Pochi giorni dopo l’inquietante intervista di Roberto Savi rilasciata a Belve di Francesca Fagnani, la stampa nazionale apprende con interessante ritardo, esattamente 4 mesi prima, ovvero l’8 gennaio 2026, un gregario minore della Banda della Uno Bianca, l’ex poliziotto Pietro Gugliotta, è stato ritrovato impiccato nella sua casa di Colle d’Arba, in Friuli. Nessuno per un bel po’ di tempo, procuratore capo Giuseppe Amato e aggiunta Lucia Russo a Bologna inclusi, dunque, pare aver prestato particolare attenzione a questo strano decesso. A Colle d’Arba, però, nessuno ci crede davvero alla storia del suicidio. Gugliotta era appena andato in pensione e da poco aveva finito di ristrutturare la casa in cui viveva con la sua seconda moglie. Gli avvocati dei famigliari delle vittime della Uno Bianca, Alessandro Gaberini e Luca Moser, infatti, hanno depositato due giorni fa (come riportato dal Resto del Carlino) un’istanza in Procura per richiedere di sentire il prima possibile il tutor ed educatore carcerario di Gugliotta, Franco Ventura, l’unico testimone de relato dei segreti che Gugliotta evidentemente non ha fatto in tempo a raccontare agli inquirenti che a Bologna, dal gennaio 2024, hanno ripreso ad indagare su impulso dell’associazione dei famigliari delle vittime della Uno Bianca.
Nel maggio del 2023, infatti, Alberto Capolungo, presidente dell’associazione ha presentato un esposto nel quale è indicato un possibile collegamento tra la strage di Ustica e la Uno Bianca. In questo esposto si dà particolare attenzione ad alcune dichiarazioni rese proprio da Pietro Gugliotta nel 1995, quando venne arrestato in quanto membro minore della banda della Uno Bianca. In queste dichiarazioni Gugliotta tirava in ballo i fratelli Savi, riferendo ai pm bolognesi dell’epoca le confidenze ricevute da Roberto Savi, il quale gli avrebbe indicato alcune zone montuose dove un Mirage francese, coinvolto nell’azione che causò l’abbattimento del Dc-9, avrebbe sganciato un serbatoio supplementare. Sentire Franco Ventura il prima possibile, secondo i legali Gaberini e Moser, è di vitale importanza per l’inchiesta perché qualcuno potrebbe esercitare nei suoi confronti pressioni, minacce o influenze indebite per ridurlo al silenzio. Evidentemente la storia della Uno Bianca non può ancora dirsi chiusa e c’è ancora molto da raccontare. Gugliotta era un agente della questura di Bologna e operava alle radio. Ruolo cruciale per fornire in anticipo a Roberto Savi, del quale era entrato nelle grazie, informazioni sulle mosse della polizia. Dal 2008 era fuori dal carcere. Si era ricostruito una vita in Friuli dopo 14 anni passati dietro le sbarre per aver fornito informazioni e supporto logistico alla banda della Uno Bianca dall’interno del corpo di Polizia di cui faceva parte in qualità di assistente. Per un po’ di tempo, scontata la sua pena e trasferitosi in Friuli, aveva lavorato in una cooperativa di reinserimento per ex detenuti e quando è stato trovato morto, era in pensione da circa un anno. L’ex poliziotto aveva appena concluso la ristrutturazione della sua casa a Colle d’Arba dove viveva con la sua seconda moglie e poi, proprio lì, è stato ritrovato impiccato, appena finite le vacanze di Natale.
Un suicidio di cui i magistrati bolognesi al lavoro sulla Uno Bianca hanno appreso con impressionante ritardo, tornata alla luce la complessa vicenda in seguito all’intervista rilasciata da Roberto Savi a Belve. Per questa ragione sarebbe avvenuta la perquisizione del 12 maggio nella casa dove 4 mesi prima Gugliotta è stato trovato senza vita. I carabinieri hanno acquisito la relazione sul decesso, parlato con il medico legale che ha ispezionato il corpo e sequestrato gli apparecchi telefonici e il pc dell’ex poliziotto. Circostanze ritenute sospette e che si inseriscono in un contesto molto particolare. Il più giovane dei fratelli Savi, Alberto, dal 2017 è in regime di semilibertà nel carcere di Padova, dove sta scontando l’ergastolo e dove gode di alcuni permessi che avevano già fatto indignare i parenti delle vittime della banda autrice dell’eccidio del Pilastro e di tanti altri fatti di sangue nella Romagna tra fine anni 80 e primi anni 90. Una storia il cui finale ancora non è stato scritto e che certamente ha ancora molto da raccontare. Per questo l’audizione di Franco Ventura è certamente importante, anche se a distanza di quattro mesi dalla morte di Gugliotta. Come si suol dire, meglio tardi che mai.