Non era tanto tempo fa. Andrea Sempio concedeva ancora pochissime parole alla TV e quelle poche a un’unica trasmissione: Quarto Grado. Proprio durante una di quelle apparizioni, intervistato mentre passeggiava su una strada costeggiata da un po’ di verde, Sempio commentava i primi mesi delle nuove indagini e alla fine, davanti a una domanda un po’ spietata che suonava più o meno così “essere indagati per omicidio è qualcosa di enorme”, rispose con uno sguardo tutto da interpretare e quattro parole secche: “per ora in concorso”. Quelle quattro parole, insieme a quello sguardo, hanno accompagnato il racconto di tutti questi mesi di indagini, tra indiscrezioni, suggestioni, invenzioni e veleni periferici che nel frattempo hanno fatto innescare di tutto.
Adesso, inutile negarlo, la posizione di Andrea Sempio s’è complicata. Perché c’è la storia dello scontrino che non torna, c’è una traccia di DNA riconducibile a alla sua linea paterna, c’è un suo video (per quanto innocente) che è spuntato dal PC di Chiara Poggi e ci sono una serie di racconti, non necessariamente suoi, che tornano poco. E poi c’è il tempo. Il pochissimi tempo che ormai la Procura della Repubblica di Pavia ha per arrivare a una qualche conclusione. Insomma, la richiesta di rinvio a giudizio, lo sa anche lui, è praticamente inevitabile.
Va detto, per onestà intellettuale e ricordando che è una precisazione personale di chi firma questo articolo, che ad oggi tutto quello che c’è (sempre ammesso che la Procura non abbia in mano anche molto altro) sembra poco per condannare alla prigione una persona per un omicidio per il quale, purtroppo, in prigione c’è già qualcun altro che c’è stato mandato senza tutte le dovute certezze e al di là di ogni ragionevole dubbio. Insomma: se c’è abbastanza per una revisione della condanna di Alberto Stasi, non c’è (ancora e fino a prova contraria) abbastanza per ritenere che Andrea Sempio sia l’assassino di Chiara Poggi.
Però c’è abbastanza per procedere alla richiesta di un rinvio a giudizio e, quindi, anche per lavorare ancora alla ricostruzione di una verità che non s’è mai trovata e che probabilmente non s’è neanche mai voluta trovare, visti i clamorosi errori fatti nel corso delle indagini del passato. Ecco perché adesso quello sguardo e quella chiosa, “per ora in concorso”, tornano prepotentemente attuali. Per Sempio è oggettivamente impossibile, ormai, ambire a una archiviazione come invece poteva ancora fare ai tempi di quella intervista. La sua posizione è formalmente sempre quella dell’indagato, ma sostanzialmente è ben differente. E potrebbe aprire a un cambio di atteggiamento da parte dello stesso Sempio.
Se quel “per ora in concorso”, detto mesi fa, fosse stato un avviso per qualcuno? Un modo, magari, per far sapere tramite la TV che, se le cose si sarebbero complicate, anche il confine tra detto e non detto sarebbe stato spostato? Per carità, sono suggestioni mischiate a un po’ di malizia, ma quel “per ora in concorso”, adesso, potrebbe significare molto di più della semplice chiosa di un’intervista. Anche perché – sempre se le indiscrezioni che circolano sulla consulenza Cattaneo saranno confermate – sembrerebbe che non sia del tutto esclusa la presenza di più persone sulla scena del crimine (non “a commettere il crimine”, ma “sulla scena del crimine”) e anche le ferite sul corpo di Chiara Poggi sarebbero state ricondotte a più armi.