Da una parte ci sono Itamar Ben-Gvir, di professione ministro della Sicurezza Nazionale, e Miri Regev, ministra dei Traporti. Dall'altra troviamo il ministro degli Esteri, Gideon Saar, ma soprattutto il primo ministro di Israele, Benjamin Netanyahu. Se i primi due hanno attaccato duramente gli attivisti della Global Sumud Flotilla intercettati al largo di Malta dalle forze israeliane, con Ben-Gvir che si è pure fatto riprendere mentre li denigrava, camminando tra loro, inginocchiati a terra e con le mani legate dietro la schiena, Saar e Netanyahu hanno preso inaspettate distanze. Certo, Bibi ha dichiarato che il suo Paese ha tutto il diritto di fermare le "flottiglie provocatorie di sostenitori del terrorismo di Hamas", ma non è affatto rimasto contento del modo in cui il suo ministro ha trattato gli attivisti. Un modo che per Netanyahu "non è in linea con i valori e le norme di Israele". Ancora più critico Saar, che su X ha attaccato Ben-Gvir in maniera esplicita: "Con questa vergognosa dimostrazione hai consapevolmente arrecato danno al nostro Stato. No, tu non sei il volto di Israele".
Ben-Gvir non si fatto intimidire. Ha replicato a Saar accusandolo di "piegarsi ai terroristi" e affermando che qualsiasi scusa israeliana agli attivisti avrebbe inviato un messaggio di "debolezza", "sottomissione" e "resa". In precedenza, rivolgendosi a Netanyahu, aveva chiesto al premier il permesso di imprigionare gli attivisti della Flottilla per "molto, molto tempo". Cosa diamine sta succedendo in Israele? Perché una simile diatriba, per di più su un tema sensibile, è avvenuta alla luce del sole? È utile partire dalle parole di Bibi: "Israele ha tutto il diritto di impedire alle flottiglie provocatorie di sostenitori del terrorismo di Hamas di entrare nelle nostre acque territoriali e raggiungere Gaza. Tuttavia, il modo in cui il ministro Ben Gvir ha trattato gli attivisti della flottiglia non è in linea con i valori e le norme di Israele". Emerge una differenza di vedute figlia delle elezioni nazionali che si preannunciano sempre più vicine. Già, perché i deputati israeliani hanno approvato in prima lettura la proposta di scioglimento della Knesset, il arlamento monocamerale del Paese. In attesa che l'iter venga completato attraverso i lavori in commissione e altre tre letture alla Knesset, è bene sottolineare che l'azione è stata sottoscritta da deputati degli ultraortodossi United Torah Judaism e Shas, dal partito di centrodestra tendente a destra New Hope, e dalle formazioni di estrema destra Religious Zionism e Otzma Yehudit. Quando e se il parlamento verrà sciolto, le elezioni dovranno tenersi entro cinque mesi dall’approvazione, quindi al più tardi tra metà e fine ottobre.
La crepa nel governo di Netanyahu è arrivata dalla fazione ebraica ultraortodossa, di solito stretta alleata politica di Netanyahu ma adesso infastidita dalla promessa non mantenuta dal premier di approvare una legge per esentare la loro comunità dal servizio militare (obbligatorio in Israele). I sondaggi dicono che la coalizione di governo di Bibi è ben lontana dal raggiungere la maggioranza parlamentare. Esiste però anche la possibilità che i partiti di opposizione non riescano a formare una coalizione, lasciando Netanyahu a capo di un governo ad interim fino a quando non si sbloccherà la situazione di stallo. Ognuno fa quindi i suoi calcoli nel nuovo teatrino della politica israeliana. Netanyahu, del partito cardine dell'esecutivo, Likud (32 seggi), prova a indossare un abito istituzionale fuori tempo massimo contrastando le pratiche brutali di Ben Gvir; Regev, sempre di Likud, soffia sul fuoco del nazionalismo ma limitandosi alle (pesanti) offese verbali; Saar, di New Hope, è nettamente più moderato; Ben Gvir rappresenta invece le istanze dell'estrema destra religiosa di Otzma Yehudit (6 seggi). Fino a oggi la formula coalizione di destra + ultra-ortodossi + estrema destra aveva consentito a Netanyahu di restare al potere. Il suo futuro è tuttavia improvvisamente incerto. E l'effetto domino innescato dalla vicenda della Flottilla potrebbe presto generare importanti cambiamenti.