Qualcuno l’ha chiamato egittologo, ma non è la definizione giusta. La definizione giusta, in verità, si può trovare in qualsiasi sito accademico scrivendo il suo nome, ma anche in quel caso non si arriverebbe alla definizione perfetta, ma solo a quella corretta. Francesco Maria Galassi, ormai, è “un asfaltatore da scuola ateniese che però opera a Sparta”. E questa volta ha dimostrato di poter asfaltare pure per qualche chilometro, dopo il chilometrico (e annunciatissimo) post di risposta all’ex capo dei RIS di Parma, poi superconsulente di Andrea Sempio e ora opinionista, Luciano Garofano. Adesso, per parlare di dissing o duello in nome della scienza, bisognerà aspettare la controreplica (sempre ammesso che non ci sarà una resa). La miccia s'era accesa dopo le obiezioni di Garofano a un post in cui Galassi analizzava uno studio scientifico specialistico (Gill et al., 2025). Con un primo avviso inviato via social, il paleopatologo ha chiarito che non si trattava di un attacco alla persona, ma di una puntualizzazione di metodo, aggiungendo un seccato “non sono un Suo graduato di truppa e non prendo ordini da Lei né sui tempi né sulla sostanza né sulla modalità dei miei interventi”.
Nel merito della polemica, sviscerato nel secondo chilometrico intervento, Galassi ha respinto l’accusa di aver tagliato passaggi scomodi dello studio citato. Il contrasto riguarda la tenuta delle miscele genetiche complesse (Y-STR) applicate al delitto di Garlasco. Per Galassi, bollare come del tutto inutilizzabile una traccia di DNA indefinita significa applicare una “personale interpretazione” priva di sponda nei testi ufficiali, dato che serve separare il livello sub-source (di chi è la traccia) dal livello activity (come e quando ce n'è finita una dinamica).
Il cuore della replica tocca la reazione della vittima all'aggressore e le presunte lesioni da difesa passiva individuate sulle mani di Chiara Poggi, argomento rilanciato di recente dalla consulenza della prof.ssa Cristina Cattaneo. Galassi fa notare che la tesi dell'aggressione subita non è un’invenzione della domenica, bensì una posizione già assunta dalla Procura di Pavia e confermata dai dati anatomo-patologici.
In un passaggio, poi, Galassi chiama in causa la memoria proprio di Garofano e le prime fasi dell'inchiesta, ricordando che fu proprio il RIS di Parma nel 2007 ad ipotizzare per primo una reazione della vittima negli atti d'indagine. Incalzando l'ex generale con tre domande secche, lo studioso affonda: “Se oggi Lei nega la difesa della vittima, considera quella Sua ipotesi un errore nella Sua relazione?” Galassi ribadisce (il post, comunque, lo pubblichiamo qui di seguito) che la perizia Cattaneo si muove “in perfetta continuità scientifica” con le prime rilevazioni dei Carabinieri, mentre è semmai la sentenza d'Appello bis del aver stracciato quell'intuizione originaria.2014 a
Per il docente, le lesioni accertate sul cadavere sono un’evidenza fisica indipendente dal DNA, ben più solida delle teorie difensive che ipotizzano contatti indiretti avvenuti nei giorni precedenti al delitto. Usare lo studio di Gill, chiude Galassi con quel sarcasmo lì a cui ormai ci ha abituati, serve a fare accademia durante la pausa estiva ma non salva la linea difensiva di Sempio se non si smonta prima il dato clinico dell'autopsia.