Perché si approcciano sempre le questioni con mentalità da ultras, dividendosi puntualmente su aspetti che, per quanto importanti, sono specifici e distolgono da una visione più ampia? E’ la domanda del buongiorno di oggi e c’è venuta leggendo la nuova analisi chiarificatrice firmata da Luigi Grimaldi sulla “questione EstaThè”. Perché non si vuole capire che Grimaldi ha messo sul tavolo elementi oggettivi che vanno oltre il colore di un packaging e un simboletto stampato su un brik? Sì, i brik di EstaThè trovati nel frigorifero di via Pascoli riportano la sponsorizzazione del Giro d’Italia 2007: lotti primaverili acquistati nella spesa documentata del 9 agosto. Tutt’altra storia per il barattolino finito nella pattumiera, prodotto il 20 giugno (lotto L171FA-32), privo di loghi ciclistici e con grafica differente. Un dettaglio non da poco: la spesa domestica risponde a uno scontrino e a una giacenza di scaffale coerente, la provenienza di quel singolo brik nel cestino rimane una variabile mai tracciata. Sono dati di fatto che significano niente rispetto alla grande domanda “chi ha ucciso davvero Chiara Poggi?”, ma che significano tanto – in una logica di questo, più quello, più quest’altro – rispetto al grande tema che il giudice Vitelli porta avanti sin dal giorno zero della sentenza di assoluzione in primo grado pronunciata nel confronti di Alberto Stasi: il ragionevole dubbio.
Ok il dibattito su manomissioni, catene di custodia, azioni in malafede e tutto quello che può venire in mente di dire. Ma se si sta ai fatti freddi, la questione stessa che i nuovi elementi si prestano a decine di interpretazioni racconta come e quanto male s’è indagato nel 2007. Il punto è questo qua e nessun altro (almeno per ora).E’ sulla linea del tempo della repertazione che bisognerebbe concentrarsi: 13 agosto 2007, giorno del delitto, di quel secchio della spazzatura nei verbali e nei rilievi iniziali della Scientifica non c’è traccia formale. Per vederlo documentato bisogna attendere il 3 ottobre, grazie agli scatti dei consulenti della difesa. Octobre e dicembre 2007: le foto mostrano progressivi spostamenti e alterazioni nel contenuto del cestino; ad aprile 2008, al primo sopralluogo dei Carabinieri, si registra una terza manomissione con tanto di reperti svaniti nel nulla, come la confezione di cibo per gatti. Nonostante il sequestro filmato nel 2008, quel barattolino non finisce in laboratorio. Viene riesumato solo nel 2025, a diciotto anni dai fatti, per estrarre sulla cannuccia il profilo genetico di Alberto Stasi.
Grimaldi smonta così il valore di quello che oggi viene sventolato come elemento risolutivo aggiuntivo sopra una condanna già pronunciata nel 2014 dalla Cassazione. Una prova biologica emersa da un reperto rimasto per quasi due decenni in una catena di custodia palesemente compromessa, mai repertato nell'immediato e difforme dagli acquisti della casa, significa zero se non considerata nell’ottica del “tutto è possibile, quindi non si può essere così certi di una colpa quando tutto è stato possibile”. E alimenta, al contrario, quel ragionevole dubbio su cui la giustizia dovrebbe fondare ogni singola sentenza. E magari pure, a questo punto, una richiesta di revisione del processo. Con buona pace di quelli che stanno ancora a chiedersi – e a scannarsi – su un simboletto stampato o non stampato, su stesso lotto o meno, senza voler vedere che adesso, con la questione sollevata dall’occhio attento di Luigi Grimaldi, non c’è una suggestione in più o una prova schiacciante in più, ma un ragionevole dubbio in più. Che si aggiunge a altri. Troppi “altri” per continuare a tenere gli occhi chiusi non rispetto a un omicidio, ma rispetto a come quell’omicidio è stato trattato. E (mal) gestito.
La questione EstaThè non è abbastanza forte? Forse. Ma pure le obiezioni sulla questione Estathé sono deboli. L'idea stessa che una manipolazione avrebbe richiesto analisi immediate non regge: l'inquinamento di un reperto sfrutta spesso proprio l'inerzia dei controlli. La pattumiera è rimasta per mesi non repertata, la difesa fotografava alterazioni tra i rifiuti. La prova, così, è una sola: catena di custodia ormai compromessa. Signori, ci sono discrepanze oggettive e aspettare i riscontri di Ferrero è sì corretto e doveroso, ma l’onestà intellettuale dovrebbe far riconoscere che ogni discrepanza è il fondamento di un altro dubbio.