Zero preamboli e subito al sodo: nell’intercettazione pubblicata prima da Bugalalla e poi da Federica Panicucci in cui Andrea Sempio, dopo esseri chiesto se “ha preso un gatto” chiosa con un “maledetto”, non c’è la certezza che un gatto sia stato effettivamente investito. Anzi, trattandosi di una intercettazione effettuata con strumenti piuttosto sensibili, l’assenza di un qualche rumore d’impatto o di sobbalzo lascia intendere (e in fondo lo speriamo pure) che quel gattino possa essersi salvato salvato. In ogni caso la domanda è un’altra: può un episodio così, magari unito anche a quello mandato in onda oggi da Mattino5 sul “bel cane, ma te lo stendo”, bastare per bollare una persona? La risposta è no. E’ una questione di garantismo, ma pure di rispetto della necessità di non andare troppo oltre fin nel campo delle diagnosi per associazione fatte da chi, in fondo, fa solo il mestiere del raccontare. Non significa voler prendere le difese di Andrea Sempio, ma mettercela tutta per restare dentro confini che, seppur stirati ormai in ogni modo, devono esistere.
Chi lo ha detto senza politichese e senza prenderla larga, paradossalmente, è qualcuno da cui, invece, ci si poteva aspettare strumentalizzazione, non fosse altro che per una questione di ruoli. Giada Bocellari, la legale di Alberto Stasi, sempre dallo studio di Mattino5, ha scelto la strada dell’onestà intellettuale: “Io in macchina, a volte, dico cose anche peggiori”. Game, set, match. E discorso chiuso? No, perché la stessa legale, poi, spiega il passaggio fondamentale tra tutti i discorsi che si possono fare sulla personalità di Andrea Sempio: c’è già chi ha lavorato a questo. “Sarà più interessante – ha tagliato corto - capire la relazione che ha fatto il RACIS. E’ vero che, in un processo, le consulenze personologiche non sono ammesse, ma in questa fase, se la Procura ha ritenuto di dare questo incarico, e per Stasi non è stato fatto, è perché pensava di avere elementi da analizzare". Insomma, non sarà un gatto per strada (per quanto l’episodio possa risultare impattante) a raccontare niente di Andrea Sempio, ma altre pagine che ancora non conosciamo perché segretate.
La Bocellari, piuttosto, ha preferito dilungarsi di più sulla scena del crimine. Sulle famose palline di carta trovate sul tavolo e mai viste da Alberto Stasi, che aveva messo a verbale anche che la cucina della casa di Via Pascoli, la sera prima del delitto, era stata riordinata. Quell’ordine all’indomani non c’era più e la chiave di tutto, probabilmente, è su tutto quello che può essere successo tra l’ordine della sera prima e il disordine del giorno dopo. E’ per questo che la legale di Stasi ci tiene a ribadire che Alberto non può aver dormito lì quella notte. "Quando lui si è fermato a dormire, due volte in quei dieci giorni, lasciava la macchina nel vialetto interno alla villetta – spiega - Chiunque lo poteva sapere, ma se continuiamo a citare la sentenza di condanna non ne usciamo. Io non ho certezze, ma se dobbiamo uscire dalla narrazione si deve considerare tutto. Si dice inoltre che Stasi frequentava casa Poggi, ma la verità è che lui non entrava e frequentava quella casa così assiduamente, era molto meglio conosciuta da Andrea Sempio. Chiara e Alberto non erano i classici fidanzati in casa".
Più certezze, invece, sembra averle il consulente della famiglia Poggi, che tende a escludere qualunque altra ipotesi rispetto alla possibilità, invece, di “considerare tutto” come suggerito dalla stessa Bocellari. "Come è finita l'ipotesi che Chiara Poggi avesse aperto le porte di casa la mattina dell'omicidio non per aprire ad Alberto Stasi ma per far uscire i suoi gatti? Con una sentenza di condanna per Stasi – ha detto Dario Redaelli a Fanpage - Questa ipotesi era stata già presentata dagli avvocati del condannato durante il processo. Inoltre da tenere in considerazione che i gatti, quando sono arrivati i soccorsi, sono stati trovati in casa. Quindi non erano stati fatti uscire in giardino dalla vittima. Questa è la realtà dei fatti".
Di prendere in considerazione ipotesi diverse, i consulenti della famiglia Poggi sembrano non volerne neanche sentire parlare. Come dimostra anche l’ennesimo scazzo tv del genetista Marzio Capra sul DNA riconducibile alla linea patrilineare di Andrea Sempio trovato sulle unghie di Chiara Poggi dalla perizia Albani e che, a suo avviso, vale meno di niente anche rispetto alla certezza che la stessa Albani ha escluso totalmente una compatibilità con il DNA di Alberto Stasi. “Lo dico ancora oggi – è stata la sua conclusione - siamo nel 2026 e dico che quel DNA non si può escludere che sia di Stasi, se la Albani fa delle valutazioni su un DNA che dice sia inaffidabile, io voglio l’affidabilità. Lei esclude Stasi, ma è inaffidabile".