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15 giugno 2026

Emanuela Orlandi, Mirella Gregori e quel ragazzino morto a Castel Porziano: ecco perchè Marco Accetti è (di nuovo) indagato

  • di Emanuele Pieroni Emanuele Pieroni

15 giugno 2026

Emanuela Orlandi, Mirella Gregori e quel ragazzino morto a Castel Porziano: ecco perchè Marco Accetti è (di nuovo) indagato

Di str*nzate, in quarantatré anni, ne abbiamo sentite tante. Depistaggi, spie internazionali, lupi grigi, banchieri appesi sotto i ponti di Londra e segreti confessionali murati vivi oltre il Tevere. Eppure, la verità sa sempre come farsi trovare e le indagini – ogni tanto – decidono di tornare a calpestare la realtà. O la nuda terra. L’ultima bomba sul caso di Emanuela Orlandi, la quindicenne vaticana svanita nel nulla il 22 giugno 1983, l’ha fatta scoppiare Repubblica, ma porta la firma della Procura di Roma. C’è un nome nel registro degli indagati. E è un nome che a chi mastica questa storia non suonerà certamente nuovo: Marco Fassoni Accetti. Sì, proprio lui. Il fotografo romano, oggi settantenne, che per anni ha giocato a fare il grande burattinaio di questa tragedia. Rapitore. Telefonista. Carceriere. Custode di verità indicibili. Nel 2013 i magistrati lo avevano liquidato come un mitomane da manuale, bollando le sue mille autoaccuse come una "sceneggiatura fantasiosa" e archiviando tutto. Ma allora, perché oggi il pm Stefano D’Arma ha deciso di rimetterlo sotto la? Cos'è cambiato?

È cambiato l'angolo di visuale. Perché questa volta – secondo quanto riferisce Repubblica - gli inquirenti non stanno perdendo tempo a capire se le sceneggiature di Accetti siano vere o se sia lui il fantomatico "Amerikano" che tormentava la famiglia Orlandi al telefono in quel maledetto 1983 (anche se sulle voci alterate e sulle missive si sta ancora scavando), ma muovono da un sospetto concreto. L’ipotesi investigativa è che il fotografo romano potesse far parte di una "rete di adulti dedita all’adescamento di adolescenti da mettere a disposizione di terzi". Insomma, pedofilia. Un sistema strutturato per agganciare ragazzini e introdurli in ambienti privati – verosimilmente ecclesiastici - o a personaggi sconosciuti.

Pietro Orlandi, fratello di Emanuela
Pietro Orlandi, fratello di Emanuela

I carabinieri del Nucleo investigativo di via In Selci starebbero già ascoltando testimoni. Uomini e donne che negli anni Ottanta erano appena adolescenti e che oggi, quarant'anni dopo, raccontano tutti la stessa storia: quel fotografo li agganciava con la promessa di shooting, di servizi fotografici, di un futuro nel mondo dello spettacolo. L'esca perfetta per l'ingenuità di quei tempi. Questa terza inchiesta porta inoltre dritti all'Eur, nella macchia buia della Pineta di Castel Porziano, dove il 20 dicembre 1983 – lo stesso anno in cui spariscono Emanuela Orlandi e Mirella Gregori (il 7 maggio) – muore José Garramon, un ragazzino di soli 13 anni, figlio di un diplomatico uruguaiano. José esce di casa per andare dal barbiere all’Eur e finisce steso sull’asfalto a venti kilomteri di distanza. Al buio. Tra i pini. A travolgerlo con il suo furgone Ford Transit è proprio Marco Fassoni Accetti. L'unico reato per cui il fotografo sia mai stato condannato in via definitiva: omicidio colposo e omissione di soccorso.

Un banale incidente, si disse all’epoca. Ma la domanda che oggi tormenta i magistrati è un’altra: come ci era arrivato un bambino di 13 anni da solo in quella pineta isolata? Chi ce lo ha portato e perché? Il sospetto, adesso, è che non sia stato affatto un caso. Che la morte di Garramon non sia un tragico infortunio stradale ma un pezzo dello stesso identico puzzle di cui hanno fatto parte anche Manuela e Mirella. E poi c'è la storia del cimitero del Verano. Nel 2013 Accetti scrisse sul suo blog che la bara di Katty Skerl, la diciassettenne strangolata in una vigna a Grottaferrata nel gennaio del 1984, era stata trafugata, collegando il furto al caso Orlandi. Anche lì, tutti a dargli del pazzo calunniatore. Poi, nel 2022, la Procura aprì il loculo. Vuoto. La bara era sparita veramente. Insomma, Accetti qualcosina la sapeva. Forse non era il regista, forse era solo un manovale, una pedina di un gioco immensamente più grande di lui. Dopo l'audizione fiume di sette ore davanti alla Commissione parlamentare d'inchiesta e la consegna di un memoriale chilometrico, la Procura s’è rimessa al lavoro sul serio. Con le risorse di oggi. Gli strumenti di oggi. E, inutile negarlo, anche con la volontà di oggi (che un tempo non c’era). Non importa se Accetti sia un mitomane o un depistatore di professione. Importa capire in che palude si muovesse. Perché in quella palude, a Roma, negli anni '80, potrebbe non essere sparita solo Emanuela Orlandi.

https://open.spotify.com/show/5T9xxCp5taZVjub6B8YF56

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