Mentre social e web sono pervasi da gente che blatera illudendosi di 'condurre' podcast e perfino di realizzare interviste interessanti, finalmente arriva l'unica, indiscutibile regina della chiacchiera cazzara a illuminar l'abisso di tedio ed egomostruosità oramai leader del settore. Victoria Cabello sforna il suo primo podcast, 'Fuori di Cabello', riconfermando quanto la vita sia strana assai: nata per intervistare, in un mondo normale, sarebbe stata la capostipite di questo genere che da anni pratica un po' chiunque dagli over 30 nello scantinato di mammà a starlette insapori che s'improvvisano gran maestre cerimoniere (di 'sta ceppa). Invece no, abbiamo dovuto aspettare, sorbendoci non pochi strazi. Ma ora la via crucis è terminata, Victoria Cabello c'è. Ospite d'esordio, Alessandro Borghese e la puntata è geniale fin dal titolo: "Cuoco Cammina con Me". Scritto a quattro mani con l'autore tv Alessandro Mannucci, 'Fuori di Cabello' segna il grande ritorno della queen delle interviste. Che non delude, anzi, rilancia: i moltissimi cresciuti a pane, Mtv e 'Very/Victor Victoria' ritroveranno tutto ciò che di lei amano da sempre, gli altri scopriranno un nuovo modo di fare intrattenimento, ossia il più onesto: la nobile arte del perculo (con soverchia, irresistibile maestria).
Allora, partiamo dalle buone notizie. Per una volta, sono tante, anzi tutte: oltre che per il tanto atteso ritorno della Regina Victoria, 'Fuori di Cabello' è apprezzabile per un numero di motivi che tende all'infinito. Ma cercheremo di farla breve. In primis, questo podcast ha sacro rispetto del nostro tempo: poco meno di 40 minuti e la puntata è andata, finita, non si tramuta nel solito sequestro di persona sotto mentite spoglie. Ci sono podcast che durano due ore a episodio, due ore che trascorrono con il sedicente 'conduttore' (o i sedicenti 'conduttori') a estrapolare la lanugine ombelicale dell'intervistato, arrivando alla bella e insperata conclusione che sia fighissima, forse composta perfino ed esclusivamente d'oro zecchino. Dimenticatevi tale agonia dal telefonatissimo finale, 'Fuori di Cabello' è un'altra storia (grazie al cielo! O alla lanugine ombelicale delle nuvole, non so). Intanto, siamo dissequestrati.
La prossimità tra ospite e conduttrice è un altro elemento, magari più tecnico, ma che partecipa di prepotenza alla riuscita del format, lato mood e atmosfera: i due si guardano in faccia tutto il tempo, grazie allo split screen, e possiamo quindi vederne ogni reazione da vicino. In più 'sono' vicini. A differenza degli altri podcast dove assistiamo, in genere, a una distanza quasi siderale tra le parti, anche quando i discorsi si fanno più 'intimi', in proporzione, uno sta a Caltanissetta e l'altro a Rogoredo. Nonostante i microfoni, quasi stupisce che non debbano gridare per farsi 'sta chiacchiera. La vicinanza tra Cabello e il proprio ospite non è solo simulata ma si riflette al 100 % nei contenuti dell'intervista: la Regina Victoria non crede a quasi nulla di quanto le viene detto e, incredibile ma vero, se non capisce qualcosa, interrompe per chiedere di che si tratti (tipo i priotecnici tecnicismi culinari che Borghese ha sfoggiato in questa prima puntata: li ha distrutti tutti, come avrebbe fatto chiunque di noi, ad averne il coraggio e la faccia tosta. Lei dispone di entrambi, ad ampie damigiane). Così non vediamo l'ora di ammirarla alle prese con i prossimi ospiti: da Emma Marrone a Diletta Leotta, il piatto è ricchissimo. Più che il personaggio in sé e per sé, alla fine il parterre da cui attingere, sempre quello è, stavolta la vera attesa è per l'incontro tra ognuno di loro e lo tsunami con frangetta Victoria. E questo non si può mica certo di tutti gli host, anzi, di nessun altro finora.
La location è straordinaria (e orgogliosamente arredata dalla stessa conduttrice): tappeti a pelo lungo posati su tutte e quattro le pareti del cubicolo in cui avviene la chiacchiera. Chiacchiera che avviene mentre i due sono seduti su sedie di plastica bianca, quelle delle spiagge, dei baracci, quelle brutte insomma. 'Fuori di Cabello' è un podcast che non se la mena, non si prende sul serio, che non vuole insegnarvi niente, né scavare a fondo scovando chissà quali turpi segreti dell'ospite. Ma chissenefrega quando lo si può semplicemente perculare? E infatti in questo coloratissimo podcast, almeno finora ma se abbiamo capito il taglio così sarà sempre, non c'è spazio per i drammi e le sciagure personali dell'invitato vip: esatto, è ancora possibile intervistare un personaggio famoso senza che costui (o costei) si rompa in singhiozzi al ricordo di quando, alle elementari, gli sono state tolte le adenoidi. Pazzesco. Qui gli unici content che potrebbero diventare virali sono scene di gente che ride. E quindi ci siamo, sì, ecco la rivoluzione nei nostri sciagurati tempi in cui chiunque, che sia comunque almeno milionario, va nei podcast per lacrimare (col Vicks?).
Il format si basa molto su domande a risposta multipla e l'escamotage potrebbe sembrare una gabbia. Anzi, lo sarebbe se le opzioni non fossero tanto fuori di melone da evitare il rischio di risposte banali, già sentite, masticate, metabolizzate e vomitate. Non c'è retorica qui, nessuno ha voglia di fare splendida figura, c'è soltanto quella di intrattenere. Spazio così e un ricchissimo menù a base di sfottò su pregi e difetti dell'intervistato (e della stessa conduttrice). Il menù con Borghese è già ricchissimo: dal toast alla banana al membro (completo) di montone, non manca nulla. Ma niente spoiler, non vi faremmo mai il torto di saziarvi anzitempo.
'Fuori di Cabello' è forse il primo podcast con una identità ben precisa e riconoscibile fin da subito. E l'identità in questione non può che essere quella della padrona di casa, Victoria Cabello. Autoironica, sarcastica, basta un suo sguardo per capire cosa pensi della risposta ottenuta, solo che poi all'ospite dà del cazzaro per davvero. In modo tanto elegante e sornione che nessuno potrà mai offendersi. Se seguite podcast di interviste, sapete benissimo quanto i sedicenti 'conduttori' sembrino almeno almeno assopiti durante i lunghi monologhi sempre più ombelicali dell'ospite di turno. Non ci sono domande, nemmeno curiosità improvvise, pare la Santa Messa di Pasqua in cui si celebra un Gesù risorto alla volta. E cotanta passività dell'host viene fatta passare per grande educazione, quasi innato garbo: più non fa niente, più vuol dire che è bravo. Quando in realtà è il peccato originale di questi format: l'assenza totale di personalità di chi li fa - e crede pure d'esser fenomeno. Delle due, in genere, l'una: o paiono morti, oppure sono tanto innamorati della propria voce da non ascoltare nulla, per la smania di procedere alla domanda successiva e, quindi, riascoltarsi beati. Victoria Cabello è la kryptonite di tale invalso borioso malcostume, esattamente l'opposto. Non finge di essere simpatica e spontanea, lo è, ci è nata. E nessuno può impararlo questo, nemmeno studiando tre vite e un quarto.
Quintessenza dell'intrattenimento spensierato, Victoria Cabello è (sempre stata) ciò di cui il pubblico ha davvero bisogno per risorgere dalla noia, dal tedio di una tv sempre più bon ton di facciata e vampiresca nel concreto. Oramai che questa regina debba tornare alla guida di uno show nel piccolo schermo prima di ieri sembra essere diventato un modo di dire, un consumato adagio che alla fine non porta mai a niente, tipo 'li vuoi quei kiwi?' ripetuto a nastro. Ma è anche l'unica, assoluta e purissima verità. Buona la prima, cabeautiful! Anche se cucini di merda.