Ci vuole un fisico bestiale, sì, ma non come credete. Per dirigere il Corriere della Sera ci va aplomb, quel non so ché di britannico e una certa propensione all’abnegazione. Si tratta di un incarico para-istituzionale di peso non trascurabile e trovare il profilo giusto per condurre questa grande macchina dell’informazione non è affatto semplice. Serve qualcuno che, al di là di uno specchiatissimo e immacolato curriculum, abbia l’esperienza necessaria per condurre essenzialmente, come un grande direttore d’orchestra, i tempi del silenzio e quelli della parola. Uno dotato del physique du rôle adatto parrebbe il disinvolto Stefano Barigelli, direttore della Gazzetta dalla carta rosa, lo storico quotidiano dello sport che, trasversale allo spirito del tempo e alle caste sociali, è stato arco di trionfo per i grandissimi del giornalismo italiano. O almeno questa è la voce che corre dalle parti di via Rizzoli.
Ormai la guida spirituale, oltre che direttore responsabile del quotidiano, sarebbe ascesa in quell’Olimpo popolato dai prediletti di Urbano Cairo grazie al valore dimostrato sul campo di battaglia. La benedizione del patron di Rcs è pur sempre necessaria e questo lo pone accanto al buon Aldo Cazzullo, suo grandissimo amico. Tra l’altro, per circa un annetto, proprio il figlio del grande scrittore si firma con il doppio cognome, Francesco Cazzullo Maletto, nella sezione Altri Mondi della Gazzetta di Barigelli. Adesso scrive per la redazione web, mentre Cazzullo padre, ad ogni modo, risulta uno tra i papabili alla direzione del Corriere ed è ben noto il principio di questa sua corsa al “Quirinale” del giornalismo italiano. Battezzata, niente meno, da un Mario Draghi in splendida forma in quella prodigiosa e barocca chiesa di Sant’Ignazio di Loyola a Roma. “Quando eravamo i padroni del mondo” venne infatti presentato insieme all’autore dal più grande banchiere d’Europa in quel piccolo gioiello architettonico, omaggio all’illusione, le cui volte sono ricoperte di affreschi che ne prolungano le colonne portanti in un cielo dipinto fra mille allegorie. E, una cupola inesistente, dipinta in prospettiva per mancanza di fondi che ne permettessero la costruzione di una vera, ai tempi. Una benedizione in grande stile per un raggiante futuro, macchiato però verso il traguardo dalla controversa sparata su Sal Da Vinci, della cui opportunità in molti hanno dubitato. Nulla però a cui non si possa, in fin dei conti, porre rimedio mettendoci una bella pietra sopra. Esiste infatti chi il tandem Barigelli-Cazzullo alla direzione del Corriere, lo benedice eccome. Sarebbero un po’ come spirito apollineo e dionisiaco, dicono, più che mai necessari l’uno all’altro per completarsi a vicenda. Chissà, però, se alla fine il grande scrittore accetterà davvero di avventurarsi in un percorso decisamente istituzionale, ma soprattutto, piuttosto burocratico.
La burocrazia, si sa, è la criptonite della poesia e questa gabbia professionale in qualche modo potrebbe limitare la “tagliente” creatività di Aldo Cazzullo che, tutto sommato, gode di parecchia libertà e autonomia nel suo abito, tagliato su misura, di vice-direttore ad interim. Qualora, appunto, non dovesse avverarsi l’ipotesi Cazzullo c’è già chi parla di Fiorenza Sarzanini, punto di riferimento della cronaca giudiziaria. Esperta di sicurezza, terrorismo, servizi segreti e grandi inchieste. Sarzanini darebbe certamente un’altra impronta a via Solferino, donando alla grande macchina dell’informazione di via Solferino una sensibilità politica forse più spiccata e tecnica rispetto all’ipotesi ormai ribattezzata “Apollo-Dioniso”, che, comunque, rimane pur sempre quella più accreditata. Dunque, staremo a vedere, la primavera è arrivata in anticipo quest’anno e, in mezzo a mille bufere, guerre, referendum e poli-crisi, i tempi parrebbero maturi per un cambio di pelle dopo l’ormai più che decennale regno di Luciano Fontana.