Cambiano le stagioni, invecchiano i protagonisti, ma le conseguenze di un’indagine condotta con i piedi restano tutte lì, ben visibili, ad imperitura memoria di come lo Stato sappia complicarsi la vita da solo. O di come – sapientemente - scelga di non vederci chiaro smettendo di guarda a Chiara. Il "fascicolo bis" aperto dalla Procura di Pavia, inutile girarci intorno, è un tappeto sollevato. Solo che sotto non c’era solo la polvere nascosta lì per anni, ma pure l’epicentro di un terremoto che a quasto punto non potrà non arrivare. L’ex comandante del RIS di Parma, Luciano Garofano, ai microfoni del TG1 ha provato a rispondere senza risponder,e tirando in mezzo “le bugie di Alberto Stasi” e ribadendo di non aver nulla da temere nella convinzione dell’ottimo operato suo e dei suoi collaboratori. E’ un’intervista di qualche giorno fa e nel frattempo da quel tappeto è venuta fuori altra polvere.
Il comandante della sezione biologia del Ris di Parma, il tenente colonnello Alberto Marino — all'epoca capitano e consulente della pm di Vigevano Rosa Muscio — mentre depositava report d'accusa lasciava nei cassetti altri esiti. Controanalisi negative sul Dna della vittima liquidate a verbale come "uno sciocco eccesso di zelo"; un Obti test che escludeva categoricamente la presenza di sangue su quei pedali e mai comunicato a nessuno; persino una traccia di Dna maschile isolata il 26 settembre di quel lontano 2013 e rimasto lì come se significasse niente. Ah, c’è pure l'ordine di distruzione dei reperti firmato dallo stesso Marino nel 2016, con sei anni di anticipo rispetto all'autorizzazione della Corte d’Assise d’Appello.
Intercettato da alcuni giornalisti, Marino taglia corto: “Mi piacerebbe molto poter parlare in aula”. Viene da chiedersi, però, se “in aula” fioccheranno i “non ricordo” e i sorrisetti come dentro l’ufficio del PM. Di sicuro ai magistrati di Pavia le sue spiegazioni non sono bastate affatto, tanto da spingerli il giorno stesso a mandare il Nucleo Investigativo a Parma per sequestrare l'intero fascicolo originale del Ris.
Marino sarà riascoltato e verosimilmente anche Garofano. Stessa sorte (anche se secondo indiscrezioni è già successo) per l'ex pm Rosa Muscio, oggi giudice minorile. La magistrato, raggiunta dalla cronista di Massimo Giletti mentre sale su un treno, ha rifiutato il confronto con il microfono. Con i colleghi magistrati, c’è da augurarselo, dovrà andare meglio per forza, sperando usino con lei modi e toni più accoglienti di altri già conosciuti durante un vecchio interrogatorio di Alberto Stasi.