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23 giugno 2026

Dalla mamma di Andrea Sempio a Manuela Bianchi sempre colpa dei media? C'è altro da dire, anche se è antipatico

  • di Morena Zapparoli Funari Morena Zapparoli Funari

23 giugno 2026

Dopo il ricovero di Manuela Bianchi per overdose di tranquillanti, come già accaduto per Daniela Ferrari, torna l'accusa contro i media e la presunta gogna mediatica. Ma è davvero giusto attribuire a stampa e televisione la responsabilità di gesti estremi? Oppure è solo comodo...

Foto di: Ansa

Dalla mamma di Andrea Sempio a Manuela Bianchi sempre colpa dei media? C'è altro da dire, anche se è antipatico

Ci risiamo. E’ passato solo qualche giorno dall’episodio che ha coinvolto Daniela Ferrari, madre di Andrea Sempio, finita in rianimazione per aver assunto una dose eccessiva di psicofarmaci che la stessa sorte è toccata ad un’altra protagonista di uno dei più discussi casi di cronaca degli ultimi tempi.

Manuela Bianchi, nuora di Pierina Paganelli, è stata ricoverata in codice rosso per un’overdose di tranquillanti assunti tra la notte di sabato e domenica mentre si trovava nell’abitazione del padre. E, come nel caso della madre di Sempio, subito i legali della Bianchi si sono affrettati a dichiarare ai media che la propria assistita da 32 mesi è vittima dell’aggressione, dei giudizi sommari, della delegittimazione e della gogna che gli stessi media stanno attuando nei suoi confronti, nei confronti del fratello Loris Bianchi e persino di sua figlia. Ma le cose stanno realmente così?

Andrea Sempio
Andrea Sempio Ansa

Quando una persona è sopraffatta dall’ansia, dalla depressione o dalla voglia di farla finita le cause possono essere molteplici e riguardano la sua sfera più intima, il suo vissuto e il suo inconscio. Per questo motivo mettere in relazione la presunta gogna mediatica con l’assunzione di un’overdose di psicofarmaci è errato oltre che superficiale e persino scorretto dato che i dati sanitari sono informazioni che non dovrebbero essere divulgati neppure dai legali difensori del diretto interessato. Divulgarli somiglia ad un gesto strumentale per accusare la stampa di qualcosa di cui non può essere ritenuta responsabile, significa usare a proprio piacimento quei media che in altre occasioni hanno fatto da cassa di risonanza per diffondere notizie che potevano in qualche modo favorire questo o quel protagonista di un caso di cronaca al centro dell’attenzione dell’opinione pubblica. Nei giorni e nei mesi seguenti alla barbara uccisione della povera Pierina Paganelli assassinata con 29 coltellate nel garage di casa sua, la signora Bianchi e suo fratello hanno più volte presenziato nei vari programmi e talk show di cronaca senza che nessuno li abbia costretti o abbia puntato loro la pistola alla tempia. La signora Bianchi ha divulgato particolari che riguardavano la sua relazione con Louis Dassilva, inizialmente indagato per la morte di Pierina e poi assolto in primo grado dall’accusa e ha ritrattato dopo 17 mesi la prima versione della sua testimonianza circa la presenza di Dassilva nei box di via del Ciclamino non solo con gli inquirenti ma anche con i media. Loris Bianchi ha consumato parecchie ore di presenza nei principali programmi di approfondimento del mattino, del pomeriggio e della sera delle reti televisive pubbliche e private rispondendo alle domande di conduttori e ospiti e accampando ipotesi su chi avesse potuto provare interesse nell’eliminare Pierina. Il motivo per cui i media per dovere e diritto di cronaca hanno dovuto menzionare anche la figlia di Manuela Bianchi, minorenne all’epoca del delitto, riguarda l’alibi che la stessa fornì alla madre e allo zio la sera dell’omicidio! alibi, è importante ricordalo, frutto di una ritrattazione perché inizialmente la ragazza aveva dichiarato agli investigatori che lo zio si era allontanato dall’abitazione alle 22.10, un orario assolutamente compatibile con la commissione del delitto e quindi elemento di forte interesse non solo ai fini dell’indagine ma anche per l’opinione pubblica. E se un elemento è di interesse per l’opinione pubblica, un giornalista deve pubblicarlo.

L’aggressione mediatica che, a detta degli avvocati della Bianchi e anche di Daniela Ferrari, sarebbe conseguita alla pubblicazione di queste notizie, è un effetto collaterale che dai tempi di Tangentopoli (quando dei social media non c’era nemmeno l’ombra!) riguarda tutti i casi di cronaca e non si è certo verificato solo nella vicenda del delitto di Rimini e di quello di Garlasco. I giornali, i siti online e persino i social non possono essere ritenuti responsabili del malessere psichico dei protagonisti dei casi di cronaca più discussi e dibattuti e i moniti colmi di moralismo e lezioni di etica che vengono dagli stessi protagonisti o dai loro legali dovrebbero quantomeno andare di pari passo con un comportamento deontologicamente corretto anche da parte loro a cominciare dalla divulgazione di informazioni e dati che riguardano la sfera sanitaria e intima delle persone coinvolte.

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Foto di:

Ansa

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