La stampa nostrana ancora non ne parla un granché, ma la polemica suscitata dall’inchiesta di 24Horas intorno all’accordo da 3,9 miliardi di euro tra Italia e Portogallo per l’acquisto delle tre fregate Fremm Evo targate Fincantieri è arrivata al Parlamento portoghese e sta creando parecchio scompiglio. Addirittura il ministro della difesa Nuno Melo ha annunciato l’azione legale verso la testata giornalistica e verso il fondatore e segretario del partito di ultradestra Chega, André Ventura, che ha cavalcato il clamore dell’inchiesta provocando un domino politico davvero pesante. Adesso vi spieghiamo tutto, ma andiamo con ordine, perché questa storia ha inizio quando a marzo scorso il Portogallo ottiene il via libera dell’Ue per 5,8 miliardi di euro di fondi comunitari destinati al riarmo. Da qui partono le varie consultazioni del governo portoghese con la francese Naval Group e l’italiana Fincantieri che, alla fine, il 20 luglio la spunta sul competitor d’Oltralpe siglando con Lisbona un accordo da ben 3,9 miliardi di euro per tre fregate Fremm Evo. Una cifra importante per solo 3 fregate, ma ecco, non è tutto così semplice come sembra. Facciamo un passo alla volta.
Il 20 luglio l’accordo in questione viene annunciato da Luís Montenegro e Giorgia Meloni come un grande successo diplomatico ed effettivamente lo è. Non fosse che il 7 agosto, mentre italiani e portoghesi sono in ferie, il giornalista di 24Horas Manuel Catarino sgancia la bomba. Secondo la sua ricostruzione, in questa operazione la società Ntg, che da nove anni rappresenta Fincantieri in Portogallo, si sarebbe ritirata con tempismo interessante dall’operazione. Perché? Bella domanda. Ntg è stata coinvolta anche nel percorso che ha preceduto l’acquisto delle tre fregate e, poco prima della formalizzazione dell’accordo, il rapporto con Fincantieri si è interrotto. Dunque che fine hanno fatto i 90 milioni – cifra stimata dalla ricostruzione di 24Horas – di commissioni che Ntg avrebbe maturato per i servigi offerti a Fincantieri? Il 13 agosto Psd e Cds chiedono l’audizione di Nuno Melo presso la Commissione Difesa Nazionale per fare chiarezza sulla presunta esclusione di una società portoghese dalla procedura. Il giorno dopo anche André Ventura, fondatore del partito di ultradestra Chega rilancia e chiede non soltanto l’audizione di Melo, ma anche quella di un rappresentante di Ntg, per mettere a confronto le due versioni della vicenda. Chega chiede anche che la vicenda venga sottoposta al Ministero Público, evocando possibili profili di uso indebito di denaro pubblico, corruzione e deviazione di fondi. Il governo portoghese, però, offre una versione diversa aprendosi al confronto solo dopo aver annunciato querela contro 24Horas e i deputati dell’ultradestra che per primi hanno rilanciato il contenuto dell’inchiesta in parlamento. Per il governo, ad ogni modo, non vi sarebbe stato alcun intermediario nella trattativa per l’accordo.
Trattandosi di fondi Safe le negoziazioni avvengono tra Stati. Questo viene confermato dalla Ntg stessa che ha dichiarato di non aver fatto parte formalmente del negoziato, ma di aver affiancato Fincantieri nel percorso precedente e di non aver alcun credito nei confronti dell’azienda italiana. Il governo portoghese ha allora annunciato di aver messo a disposizione la documentazione del processo per lo scrutinio parlamentare. Nel frattempo anche il Partito Socialista ha cavalcato la polemica domandando spiegazioni non tanto sulla scelta tecnica delle Fremm Evo, quanto sul costo effettivo dell’operazione e sulle contropartite industriali ed economiche per il Portogallo. Secondo una comparazione rilanciata dalla stampa portoghese, nel 2024 l’Italia aveva ordinato due Fremm Evo per circa 1,5 miliardi complessivi, cioè circa 750 milioni di euro a nave, mentre il Portogallo arriva a oltre un miliardo per nave. Lisbona avrebbe dunque pagato almeno il 25 per cento in più rispetto a Roma. Nuno Melo, però, ha respinto anche questa ricostruzione perché mette a confronto contratti, periodi, configurazioni e pacchetti di fornitura differenti. Il programma portoghese, infatti, comprende anche armamento, configurazioni specifiche, sensori, infrastrutture, trasferimento tecnologico e sostenimento. E gli 800 milioni circa che restano rispetto ai 3,9 miliardi complessivi non sarebbero semplicemente soldi per comprare i tre scafi, ma comprenderebbero una parte importante del sostegno e del ciclo di vita delle navi. Il 18 agosto, però, arriva la precisazione dell’ammiraglio Jorge Nobre de Sousa. Le tre Fremm Evo arriveranno senza elicotteri, ma con armamento e prima manutenzione già compresi nel programma, oltre ai pezzi di ricambio necessari. La prima grande manutenzione è prevista intorno al 2035, mentre le navi saranno consegnate tra il 2029 e il 2030. Il 19 agosto vengono presentate nuove iniziative parlamentari sul costo, le contropartite e la trasparenza dell’acquisizione delle tre Fremm Evo, oltre a richieste relative al differenziale di prezzo rispetto al contratto italiano, alla composizione del processo decisionale e alla sua fiscalizzazione. Poi, il 20 agosto, arriva finalmente anche la versione di Ntg, che rompe il silenzio e complica ulteriormente il quadro. La società conferma di aver lavorato per anni alla promozione della soluzione Fincantieri in Portogallo e definisce il proprio contributo materiale, documentato e diretto all’accordo tra Italia e Portogallo, ma precisa di non aver fatto parte della squadra formale di negoziazione intergovernativa, di non aver partecipato alle riunioni finali e di non reclamare alcun pagamento allo Stato portoghese. Quanto a eventuali diritti commerciali, la società mantiene il riserbo. Insomma, un bel pasticcio che lascia senza risposte una serie di domande. Quale ruolo ha avuto Ntg negli anni precedenti alla firma? Perché il rapporto con Fincantieri si è interrotto da un momento all’altro? Quali diritti commerciali siano rimasti in piedi? Ad ora le audizioni specificamente richieste dopo l’inchiesta di 24Horas non risultano ancora svolte. La partita, dunque, è ancora tutta da giocare e sarà il Parlamento portoghese, documenti alla mano, ad avere l’ultima parola.