Tutti parlano di una pessima e brutta “anti-Vannacci”, ma parrebbe, tale modifica alla legge elettorale, più che altro un calza-scarpe pro-Calenda, dato che l’emendamento Richetti esonera un partito, Azione, dal dolore fisico di doversi chinare a raccogliere migliaia di firme per partecipare alla corsa per le politiche in quanto gruppo parlamentare presso almeno una delle due camere entro il 31 dicembre 2025. Che Roberto Vannacci e compagnia bella di futuristi nazionali ed ex missini dovranno andare porta per porta (si fa per dire), probabilmente sarà per loro motivo di orgoglio che non passerà inosservato dagli elettori e l’ennesima medaglia all’onore da esibire sul petto insieme a tutte le altre spillette. Inoltre, quelle firme, potrebbero addirittura non rivelarsi quel grosso ostacolo alla loro avanzata di cui in molti parlano. E se lo fosse, tanto meglio. Aiuterebbe ad arricchire l’idea dell’accerchiamento e dell’isolamento per paura di un nuovo attore politico. Dalla posizione strategica della destra che più a destra non è che non si può, ma non si deve, Futuro Nazionale incassa scacchi matti su scacchi matti. Come si muovono gli altri attori politici che scelgano una mossa cucita su misura attorno a Fn per contrastarlo, si fanno del male da soli. Sembra non esserci via di scampo.
Assieme ad Azione, si salvano dalla faticaccia della raccolta fiirme Avs, Italia Viva e Noi Moderati. Più Europa di Riccardo Magi e Partito Liberaldemocratico di Luigi Marattin ne restano fuori e si uniscono al coro delle critiche provenienti dalle file di Futuro Nazionale. Il punto cruciale del discorso è che Azione, probabilmente, dovesse raccogliere le firme necessarie da cui attualmente è esonerata, farebbe una non indifferente fatica, data l’agonia consensuale in cui riversa il partito. L’approvazione in Commissione da parte dei politici di centro-destra, Fratelli d’Italia incluso, è un vero e proprio colpo basso i cui effetti non sono affatto certi e non necessariamente avvantaggeranno una maggioranza il cui esito negativo del referendum incassato in primavera segnala un voto di massa degli astenuti. Chi ha votato No erano al referendum per la separazione sulle carriere erano gli astenuti che, a prescindere dal contenuto della riforma, hanno segnalato la loro esistenza a differenza della bassa affluenza che hanno portato Fratelli d’Italia all’attuale quantità di seggi in parlamento e senato. Il passaggio, poi, contro le preferenze, verso cui si è espressa a lungo la Premier rischia di accentuare ulteriormente la delusione dei suoi elettori, ormai convinti che i vecchi sovranisti si siano ormai imborghesiti e che ci sia bisogno di cambiare aria.