Le assurde dinamiche mediatiche attorno al delitto di Garlasco continuano a far discutere oltre l’unica domanda che dovrebbe contare davvero: chi ha ucciso Chiara Poggi? I salotti tv usati come aule d’udienza, però, questa volta non c’entrano niente. A entrarci, piuttosto, è il solito veleno social che ogni giorno viene versato a litri. Quasi sempre senza alcun senso. E senza alcuna logica. Perché l’hater medio è così: esistenza microscopica che cerca un millimetro di gloria nel fango sotto forma di un pollici otto tirato su. L'ultimo episodio in ordine di tempo riguarda Bugalalla, che ha dovuto formalizzare una denuncia in sede sia civile sia penale a seguito di gravissimi messaggi intimidatori apparsi sulla piattaforma X.
Un utente di quella piattaforma ha infatti pubblicato un post dai contorni nitidi e agghiaccianti, invitando esplicitamente Andrea Sempio (o chi per lui) a prendere un aereo per Miami, raggiungere l'abitazione della youtuber e sfondarle il cranio a martellate. Evocando esplicitamente, quindi, le modalità della tragedia di via Pascoli e citando come macabra ispirazione i metodi di una nota serie televisiva sui serial killer.
Il paradosso più cupo e grottesco dell'intera vicenda sta però nell'identità dell'autore del messaggio: le verifiche tecniche ed elettroniche condotte dai legali della vittima hanno escluso l'ipotesi di un profilo falso, confermando che dietro a quelle parole si cela un avvocato iscritto all'ordine professionale dal 1991. Un professionista del diritto, insomma, che ha scelto di muoversi sui social alla stregua di un hater qualunque, incitando all'azione omicida come razione ai podcast e alle inchieste condotte dalla YouTuber sul casoche tiene banco in Italia da ormai quasi 20 anni. Nessuno si salvi. Se anche chi ha giurato sui codici sprofonda nella farsa del linciaggio digitale, significa che il collasso culturale è completo. Nemmeno la cravatta protegge più l’aria che si fa uscire a vanvera dalla bocca (o dalle dita che digitano).
La querela è stata depositata e l'istanza di mediazione è già stata fissata, proprio mentre l'eco di questa follia si incrocia inevitabilmente con un altro caso speculare e recentissimo: quello che ha visto come bersaglio Rita Cavallaro, firma del quotidiano Il Giornale. Soltanto pochi giorni fa, la cronista (che abbiamo intervistato proprio all’indomani della denuncia presentata dalla sua legale Elisabetta Aldrovandi), colpevole di seguire da un anno con meticolosa costanza i nuovi sviluppi giudiziari di Garlasco e le piste difensive, è stata travolta da una pioggia di fango e intimidazioni atroci sui suoi profili Facebook e X. Per lei le minacce parlavano di colpi d'arma da fuoco alla schiena e sfregi con l'acido muriatico, un'escalation intollerabile che l'ha costretta a chiedere alle autorità l'attivazione immediata del "codice rosso".
Due donne, due persone che fanno il loro lavoro, colpite a distanza soltanto perché rompono le scatole a una parte della narrazione (o dei narratori?), dentro un'arena mediatica che non produce più opinioni, ma genera querele. Una cloaca dove l'odio non è nemmeno ideologico, è solo ricreativo. In tutto questo, una professione, quella forense — lasciatecelo dire — rischia di trovarsi con una ferita identitaria non da poco se l’Ordine professionale non interverrà in qualche modo. Il tutto mentre la giustizia tenta di capire chi ha ucciso davvero Chiara Poggi. Che poi dovrebbe essere l’unica cosa importante veramente.