Sessantamila euro. L’Autorità Garante per la protezione dei dati personali ha stabilito che Mediaset dovrà pagare questa cifra come multa per la trasmissione di scatti giudicati lesivi della memoria di Chiara Poggi. Sotto la scure della delibera firmata da Pasquale Stanzione finiscono due appuntamenti televisivi distinti: un passaggio di Le Iene Inside del 30 marzo 2025 e una parentesi di Zona Bianca risalente al 9 luglio dello stesso anno. Nel mirino ci sono i dettagli del cadavere rinvenuto nella villetta di Garlasco il 13 agosto 2007. Da un lato le chiazze ematiche nel corridoio e sulla salma, dall’altro i particolari delle ecchimosi e di una lesione agli arti inferiori.
Il provvedimento era nato dalle segnalazioni formali avanzate dai genitori della ventiseienne, Giuseppe Poggi e Rita Preda. Per gli uffici di Piazza Venezia, l'esposizione di quella cornice anatomica va oltre il canone dell’essenzialità dell’informazione. Non c'è alcun interesse collettivo che justified la visione di un corpo straziato, dice il Garante, bollando quei frame come un dettaglio cruento privo di ritorno informativo per l’opinione pubblica. Scatta così l’obbligo di rimozione e il divieto assoluto di reiterarne la diffusione.
L’impostazione formale della decisione lascia tuttavia aperto un grande interrogativo. Anzi, un paio: sia sul piano umano, sia su quello più strettamente materiale. Il materiale fotografico inerente a Garlasco circola senza soluzione di continuità sui canali mediatici da vent’anni. Testate della carta stampata, portali d’informazione e format di approfondimento, soprattutto su YouTube, di ogni sigla editoriale – e linea editoriale - hanno attinto agli stessi repertori visivi, in particolar modo durante la recente riapertura delle indagini a carico di Andrea Sempio. È indefinito il criterio selettivo che ha isolato esclusivamente due produzioni di Cologno Monzese, guarda caso Le Iene di Alessandro De Giuseppe, e Zona Bianca di Giuseppe Brindisi, rispetto alla massa indistinta di emittenti e canali YouTube che continuano a impiegare la medesima documentazione visiva nel racconto quotidiano del caso? Saremo maliziosi, ma a noi un dubbietto è venuto circa le segnalazioni a orologeria da cui poi ha avuto origine il provvedimento da parte del Garante per la privacy.Il provvedimento, lo ricordiamo, è stato firmato da Pasquale Stanzione, giurista di lungo corso, professore emerito di Diritto privato e figura di rilievo nel panorama accademico italiano. Stanzione era stato nominato alla guida dell’Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali nel 2020 per rappresentare un punto di equilibrio super partes alla testa di un organo chiamato a tutelare i diritti digitali dei cittadini. Eppure, proprio al vertice di questa istituzione, la figura del presidente è finita al centro di una fastidiosa (e da chiarire) grana giudiziaria. L’inchiesta coordinata dalla Procura di Roma e condotta dalla Guardia di Finanza vede Pasquale Stanzione, infatti, formale oggetto di iscrizione nel registro degli indagati insieme agli altri tre componenti del Collegio. Le ipotesi di reato contestate dalla magistratura, sorte anche a seguito degli approfondimenti svolti dalla trasmissione Report, sono di peculato e corruzione per l’esercizio della funzione.
Sul fronte del peculato, le attenzioni degli inquirenti sono sull’utilizzo ritenuto improprio dei mezzi di scorta e delle auto di servizio, oltre che su una sensibile lievitazione delle spese di rappresentanza, dei rimborsi per trasferte (e acquisto carni in macelleria) e soggiorni giudicati non inerenti alle attività istituzionali dell’ente. Ancora più delicate sono invece le valutazioni sul versante della corruzione. Per i pm capitolini ci sono presunte anomalie e omesse sanzioni all’interno di procedimenti amministrativi chiave di competenza dell'Autorità. Tra i casi al vaglio della magistratura figurano le verifiche sul rispetto delle norme sanzionatorie nei confronti di potentissimi colossi e attori commerciali e aziendali, come Meta e ITA Airways.
I decreti di perquisizione e i sequestri eseguiti nel gennaio 2026 presso la sede del Garante segnano la fase cruciale delle indagini preliminari. Stanzione e l’intero Collegio si dichiarano estranei a ogni accusa e fiduciosi di poter chiarire la propria posizione. Fino all'eventuale accertamento di responsabilità nei successivi gradi di giudizio, la posizione del giurista e dei suoi collaboratori resta, quindi, tutelata dalla presunzione di innocenza. Ma da più parti, soprattutto sul piano politico e per ovvie ragioni di opportunità politica, da mesi sono state caldeggiate dimissioni mai arrivate. "Non si dimette nessuno", aveva detto Stanzione.