Chi l'avrebbe mai detto che Fabrizio Corona sarebbe diventato il censore del giornalismo gossip. Ma non quello a cui era abituato lui: calciatori, veline e fenomeni da baraccone vari del mondo dello showbiz. Gossip di potere. Al centro il caso Minetti, il polverone alzato dal Fatto Quotidiano sulla grazia del Presidente della Repubblica su impulso del ministro Nordio all'ex igienista dentale (ex tra l'altro dello stesso Corona). Una notizia a cui tutto il Paese – compreso il Quirinale – è andato dietro per giorni. Ci ha messo il carico Ranucci a "È sempre Cartabianca", paventando degli incontri segreti fra Nordio e il marito di Minetti Cipriani in Uruguay. Suggestioni, congetture, teoremi poi rivelatisi, per ora, senza basi. Il caso si è via via sgonfiato e la procura generale di Milano non ha trovato elementi per cambiare parere sulla grazia. Un carrozzone mediatico che ha tenuto l'Italia in scacco per settimane senza poi nessun riscontro, e allora Fabrizio Corona, sul suo profilo X, è partito all'attacco: "Marco Travaglio e il suo pseudo giornale fanno gossip di potere come Ranucci. Entrambi sono i nuovi Signorini, giornalisti asserviti al potere di chi li fa vivere, disposti a tutto pur di essere la prima notizia e il centro dell'attenzione. I loro lettori e il loro pubblico si deve vergognare delle loro minchiate spacciate per inchiesta".
Marco Travaglio e Fabrizio Corona hanno una cosa in comune. Vittorio, il padre di Fabrizio, li univa sotto lo stesso tetto, quello di Indro Montanelli — l'uomo che dell'autonomia dal potere aveva fatto una religione laica. "Io a Fabrizio, nonostante quello che fa e quello che dice anche di me, non posso non volergli un pochino di bene, perché per me è quel ragazzino con la borsa dell'Inter insieme a Vittorio".
Ora lo attacca, ancora. Travaglio e Ranucci sono asserviti al potere, non quello di governo, non quello dei Berlusconi (come Signorini), ma quello della "controinformazione". Del pantheon di buoni da assolvere e l'inferno di cattivi da bastonare. Signorini, Travaglio, Ranucci, per Corona sono facce della stessa medaglia. Cambia il pubblico, cambia l'estetica, cambia il tono, ma la logica è la stessa. "Disposti a tutto pur di essere la prima notizia", Corona gli toglie anche la giustificazione nobile, quella dell'errore in buona fede, del giornalista che ci crede davvero e sbaglia. Li riduce a mera macchina dell'attenzione e del fango. E di macchine dell'attenzione, Corona, se ne intende.