“Sono giorni estremamente difficili e dolorosi per tutti noi. Cerchiamo di andare avanti, purtroppo senza il perno della nostra famiglia”. Francesca Macrì risponde così quando la contattiamo per chiederle come sono andate le cose nel giorno del funerale di suo padre, Antonio Macrì. Ciò che sappiamo è questo: il rito si sarebbe dovuto tenere alle 17 al Santuario di San Domenico di Soriano Calabro. Poco prima dell’inizio alcune auto delle forze dell’ordine sono arrivate sul posto e hanno interrotto la celebrazione. Per ora il questore non ha reso note le motivazioni. Chi voleva rendere omaggio ad Antonio Macrì è comunque rimasto intorno alla camera ardente fino a sera per l'inumazione. Solo i familiari e i conoscenti stretti, però, hanno potuto assistere. Francesca Macrì ha poi pubblicato una storia sui social in cui ringraziava coloro che erano presenti e mandato un messaggio a quelli che invece non c’erano: “Ognuno si racconta attraverso le proprie scelte. lo, semplicemente, le mie le farò da oggi con maggiore consapevolezza. Perché nella vita si può comprendere, si può perdonare e persino andare oltre. Ma andare oltre non significa necessariamente riportare qualcuno al posto che occupava prima”. Non potevano esserci né sua figlia Aurora Simoncini, moglie di Marco Ferdico, né i nipoti: sono sotto protezione dopo che Ferdico è diventato un collaboratore. Noi abbiamo l'abbiamo chiamata per chiederle quindi a chi fossero indirizzate quelle parole.
Partiamo dal funerale: cosa è successo?
La sera del 23 e la mattina del 24 tutto si è svolto in maniera naturale e secondo le consuete modalità. Il 24 pomeriggio, intorno alle 15, abbiamo ricevuto una notifica dalla Questura di Vibo Valentia, nella quale ci veniva comunicato che il funerale, inizialmente previsto per le 17, sarebbe stato annullato e che la salma sarebbe stata sottoposta a sequestro. Eravamo sconcertati da questa notizia e abbiamo cercato di comprendere quali potessero essere le motivazioni alla base di questa decisione. Poco dopo è arrivata un’ulteriore comunicazione in cui si diceva che il funerale avrebbe potuto svolgersi, ma alle ore 19. Noi continuavamo a non capire.
Sul posto sono arrivate le volanti delle forze dell’ordine.
Sì, hanno eseguito tutte le verifiche del caso. Nulla da dire nei confronti delle persone che svolgono il proprio lavoro e che stavano adempiendo ai propri compiti. Ma era davvero necessario intervenire in quel momento? In un momento in cui la sofferenza annebbia la mente? In un momento in cui la famiglia e tutte le persone che gli hanno voluto bene erano lì per dargli un ultimo saluto? Era necessario violare un momento così intimo e delicato?
La decisione finale come vi è stata comunicata?
La benedizione della salma avrebbe dovuto avvenire in forma strettamente privata, alla presenza dei soli congiunti più stretti, alle ore 19, non nella chiesa del paese, ma nella chiesa del cimitero. Il trasporto della salma dal luogo in cui si trovava avrebbe dovuto avere inizio alle ore 18:30, con arrivo nel luogo in cui si sarebbe svolto il rito nel più breve tempo possibile e senza soste; il rito avrebbe dovuto concludersi entro le ore 20 e il cimitero sarebbe dovuto rimanere chiuso per tutta la durata della funzione.
Come avete preso la cosa?
Noi ci siamo attenuti con totale rispetto a tutte le disposizioni che ci sono state comunicate. Ma, inutile dirlo, la rabbia e l’amarezza sono immense, soprattutto perché tutto questo è avvenuto senza che ci venisse fornita una motivazione. Ci è stato imposto di salutarlo secondo modalità decise da altri, senza che ci fosse data la possibilità di vivere quel momento secondo il nostro dolore, le nostre esigenze e, soprattutto, nel rispetto della persona che era.
Tuo padre mai ha avuto a che fare con processi o indagini relative all'ndrangheta?
Non è mai stato indagato e che non ha mai commesso alcun reato. Era un uomo pulito, ligio al lavoro e al dovere, rispettoso e rispettabile. Una persona che, ovunque andasse, sapeva farsi voler bene. Ha lavorato per anni nel Corpo della Protezione Civile, sempre disposto ad aiutare chiunque avesse bisogno. Era un uomo dal cuore grande: un padre presente, un nonno amorevole, un fratello, uno zio.
Che spiegazione ti sei data?
Darsi delle spiegazioni, in questo momento, non è facile. C’è tanta rabbia, e la rabbia inevitabilmente offusca anche la lucidità. Posso fare delle ipotesi e darmi delle spiegazioni, ma la vera motivazione non spetta a me dirla.
È possibile che ci sia un collegamento con la situazione di Aurora e la vicenda di Ferdico.
Quale colpa può avere un padre se le proprie figlie decidono di compiere determinate scelte di vita? Ha forse pagato la colpa di essere il nonno di Aurora? E che cosa avrebbe mai potuto avere lui a che fare con questa storia? Eppure sì, ha pagato. Perché le scelte mie e di altre persone sono ricadute su di lui. Ha dovuto subire un ultimo saluto e un funerale le cui modalità e il cui trattamento, per come li abbiamo vissuti, sono sembrati quelli riservati a un criminale e non alla persona che ho appena descritto. Ha pagato proprio nel momento in cui avrebbe dovuto essere salutato e accompagnato per l’ultima volta con dignità, rispetto e amore.
Rispetto a chi era presente cosa hai da dire?
Quel giorno c’era una famiglia che aveva bisogno di silenzio, rispetto e raccoglimento. Invece ci è stato negato anche questo. C’erano giornalisti, continue riprese e domande. Noi stiamo vivendo uno dei momenti più difficili della nostra vita. Il dolore non è uno spettacolo.
Si è vociferato anche che tua figlia fosse presente e che alcuni l’abbiano vista, intorno alle 2 o alle 3 di notte, scortata al cimitero.
No. Non è vero. Si tratta di una notizia completamente falsa. Io non so neppure come Aurora sia venuta a conoscenza di ciò che era accaduto. Non la sento e non ho contatti con lei. Aurora non ha chiamato a casa e non può farlo. Posso soltanto immaginare quanto avrebbe voluto stare accanto al nonno negli ultimi giorni, stringerlo a sé e salutarlo. Era profondamente legata a lui, innamorata di suo nonno, e posso soltanto immaginare quanto sia stato difficile e straziante apprendere la notizia. Immagino quanto avrebbe voluto dargli un ultimo bacio e un ultimo saluto. Eppure, per cause di forza maggiore, non ha potuto nemmeno fare una telefonata a casa, né condividere con noi quel dolore. Quindi no: la scorta non aveva nulla a che fare con lei.
Ora cosa vi aspettate?
Meritiamo delle risposte e delle spiegazioni, perché ciò che è accaduto è per noi difficile da comprendere e da accettare. Mio padre meritava un saluto degno dell’uomo che era, indipendentemente dalle scelte e dalle decisioni di altre persone. E noi, come famiglia, meritavamo di poterlo piangere in silenzio, senza sentirci osservati, giudicati e privati anche della possibilità di vivere il nostro dolore nella nostra intimità. L’unica cosa che, in tutto questo, riesce a darmi un po’ di pace è sapere che nulla di ciò che è accaduto ha cambiato la nostra visione di lui. Sarà ricordato sempre e soltanto per il grande uomo che è stato e che rimarrà per sempre nei nostri cuori.
Nel tuo messaggio sui social, però, ti sei rivolta anche alle persone che non erano presenti, dicendo che la tua considerazione nei loro confronti sarebbe cambiata. Ti riferivi quindi anche ad Aurora e Marco?
Non ce l’ho con nessuno. E non mi sembra corretto avercela con Marco e Aurora. Nel mio cuore loro sono sempre loro, anche se non li ho seguiti, anche se oggi non ho contatti e non ho loro notizie. Lei è mia figlia, lui è suo marito e i bambini sono i miei nipoti. Per questo parlare di “avercela” con loro mi sembra quasi ridicolo. Non posso però mentire: ho fatto le mie riflessioni sulle ultime vicende.