Nell'intervista di ieri sera, rilasciata al direttore di MOW Moreno Pisto e mandata in onda a Lo Stato delle Cose di Massimo Giletti, l'ex socio africano di Lavitola Ben Chimutengo ha detto cose pesantissime contro il faccendiere e suoi soci nel progetto del carbon credit: Fabio Mazzoni e Gianluca De Marchi (soci di Neutralia ma anche Presidente e CEO di Urban Vision, società che si occupa di affissioni pubblicitarie e comunicazione). Ha parlato di possibile riciclaggio, di soldi che attraverso di lui e della società Afrocarbon passavano da Neutralia alle società africane di Lavitola in Zimbabwe, Camerun e Sudafrica. Un giro strano, che lo avrebbe spinto a segnalare alle autorità e a congelare i conti.
Delle rivelazioni che hanno scatenato la reazione immediata dell'amministratore di Neutralia Fabio Mazzoni che ha scritto alla redazione di Giletti: “Neutralia non ha mai impartito nessuna disposizione a Chimutengo che lo autorizzasse a gestire i fondi di Neutralia per finalità diverse dal progetto AfroCarbon”.
Questa mattina subito dopo è uscita sul Fatto Quotidiano un'intervista-difesa di Mazzoni. Al quotidiano il Presidente di Urban Vision dice di non essere a conoscenza dell'esistenza di Future Awaits South Africa, la gemella sudafricana del brand Lavitola gestita da Chimutengo per conto del faccendiere, da cui lo stesso Lavitola avrebbe effettuato prelievi di denaro per finalità personali tra il settembre del 2024 e il luglio del 2025.
Ammette poi i pagamenti a Tavares, “riferiti a un nominativo che ci era stato indicato come quello di un collaboratore del progetto”, escludendo però pagamenti effettuati “personalmente al sig. Lavitola, dal momento che gli unici bonifici effettuati sono stati ‘in favore delle società e dei fornitori coinvolti nello sviluppo del progetto’, e si sono interrotti, ‘dopo i fatti di cui abbiamo appreso’”. Dunque con la sospensione dell'accordo a marzo 2026, ma anche in questa difesa c'è più di qualcosa che non torna, analizziamole.
Mazzoni a Giletti dice: “Neutralia non ha mai impartito nessuna disposizione a Chimutengo che lo autorizzasse a gestire i fondi di Neutralia per finalità diverse dal progetto AfroCarbon”, e al Fatto aggiunge che non erano stati effettuati pagamenti “personalmente al sig. Lavitola” Semplice da dire, e nei fatto corretto, ma Mazzoni, nelle vesti di direttore di Afrocarbon, è comunque responsabile ed è tenuto a vigilare sui flussi in entrata e in uscita dalle casse societarie. Se i soldi nei fatti finivano nelle casse delle società di Lavitola che poi, come si è visto, ne disponeva a suo piacimento, un direttore non può semplicemente girarsi dall'altra parte.
Ma la vera bomba è un documento firmato da Mazzoni e datato Novembre 2025, dove il direttore di Afrocarbon affermava, scagionando Chimutengo dalle accuse di appropriazione indebita di Lavitola: “Considerato che il Sig. Benjamin Chimutengo opera come rappresentante fiduciario all'interno di Afrocarbon e non ha controllo indipendente sui conti bancari della società, Neutralia S.r.l. è pienamente consapevole che egli non avrebbe potuto, in alcun modo, trarre benefici personali o appropriarsi di fondi da quei conti per finalità diverse dall'uso aziendale, avendo sempre agito in conformità alle istruzioni ricevute”. Dunque, a detta dello stesso Mazzoni, almeno fino a novembre 2025 Chimutengo non aveva “controllo indipendente sui conti bancari della società”, e avrebbe sempre agito “in conformità alle istruzioni ricevute”.
E poi, il modo di chiudere il contratto, è quantomeno curioso. Libero ha riportato l'accordo. dove Neutralia, che ricordiamo sospetta di essere stata ingannata da Lavitola, si impegna a versare al patron del Cefalù quanto pattuito, altri 400mila euro in comode rate da 44mila tra aprile e dicembre quale “investimento residuo”. Poi Lavitola, incassati i soldi di Neutralia, ha anche l'obbligo di rimborsarglieli, pagando alle controparti 1,8 milioni di euro entro giugno 2027, le somme complessivamente versate da Neutralia a titolo di investimento. Inoltre Neutralia conserva il diritto a un “corrispettivo variabile” pari al 25% del “ricavato netto” che verrà realizzato attraverso la monetizzazione dei carbon credit generati dalle concessioni già acquisite.
Insomma, Neutralia finisce di finanziare, ottiene il rimborso e poi esce ma continua a conservare un quarto dei futuri risultati economici, e mantiene anche il diritto a nominare un revisore a proprie spese, ad accedere alla documentazione contabile delle società africane coinvolte e a ricevere un report scritto ogni tre mesi sullo stato di avanzamento del progetto.
Una risoluzione non proprio totale e definitiva. Anzi, Neutralia rimane in effetti beneficiaria degli affari di Lavitola in Camerun, conservando diritti sulle concessioni già acquisita che, secondo lo stesso accordo ammonterebbero a una superficie complessiva di circa 2 milioni di ettari fra Camerun e Zimbabwe. Sull'accordo e sui precedenti le parti stabiliscono di mantenere il massimo riserbo, forse, insinua sibillinamente Amadori su Libero, per coprire le tante stranezze.
Ha poi ammesso pagamenti in Camerun, “riferiti a un nominativo che ci era stato indicato come quello di un collaboratore del progetto”. Ma chi risponde a questo misterioso nominativo? Se è Tavares, Mazzoni lo conosceva eccome, e lo dimostrano le foto del 2024 alla COP29. E poi, se i pagamenti si sono fermati a marzo 2026, perché a maggio continuavano a partire secondo Libero soldi verso il Camerun? Soldi indirizzati a tal Tchapeu Aime Gaston, ventisette anni appena compiuti, ritenuto vicino a Clesio Gomes Tavares.
Nello stesso periodo poi, oltre a Gaston, Mazzoni (a contratti chiusi ricordiamo) inviava denaro anche all'avvocato Tariro Shoko, legale di Lavitola in Zimbabwe, e a Mpeoane Lenkoe, che si occupa degli investimenti per il gruppo finanziario sudafricano Liberty Group, di proprietà di Standard Bank. Secondo Libero dunque soldi da Mazzoni verso Camerun, Zimbabwe e Sudafrica, gli stessi luoghi dove avevano sede le tre Future Awaits africane.
Ma poi, perché Neutralia continua ad eludere e minimizzare, senza fare interamente chiarezza in modo trasparente? Già dopo l'emersione della cena avevano risposto: “Carbon credit? No, solo carboidrati”. Hanno parlato di cena casuale, circostanza smentita dallo stesso Lavitola, parlano di un progetto “potenziale” che in realtà era già in atto almeno dal 2024, con accordi per la costituzione di nuove società, foto (alla COP29 posavano insieme Chimutengo, Gomes, Mazzoni e Giuseppe Lavitola) e bonifici. E poi, interpellati, non hanno mai risposto con chiarezza. Anche con noi, quando abbiamo provato a contattarlo, Mazzoni ha eluso. Al sentire il nome di Lavitola ha chiuso il telefono, per poi rispondere sinteticamente per messaggio parlando di un progetto “successivamente chiuso a seguito dell'emersione di criticità nella gestione e nei sistemi di controllo”.
Ma quindi se, come dicono, sono emerse criticità nella gestione e nei sistemi di controllo, perché non hanno denunciato? Si tratta comunque di un affare milionario. Chimutengo, che loro accusano di falsità, lo ha fatto, rimettendosi nelle mani di un giudice terzo per fare chiarezza. Loro anzi, nel contratto, hanno deciso di omettere per iscritto le ragioni della risoluzione.
E poi a cosa ci si riferisce nello specifico quando si parla di criticità nella gestione e nei sistemi di controllo? Allora ha ragione Chimutengo? Che ha congelato i conti riscontrando proprio delle anomalie?
Caro Mazzoni qua non si vuole ipotizzare nessun reato, nessuna condotta fraudolenta di Neutralia o di Urban Vision, ma è necessario soprattutto in questo contesto far luce su un rapporto economico di Neutralia con Lavitola che fin dagli albori si è rivelato opaco. Le domande, a questo punto, gliele giriamo direttamente, sperando in una risposta finalmente chiara e trasparente.