Quando i giornalisti appostati presso la caserma Montebello di via Vincenzo Monti a Milano hanno capito che delle gemelle Cappa, ormai, da quelle parti non v’era più traccia si sono domandati che cosa avessero mai raccontato agli ufficiali della Squadra Omicidi. Audite separatamente, nessuno le ha viste entrare né uscire. Non sono mancate teorie del complotto e dietrologie, ma ecco, nel verbale di sommarie informazioni redatto dal Nucleo Investigativo dei Carabinieri di Milano, c’è scritto che Paola è entrata alle 10 e 40 ed è uscita dalla caserma alle 12 e 20, mentre sua sorella ha fatto il suo ingresso alle 13 e 30 ed è uscita alle 15 e 30. Dalle sit delle gemelle emerge che nessuna delle due avesse mai neanche lontanamente sentito parlare di Andrea Sempio.
Paola spiega di non averlo mai sentito nominare e di aver scoperto la sua esistenza soltanto con questa nuova indagine. Stefania dice invece di non averlo mai visto, sentito nominare né incontrato. Il suo nome, racconta, sarebbe emerso per la prima volta durante le indagini del 2017. All’epoca, però, non avrebbe seguito molto il caso perché vicina al matrimonio e già residente a Milano da qualche anno.
Stefania, che tra le due sorelle era quella più in confidenza con Chiara Poggi, racconta che qualche pomeriggio della settimana andava a trovarla verso le 15 o le 15 e 30 e che non si fermava oltre le 16 e 30 o le 17. Avrebbe dovuto incontrarla anche quel tragico 13 agosto 2007. Le due si erano sentite al telefono per prendere appuntamento. Stefania racconta che quel weekend era uscita con un ragazzo e che probabilmente avrebbero trascorso il lunedì a parlare di quella esperienza. Chiara e Stefania, pur non essendo migliori amiche, avevano un rapporto abbastanza stretto. Tanto che, come emerge dalla sit, Chiara le avrebbe parlato dei noti video intimi con Stasi. Stefania conferma che Chiara gliene parlò in modo sereno e semplice e aggiunge di non aver mai avuto l’impressione che quei video fossero stati realizzati controvoglia. Ricorda poi che un Natale - non sa se quello precedente o ancora prima - Chiara la portò in camera per mostrarle un regalo ricevuto da Alberto: un completino molto osé, che lei trovò forse eccessivo. Stefania dice di aver espresso il proprio disappunto e che anche Chiara appariva un po’ delusa, non tanto dal regalo in sé quanto dal fatto che fosse l’unico regalo di Natale ricevuto. Stefania aggiunge che Chiara a volte si lamentava di sentirsi esclusa dal giro di amicizie di Alberto. La cosa che più colpì Stefania di quegli ultimi giorni trascorsi con Chiara, però, è un’altra. Rimasta sola a casa, dato che la famiglia era partita per il Trentino, Chiara trascorse con lei alcuni pomeriggi in cucina o sotto il portico, vicino a un dondolo o a una panca. Stefania racconta che a un certo punto sentirono suonare un allarme all’esterno e vide Chiara correre fuori in strada, sulla via Pascoli, ancora in ciabatte e pigiamino bianco. Le sembrò molto spaventata. Alla sua domanda, Chiara avrebbe risposto di voler controllare che non ci fossero ladri in giro, dato che la famiglia aveva già subito diversi furti. Stefania colloca l’episodio qualche giorno prima del delitto, senza riuscire a essere più precisa. A casa di Chiara, Stefania dice di andare solitamente con la propria Smart, parcheggiata sulla via Pascoli. Qualche volta, invece, avrebbe usato la bicicletta della madre.
Per il resto le gemelle Cappa, anche in famiglia, avrebbero cercato di affrontare il meno possibile l’argomento. Del resto, come confermato entrambe ai carabinieri di Milano, l’omicidio di Chiara è sempre stato un argomento tabù. Paola, che all’epoca soffriva di anoressia nervosa ed era, come racconta lei stessa, bombardata di farmaci, dice agli ufficiali di ricordare poco di quegli anni. Ricorda però che Chiara andò a trovarla in ospedale dopo un’operazione al ginocchio e che in quell’occasione parlarono un po’. Poi aggiunge che pochi giorni prima del delitto - senza riuscire a collocare con precisione il momento - Chiara venne a casa sua per vederla, ma lei si chiuse in camera e si rifiutò di incontrarla. Stefania precisa che in quel periodo Paola non voleva avere contatti con nessuno e che Chiara non si offese, comprendendo la situazione. Stefania, pur essendo più vicina alla cugina rispetto alla sorella, non riferisce invece del fatto che Chiara, durante il viaggio a Londra con Alberto Stasi, non avrebbe avuto rapporti intimi con lui. Secondo Paola, che di quegli anni conserva pochi ma nitidi ricordi, quella circostanza le sembrò piuttosto strana. Ricorda infatti che Chiara era andata a Londra a trovare Alberto insieme al suo migliore amico Panzarasa. Lo stesso Marco Panzarasa con cui, ogni tanto, Stefania studiava e che i Carabinieri nel 2008 le fecero chiamare per farlo andare a casa sua. Paola ricorda inoltre che il giorno del funerale Stasi - che, ribadisce agli inquirenti, conobbe proprio in quell’occasione - fosse insieme a Serena Spalla di Tromello, ragazza che lei conosceva. Aggiunge di aver avuto la sensazione che i due si fossero messi insieme subito dopo il funerale della cugina e precisa che Serena era stata una sua compagna di classe alle elementari o alle medie, senza però frequentarla più negli anni successivi. Alla domanda degli ufficiali su chi le avesse detto della relazione tra Stasi e Serena Spalla, Paola risponde che si trattava solo di una sua impressione, mai confermata direttamente da Serena, ma che col tempo le sarebbe sembrata plausibile leggendo articoli sulla vicenda. Con Marco Poggi, invece, le due sorelle non avrebbero mai avuto rapporti particolari. Paola spiega che era più piccolo di lei e molto riservato. Nessuna particolare confidenza nemmeno tra sua madre e il padre di Chiara. In famiglia, racconta, si diceva che Chiara e Marco fossero due tranquilloni. Di quella vacanza a Londra, però, Chiara non avrebbe visto l’ora di mostrare le foto a Stefania, cosa che poi non accadde perché non ne ebbe il tempo. Lei e la sorella, però, non avrebbero mai avuto un confronto davvero “alla pari” sulla vicenda, date le condizioni psico-fisiche di Paola in quel periodo. La stessa Paola che il 15 agosto 2007, davanti ai Carabinieri di Vigevano, aveva ipotizzato che l’omicidio potesse essere nato da avances respinte da Chiara, magari da parte di colleghi di lavoro presenti o passati. Gli inquirenti le chiedono da dove nascesse quell’ipotesi. Paola spiega che si trattava di una supposizione casuale, formulata d’istinto per cercare di dare una spiegazione a quanto accaduto, anche sulla base delle proprie esperienze personali. Ricorda infatti di essere stata vittima di abusi da bambina, senza averne mai parlato alla famiglia. Per questo, racconta di aver immaginato che anche Chiara potesse aver vissuto qualcosa di simile senza confidarsi con nessuno. Quanto alle ipotesi sugli ex colleghi di lavoro, precisa che erano solo supposizioni, senza alcun elemento concreto né l’intenzione di accusare qualcuno.