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30 giugno 2026

Delitto di Garlasco: ok il video di Cassese, ma il PM Civardi è un blastatore? Si ride per non piangere, ma tra le righe c’è molto di più

  • di Emanuele Pieroni Emanuele Pieroni

30 giugno 2026

Il video dell'escussione dell'ex colonnello Cassese a Quarta Repubblica spopola sui social per le battute sulla memoria. Ma dietro le ironie del pubblico ministero c'è un durissimo (e che avrà un seguito) atto d'accusa contro i buchi neri e i colpi di spugna che hanno segnato vent'anni di (non) indagini. E ci abbiamo fatto anche una gallery…

Foto di: Ansa

Delitto di Garlasco: ok il video di Cassese, ma il PM Civardi è un blastatore? Sì, ridiamo per non piangere, ma tra le righe c’è molto di più Guarda la gallery 10

Il video dell’escussione dell’ex colonnello dell’Arma, Gennaro Cassese, letteralmente messo alle corde dal pubblico ministero Stefano Civardi, è diventato virale sui social sin dal minuto zero della messa in onda a Quarta Repubblica. Inevitabile. A catturare l'attenzione del pubblico è stato quel surreale frammento in cui il magistrato chiede all'interlocutore se soffra di patologie legate alla memoria. Un passaggio che nell'atto scritto aveva già sollevato più di un sorriso amaro e che oggi, tradotto in immagini, restituisce la sensazione di un match profondamente squilibrato. Un ufficiale dell'Arma disorientato (ma davvero l’Arma ha niente da dire?). Un magistrato che picchia duro, con battute e affondi fin troppo sottili per l’interlocutore che ha davanti. Quasi una voce fuori campo che incalza il ragazzino che non sa cosa dire.

Ora, fermarsi all'episodio di Cassese è riduttivo. Comodo, persino. Se da un lato la tentazione immediata è quella di liquidare la faccenda con una risata liberatoria o, al contrario, con lo sconforto per la caratura istituzionale di certi personaggi, il vero nocciolo della questione è altrove. Non risiede semplicemente nel piglio tagliente del magistrato durante un interrogatorio, bensì nell'intero impianto della sua informativa di chiusura indagini. Un capolavoro di demolizione metodologica. Tra le righe di quel documento emerge un quadro ben più strutturato, dove la pungente e chirurgica ironia di Civardi si fa strumento di pura dissezione scientifica. Una ferma e sistematica critica che mette sotto accusa l'operato, le omissioni e i voli pindarici di quanti lo hanno preceduto nella gestione dei complessi nodi investigativi legati all'omicidio di Chiara Poggi.

Insomma, Civardi non fa sconti. A nessuno proprio. Con tanto di avverbi che rischiano di diventare leggendari. E, anzi, lascia intendere che non finirà tutto con una richiesta di rinvio a giudizio per Andrea Sempio. Mette sotto una luce impietosa i passaggi a vuoto del 2007 e, soprattutto, la successiva gestione del 2017. Una fitta serie di anomalie. Si parte dal mancato recupero dei fascicoli originari dagli archivi giudiziari – perdersi le carte, un classico – per arrivare all'acquisizione di documentazione difensiva la cui provenienza formale non risulta tracciata nei registri. Il magistrato punta il dito contro l'atteggiamento degli inquirenti dell'epoca, colpevoli di non aver approfondito le modalità di raccolta del DNA del nuovo indagato o di non aver disposto verifiche scientifiche autonome e rigorose secondo i dettami del codice di rito. Niente. Il vuoto. La critica si fa ancora più stringente quando entra nel merito delle consulenze tecniche e delle perizie genetiche sul DNA, in particolare verso le conclusioni del professor De Stefano. Civardi evidenzia come le dichiarazioni rese nel 2017 siano state clamorosamente smentite dai successivi accertamenti peritali del 2025, smascherando l'ambiguità legata ai volumi di materiale genetico utilizzato, impropriamente considerati come semplici repliche anziché come risultanze indipendenti e quindi idonee a un confronto oggettivo.

Il culmine di questa sistematica demolizione tocca le spiegazioni scientifiche fornite in passato per giustificare la presenza delle tracce biologiche. E qui si entra nel regno del fantastico. Civardi ironizza apertamente sulla transizione concettuale che ha trasformato un contatto diretto in un improbabile "contatto volatile". Quasi una magia semantica per far quadrare a tutti i costi l'uscita di scena di un sospettato. Con sarcasmo mirato, il PM mette in luce le bizzarre coincidenze tra le giustificazioni del perito – che ipotizzava una contaminazione bilaterale attraverso l'uso del mouse del computer di casa Poggi – e gli appunti manoscritti sequestrati al padre dell'indagato.

C’è altro? Sì, pure un ex comandante delle investigazioni scientifiche trasformatosi nel consulente silente della difesa. Tutto torna, mirabilmente. Persino i rilievi sulle unghie della vittima vengono ridiscussi, evidenziando come le valutazioni postume sulla scarsità del DNA non avessero minimamente tenuto conto del materiale già asportato dai primi storici accertamenti del RIS di Parma. Quello che Civardi descrive, in definitiva, è già di suo quasi una denuncia. A cui, ormai è impensabile non prevederlo, seguiranno fascicoli. Intanto, però, abbiamo raccolto in una gallery una selezione dei passaggi sibillini da blastatore vero del pm pavese. E basta scorrere proprio la gallery che trovate in apertura per capire cosa sta succedendo davvero (e forse pure cosa è successo in passato).

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