Un’irruzione alle tre e mezza di notte nel quartiere Marconi, un professore universitario di 41 anni e un frigorifero trasformato in una farmacia per gaudenti col bisogno dell’aiutino. Fermi tutti: la pillolina blu non c’entra niente. E questa è una brutta storia. Anzi, una pessima parabola: quella di un docente de La Sapienza incastrato dagli agenti del distretto San Paolo con 19 grammi di roba tra metanfetamine, eroina, crystal meth, cocaina rosa. E, soprattutto, la cosiddetta monkey dust, la droga della scimmia. Tutto l'occorrente per alimentare la giostra hot del chemsex, il consumo programmato di stupefacenti per dilatare ore di sesso di gruppo organizzate su app e chat riservate di Telegram. Solo che chi esagera finisce sempre per cadere. E al prof de La Sapienza è successo un paio di giorni fa.
I poliziotti avevano notato in strada un tipo un po’ “accelerato” che puntava dritto al suo appartamento. Lo fermano. Lo torchiano. E quello parla subito: ammette di aver conosciuto il docente su una piattaforma di incontri gay e di essere stato ingaggiato per una sessione a base di chimica e promiscua promiscuità. Quando la polizia sfonda la porta trova il quarantunenne insieme a un cittadino olandese, le bustine e i bilancini. Signori: cliché perfetto.
Una volta davanti al giudice, il docente ha provato a fare la vittima. O, magari, lo è davvero: ha parlato di fragilità psicologiche, di una ricaduta dopo vecchi problemi di tossicodipendenza da meth e ha giurato che le sostanze servivano per il suo consumo quotidiano o per la condivisione con gli ospiti. Tipo scambio di figurine, insomma: io ho questa droga doppione e la scambio con te. La pm Loredana Carrillo non s’è intenerita e ha chiesto il trasferimento a Regina Coeli. Il giudice ha convalidato l'arresto, ma ha scelto la linea morbida: niente misura cautelare. Quantitativo modesto, dice il tribunale, e prove insufficienti per dimostrare lo spaccio a titolo oneroso anziché il mero consumo di gruppo.
Alla fine è una storia come tante storie. Che avrà ripercussioni sulla carriera del prof, qualche conseguenza sul piano processuale e poco altro oltre lo scandalo. Il dato interessante, semmai, è un altro: la “droga della scimmia” è tra noi e dilaga. Monkey Dust è il vero nome che definisce una famiglia di catinoni sintetici concepiti per scimmiottare e centuplicare i giri di cocaina e anfetamine. Le analisi su quando sequestrato al docente romano hanno rintracciato la Mdphp, uno dei pirrolidinofenoni già finiti nei report dell'Advisory Council Britannico per l'impatto devastante sulla psiche. Si fuma, si sniffa o si spara in vena e diventa carburante (non solo sessuale) anche per tachicardie, psicosi violente, allucinazioni, agitazione incontrollabile e blackout della ragione. Insomma, roba pericolosa veramente e molto più di altre (gia pericolosissime) droghe che l'Istituto Superiore di Sanità ha inserito tra le NSP. Il problema in Italia, però, è come al solito la legge che non c’è: nessuno, infatti, ha saputo definire fino a oggi entro quali limiti (proprio in termini di grammi) si può parlare di spaccio.