Tutti i giornaloni attaccano Vannacci, ma soltanto uno difende (davvero) Giorgia Meloni ed è il Corriere della Sera. E’ di stamani il pezzo firmato da Simone Canettieri – la cui brillante carriera di cronista politico al Foglio gli è valsa quest’anno il grande passo in via Solferino – in cui, con un breve trafiletto, va in qualche modo a difendere l’onorabilità della Meloni dalle pesanti e pure cafone accuse da parte dell’aspirante rottamatore Silvestri del Movimento Cinque Stelle, a noi sconosciuto prima di questa uscita. Fa un certo effetto leggere questo breve e simpatico articoletto e ripensare al suo passato di “acerrimo” nemico, fra i giornalisti, di Giorgia Meloni.
Forse è anche merito (o colpa) sua se Giorgia Meloni ha ridotto parecchio il numero dei contatti diretti con la stampa. Quell’urticaria per la carta stampata porta certamente non solo la sua firma che però è stata una di quelle più capaci di logorare la resistenza della premier. Effettivamente, a pensarci bene, l’ultima conferenza stampa tenuta dalla “Madre d’Italia” non è stata come quelle passate in cui il perfido Canettieri bersagliava con domande capaci ti toccare sul vivo i nervi scoperti della premier, facendola arrabbiare parecchio. Ora, invece, sull’importante e ministeriale quotidiano un piccolo trafiletto. Una breve su sfondo grigio verso la metà del cartaceo, quasi un piccolo messaggio a riconoscere, anzi, ad attestare e a segnalare che, va bene tutto, va bene Vannacci, va bene la morte della Lega, va bene i mal di pancia di Forza Italia, il campo largo un po’ santo un po’ puttana, ma Giorgia Meloni, nonostante tutto è sistema.
E il Corriere è il quotidiano del sistema, dell’equilibrio e della conciliazione e Giorgia Meloni non solo è la prima Presidente del Consiglio donna della storia, ma è pure il frutto biondo di un equilibrio che va preservato e che è riuscito a resistere a una serie di botte che avrebbero fatto in mille pezzi qualsiasi altra composizione politica. Sullo sfondo le lacrime di un generale commosso all’Auditorium di Roma, una nuova massa che si leva. Lacrime perché quella sporca dozzina commuove. La sporca dozzina pronta a strisciare nel fango pur di sabotare le mura di quella Costantinopoli sotto assedio che è non tanto la maggioranza, ma Fratelli d’Italia. Lacrime di generale che vuole bene ai suoi uomini, perché sa che morirebbero per lui.