La scomparsa di Daniele Compatangelo nel luglio scorso ha lasciato tutti sconcertati sin dall’inizio perché si trattava del corrispondente dalla Casa Bianca di La7, nonché autore della telefonata della discordia a Donald Trump: causa dell’enorme incidente diplomatico con Giorgia Meloni. “Il letto di camera sua era rotto, il materasso appoggiato al muro, sul suo corpo non c’erano segni di percosse. A parte questo non so nulla sulla morte di mio figlio” racconta la madre, Renata Freccero, sul Secolo XIX, informata a tal proposito dal detective dell’Arlington County Police Department, che le avrebbe parlato del probabile infarto. “Ad oggi, dopo oltre un mese dalla tragedia, non abbiamo alcuna notizia certa” continua la madre, ma su Adnkronos oggi è uscito un articolo di Iacopo di Luzi, corrispondente Sky dalla Casa Bianca, che fa un po’ di chiarezza su questo pasticcio di verità e false notizie sulle cause dell’infarto fulminante che si è portato via Compatangelo, la cui salma, alla fine tornerà in Italia, a Fiumicino, domani. Sarebbe stato il lungo iter burocratico ad aver rallentato tutto il processo, reso ancora più complicato dal fatto che Daniele Compatangelo era cittadino statunitense da ben 15 anni. Addirittura, Renata Freccero, come ha raccontato a noi di MOW distrutta dal dolore, avrebbe dovuto dimostrare alle autorità americane di essere davvero la madre di suo figlio. Il periodo estivo, come riporta Adnkronos, poi, non avrebbe aiutato a sveltire le pratiche, anzi.
Il passaggio, poi, che ha sollevato più dubbi è stata proprio l’autopsia preliminare, eseguita a circa una settimana dal decesso – i tempi di attesa possono essere compresi tra le otto e le dodici settimane – non erano stati esaustivi. “Una cosa strana, ma può succedere in queste circostanze”, ha spiegato all’Adnkronos un collega di Compatangelo che ha seguito passo passo il caso con il detective dell’Acpd. L’ipotesi di avvelenamento prospettata dalla madre nell’intervista al Secolo XIX non è stata segnalata dalle autorità di Arlington. Anche il letto, ritrovato spaccato, era rotto da tempo, dato che già la famiglia era a conoscenza di questo dettaglio e non c’entra evidentemente nulla con la morte di Daniele Compatangelo che, per le autorità statunitensi, sarebbe da ricondurre a cause naturali. Dal 20 luglio a oggi, però, si è scritto e detto di tutto: e che il corpo di Compatangelo sarebbe stato cremato, ma la madre ha dovuto smentire; e che Compatangelo era cardiopatico, anche se non è esattamente così. Abbiamo parlato con la famiglia del povero Daniele e su questo ci ha aiutato a fare un po’ di chiarezza. Già suo nonno Andrea morì d’infarto e suo padre ne sopravvisse in quanto assistito da un amico, dunque esistono questi precedenti in famiglia, ma Daniele non aveva mai fatto accertamenti in tal proposito e quando è morto, nella stanza del suo residence era solo. Inoltre, contrariamente a quanto si legge nell’intervista rilasciata al Secolo XIX, l’Fbi non sarebbe mai stata coinvolta nel caso. Ad ogni modo l’allarmismo che si è venuto a creare nell’informazione italiana è pienamente comprensibile e necessario. Dove ci sono punti non chiari è giusto che il giornalista faccia i dovuti approfondimenti senza escludere alcuna pista. D’altronde non si è parlato di un giornalista qualsiasi, ma di un professionista con fonti di estremo pregio, come ad esempio il segretario di stato Marco Rubio e in grado di contattare direttamente il Presidente degli Stati Uniti Donald Trump. L’ultimo servizio avrebbe dovuto realizzarlo per il programma di Luca Telese e Marianna Aprile, In Onda, ma come riferito alla madre tramite uno dei suoi ultimi messaggi whatsapp, sarebbe “saltato”. Abbiamo contattato, a proposito Luca Telese per avere qualche notizia in più a proposito.
“Nessun retroscena misterioso. In realtà Daniele doveva collegarsi come faceva sempre per la puntata lunga e di solito era lui a dirci quale fosse il punto su cui voleva intervenire. E quindi noi, la puntata era credo quella di martedì, lo stavamo cercando e non rispondeva. Eravamo preoccupati perché ci chiedevamo come fosse possibile che uno così preciso, serio, meticoloso non ci rispondesse. Il telefono era staccato e poi ci è arrivata questa voce. La collega del Corriere della Sera ha detto: ‘Guardate, forse è stato male, forse è accaduto qualcosa’. E quindi abbiamo scoperto che lui, in realtà, era morto due sere prima”. Tra le altre notizie circolate e date per vere c’è quella per cui il corpo di Compatangelo si sarebbe dovuto cremare per il costo eccessivo (circa 25mila dollari) del suo trasporto in Italia. In tal caso avrebbe dato l’autorizzazione la famiglia. Ma è una ricostruzione totalmente sbagliata. “Mi ricordo però, e questo potrebbe dirlo meglio la madre, che vi sia stata una discussione, come capita fra i parenti, sulla volontà di Daniele di essere cremato oppure no”.
Cosa che Renata Freccero nega categoricamente nell’intervista al Secolo. “Però il costo non è mai stato argomento di discussione”. Continua Telese, “anche perché già l’Associazione dei Cronisti della Subalpina aveva detto che avrebbe anticipato le spese e poi casomai chiesto una compensazione, qualora i costi fossero stati eccessivi”. Tra le altre varie ricostruzioni si è parlato anche del fatto che La7 si sarebbe dovuta offrire di pagare il rientro della salma in Italia. “Questa è un'illazione infame. Molto semplicemente è una spesa che non potevamo fare direttamente noi. Sia come persone sia come azienda abbiamo detto: ‘Bene, se c'è questo costo da sostenere noi partecipiamo senza nessun problema’. L’avrei pagato io integralmente, ma il punto è che ci è stato detto: ‘No, guardate, c'è questa discussione, loro probabilmente preferiranno cremare la salma e quindi non ci sarebbe stato questo esborso’. Non è che tu arrivi e dici: ‘Vabbè, funerale è pagato’. Non funziona così. Una cosa, fra l'altro, molto simile è accaduta quando è mancato mio padre. Una discussione legittima. Mi fa inca**are che si sia cercato di far passare questa versione miserabile, che proprio non ha nessun senso”.