soltanto le abilità personali. Il problema è che molti occidentali arricchiti non sanno percepire il pericolo, né sono in grado di accettare sconfitte, delusioni e cadute. È lì che spesso prendono forma e si amplificano le tragedie personali.
L'esempio più emblematico di un meccanismo del genere è Rowan Buford, protagonista della storia numero uno intitolata Fantasma. È un broker americano mega ricco che vive in una delle case più esclusive di Hong Kong (affitto mensile: 40mila dollari). Finché la sua azienda paga, questo rampollo espatriato, strapagato e iper-egocentrico trascorre una vita da sogno. Nel momento però in cui la crisi immobiliare cinese genera un effetto domino pesantissimo alle economie del Paese, Hong Kong compresa, Buford viene licenziato. Senza più soldi (gli ingenti guadagni sono stati sperperati) e senza più alcuna casa da sogno, il giovane accetta di compiere un lavoro losco. La sua idea? Tornare in sella alla globalizzazione, rifare soldi e ripartire da dove tutto era finito. L'epilogo sarà tuttavia ben diverso. Che le sue storie siano ambientate nei casinò di Macao, nella lussuosa isola greca di Hydra, tra i privilegiati espatriati sulle montagne dell'Atlante in Marocco, o all'interno di un esclusivo condominio di Bangkok, Osborne sa offrire atmosferiche fantastiche dove la trama e la riflessione proseguono di pari passo.
Senza entrare nei dettagli di ogni singola storia, come ha praticamente sempre fatto nella sua brillante carriera Osborne ha inserito elementi criminali e misteriosi in mondi esotici e lontani. Il mix può avere un effetto estraniante per chi non è abituato a viaggiare. Niente paura però, perché chiunque è in grado di cogliere almeno uno (o più) dei significati contenuti in ogni libro di questo autore eclettico e cosmopolita (nel 2024 lo abbiamo intervistato in esclusiva). La sua grande qualità, infatti, è quella di trasformare luoghi apparentemente remoti in uno specchio della tragedia occidentale contemporanea. Le spiagge dell'Oman, le foreste della Papua Nuova Guinea, le isole Andamane o i grattacieli di Hong Kong non sono semplici scenari esotici, ma laboratori in cui osservare il comportamento umano quando il denaro, il prestigio sociale o la sicurezza personale smettono improvvisamente di proteggerci. È proprio in quel momento che i protagonisti rivelano la loro fragilità, mostrando quanto sia sottile il confine tra successo e rovina. "L'angelo in fiamme" è una raccolta che si legge come un romanzo d'avventura e si ricorda come una riflessione sul nostro tempo: il libro ideale da mettere in valigia quest'estate, a patto di essere pronti a tornare dal viaggio con qualche certezza in meno.