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15 giugno 2026

Delitto di Garlasco: un altro testimone dice di aver visto Stefania Cappa? Sì, ma non è attendibile: a dirlo sono i dati di cella

  • di Emanuele Pieroni Emanuele Pieroni

15 giugno 2026

Sui social se ne è parlato e sì, è vero che tra le centinaia e centinaia di pagine allegate all'informativa di fine indagini sul delitto di Garlasco c'è anche la sit di un uomo che racconta (dopo 18 anni) di aver visto Stefania Cappa la mattina del 13 agosto 2007. Quella testimonianza, però, non è attendibile (quasi certamente anche la Procura l'ha bollata così) e è bastato procurarsi i dati di cella per capirlo

Foto di: Ansa

Delitto di Garlasco: un altro testimone dice di aver visto Stefania Cappa? Sì, ma non è attendibile: a dirlo sono i dati di cella

La Procura della Repubblica di Pavia ha voluto vederci chiaro su tutto dopo la riapertura delle indagini sull’omicidio di Chiara Poggi. Si capisce scandagliando uno per uno tutti gli atti di una indagine fatta di tantissime intercettazioni, ma anche di persone ascoltate anche quando tutto suggeriva che potessero mentire. Basta aprire alcune cartelle per trovarsi di fronte a un mondo di folli e mitomani che hanno raccontato storie, versioni, ricostruzioni e certezze senza alcun fondamento di realtà. Molto è stato subito bollato come assolutamente inattendibile e altro, invece, è stato approfondito per capire meglio. E più a fondo. E’ il caso, ad esempio, della testimonianza di cui in queste ore stanno discutendo i social e che, con tanto di verbale, è contenuta anche tra il materiale allegato all’ormai famosa informativa di fine indagine.

Si tratta dell’escussione di un “testimone” che, dopo diciotto anni, si sarebbe ricordato di aver visto Stefania Cappa in bicicletta non lontano da via Pascoli. L’uomo, che è stato ascoltato a sommarie informazioni testimoniali, ha usato esattamente queste parole: “premetto che io ho un disagio di dire queste cose dopo 18 anni perché temo di fare la parte dello stupido”. L’uomo racconta perché e come si trovava a Garlasco in quel 13 agosto del 2007, facendo anche i nomi di altre persone che avrebbe incontrato in quella data e indicando addirittura la targa dell’auto che aveva all’epoca. “Quella mattina – dice nel verbale - sono arrivato poi in anticipo verso le 9 e quindi, una volta parcheggiata la mia auto, ho chiamato il figlio della persona che dovevo incontrare per avvisarlo che ero arrivato, ma lui mi ha risposto che ci saremmo visti alle 10. Nell'attesa, mi sono fatto una passeggiata a piedi per il paese per prendermi il caffè e fumarmi una sigaretta”.

Il delitto di Garlasco, con l'omicidio di Chiara Poggi
Chiara Poggi

Sarebbe proprio durante la passeggiata che, sempre stando al racconto, è avvenuto l’incontro. “Durante la passeggiata – racconta ancora - ho percorso una strada che era caratterizzata da tante traverse con delle casette poste a sinistra rispetto al mio senso di marcia. Ad un certo punto da una di queste traverse è uscita una ragazza in bicicletta. Era vestita con una maglietta nera e un pantalone nero. Sembravano dello stesso tessuto. Non ho visto che scarpe avesse e non ricordo il colore della bicicletta. Ricordo solo che la bici aveva dei raggi molto lucidi. Ci siamo guardati negli occhi e poi lei ha proseguito. Pedalava velocissima anche uscendo dalla traversa e girando a destra verso di me. Non ho fatto caso se avesse o meno qualcosa in mano. Ho poi proseguito la mia passeggiata. Tornato a Voghera, sono andato a pranzo da amici, non ricordo a casa di chi fossi ma eravamo più di qualcuno. Dopo pranzo, non ricordo che ora fosse, apprendemmo la notizia dal TG che era avvenuto l'omicidio a Garlasco. Mi presero anche in giro i miei amici perché ero stato li e c'era stato l'omicidio. Qualche giorno dopo l'omicidio, sempre dal TG si apprese che cercavano una macchina nera e quindi i miei amici mi presero in giro dicendo che ora mi sarebbero venuti a cercare. Giorni dopo, mentre mi trovavo a Rimini, sicuramente dopo il 16 agosto, mentre mi trovavo in Hotel con la TV accesa senza audio, mandarono in onda le immagini delle due gemelle Cappa e io dissi ai presenti che quella ragazza li era quella che avevo incontrato quel giorno a Garlasco in bicicletta. Mi riferivo a Stefania Cappa. I presenti mi suggerirono di farmi i fatti miei”.

Nelle righe successive, l’uomo indica anche i nomi delle persone che erano con lui e, di una, anche l’utenza telefonica. Inoltre, avendo fornito il numero di telefono, ha fatto sì che si potessero cercare riscontri oggettivi alle sue parole. Ecco perché, ad oggi, quella sit è da ritenersi tutt’altro che attendibile. Ci siamo procurati i tabulati, o dati di cella per essere più precisi, e è bastato incrociare quelle tabelle alle affermazioni fatte, verificando il traffico di cella del 13 agosto (o anche del 12 agosto): della chiamata a (in verità più di una) a cui il testimone ha fatto riferimento nelle sue dichiarazioni (al figlio della persona che doveva incontrare), non c’è traccia da nessuna parte. Se abbiamo potuto farlo noi, l’avrà fatto di sicuro anche la Procura della Repubblica di Pavia. E, una volta appurato questo, evidentemente, non è stato necessario approfondire ulteriormente da parte degli inquirenti. Come già detto, infatti, la Procura della Repubblica di Pavia ha lavorato su ogni dettaglio, su ogni circostanza e non è pensabile che – se avesse trovato riscontro di quanto affermato dal testimone in questione – non ci sia traccia di un seguito nella documentazione al momento già prodotta. Ilfatto stesso che nell'ultima escussione di Stefania Cappa, del maggio scorso, non siano state poste domande su quella mattina del tredici agosto, su eventuali bici e ricostruzioni, dimostra in qualche modo che gli inquirenti non hanno ritenuto di dare un seguito. E’ più che probabile, quindi, che quanto affermato dal “sedicente?” testimone sia stato ritenuto non attendibile già dopo un primo semplice controllo del traffico di cella e che il verbale di quella SIT sia agli atti per un dovere formale (comprese le eventuali conseguenze), visto che comunque la persona in questione è stata ascoltata. Così come sono stati allegati agli atti molti altri documenti (anche semplici PEC ricevute dalla Procura) in cui diversi cittadini hanno raccontato di tutto (tranne il vero).

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